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Sulla detrazione Iva carta canta

È legittimo l'accertamento con il quale è stata ritenuta indebita la detrazione dell'Iva sugli acquisti dell'anno precedente, memorizzati dal contribuente su supporto magnetico ma non ancora stampati sui registri cartacei al momento dell'accesso dei verificatori. È quanto ha stabilito la Corte di cassazione nella sentenza n. 22851, depositata ieri, 10 novembre 2010, respingendo il ricorso proposto da una società, vittoriosa nel giudizio di primo grado, ma soccombente davanti alla commissione tributaria regionale del Lazio. In fatto, era accaduto che al momento dell'accesso dei verbalizzanti presso la sede dell'impresa, in data 7/9/2000, il registro acquisti della società risultava stampato solo fino al 31/10/1999, per cui era stata contestata l'indebita detrazione dell'imposta relativa agli acquisti dei mesi di novembre e dicembre 1999. La contestazione si fondava sulla disposizione dell'art. 7, comma 4-ter, del dl n. 357/1994, che nella versione vigente all'epoca considerava regolare la tenuta di qualsiasi registro con sistemi meccanografici, in difetto di trascrizione sui supporti cartacei nei termini di legge, limitatamente ai dati relativi all'esercizio corrente. Secondo la Ctr, la successiva integrazione apportata alla norma dalla legge n. 342/2000, volta ad estendere la previsione di regolarità anche ai dati relativi all'esercizio per il quale non siano scaduti i termini per la presentazione delle relative dichiarazioni annuali, non poteva trovare ingresso nella fattispecie, in quanto era entrata in vigore quando erano oramai scaduti i termini per la presentazione della dichiarazione relativa al 1999 e non conteneva alcuna disposizione atta a sanare irregolarità commesse precedentemente. Il giudice d'appello, inoltre, aveva ritenuto che, contrariamente a quanto asserito dalla società, la violazione commessa non poteva considerarsi meramente formale in quanto aveva inciso sulla base imponibile e sui versamenti dell'imposta.

Nel ricorso alla Corte suprema, la società, premesso che i registri erano stati comunque immediatamente stampati a richiesta dei verificatori, aveva sostenuto che con la modifica apportata all'art. 7 citato, la regolarità dei registri su supporti meccanografici era stata estesa all'esercizio per il quale non fossero scaduti i termini per la presentazione delle relative dichiarazioni e che, per l'anno 1999, tali termini non erano scaduti alla data dell'accesso dei verificatori; inoltre, nessuna norma prevede comunque l'indetraibilità dell'Iva emergente dalle fatture passive registrate solo su supporti informatici, atteso che il citato art. 7, comma 4-ter, ha assimilato ad ogni effetto i registri cartacei a quelli tenuti con altri sistemi, fissando solamente un termine per la stampa al fine di rendere i dati non modificabili in vista dei controlli. L'inosservanza del termine, dunque, avrebbe potuto comportare tutt'al più l'applicazione di una sanzione fissa per l'irregolarità contabile, ma non incidere sul diritto alla detrazione. Le ragioni della società non sono però state accolte dal giudice di legittimità. Nella sentenza, la Cassazione ha anzitutto rilevato che le modifiche apportate all'art. 7, comma 4-ter, dalla legge n. 342/2000 sono entrate in vigore successivamente alla scadenza dei termini per la presentazione delle dichiarazioni relative al 1999, e che la predetta legge non è retroattiva e non contiene disposizioni transitorie volte a sanare irregolarità pregresse. Posto, dunque, che nella fattispecie è applicabile la precedente versione dell'art. 7, comma 4-ter, la Corte ha osservato che tale disposizione considera regolare la tenuta dei registri meccanografici, pur in difetto di trascrizione cartacea, soltanto relativamente ai dati dell'esercizio corrente e alla condizione che i dati risultino aggiornati e vengano stampati immediatamente a richiesta. Nella fattispecie, è pacifico che il primo presupposto non sussiste, in quanto i dati non trascritti si riferivano all'anno precedente. Ne discende che i dati non possono considerarsi registrati, circostanza che comporta, spiega la Corte, l'esclusione del diritto alla detrazione senza che occorra una espressa previsione normativa in tal senso.


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