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Il lavoro va liberato dalle zavorre

del 10/11/2010
di: di Marco Paolo Nigi segretario generale Confsal
Il lavoro va liberato dalle zavorre
Liberare il lavoro dall'oppressione fiscale e dall'illegalità dilagante è, oggi in Italia, la questione più rilevante. Come sappiamo, con la grande crisi tutti i paesi hanno dovuto dimensionare l'intervento di finanza pubblica tenendo conto del proprio debito pubblico e, in Europa, del rispetto dei parametri dell'Unione. Le opzioni sono andate da politiche più o meno espansive, funzionali al contenimento della recessione e alla ripresa della crescita, a politiche di rigore con interventi di sostegno sociale finanziariamente compatibili. Purtroppo, è risultato carente il coordinamento internazionale delle politiche economico-sociali, mentre era auspicabile che i rimedi fossero realizzati secondo percorsi politici comuni o almeno paralleli.

Il governo italiano, condizionato da un pesante debito pubblico e da un'impressionante economia illegale, ha adottato interventi tendenti ad arginare gli effetti più “socialmente insostenibili”. Questa scelta, che non ha certo accelerato l'uscita dalla recessione, oggi non può sostenere la ripresa della crescita. Proprio attorno a questo punto ruota la nostra analisi e da essa partono le nostre proposte.

L'Italia ha costruito la propria economia sul valore del lavoro qualificato e creativo e su una consistente rete di imprese medio-piccole legali, laboriose e virtuose, nonostante il fardello dell'economia irregolare. Essa deve, oggi più che mai, puntare su questi fattori positivi ma decidendosi una volta per tutte a sanare pesanti storture e a eliminare paralizzanti anomalie. Economia e politica facciano sistema per attrarre investimenti produttivi anche esteri e per scongiurare delocalizzazioni, mettendo al primo posto nella costruzione di questa attrattività un nuovo fisco che non opprima il lavoro e l'impresa.

La scala delle priorità politico-sindacali

Per incoraggiare gli investimenti e rilanciare l'occupazione la Confsal ritiene indispensabile puntare su politiche capaci di:

- sollevare il lavoro dal peso fiscale, insostenibile sul piano della giustizia sociale e fortemente condizionante l'economia competitiva dell'impresa legale;

- attuare l'accordo governo-parti sociali del gennaio 2009 sul nuovo modello contrattuale, puntando su produttività e premialità del lavoro e sulla defiscalizzazione delle retribuzioni accessorie;

- contrastare ogni forma di precarietà sia nel settore privato che in quello pubblico;

- creare un organico e compiuto sistema di sicurezza del lavoro pareggiando i più avanzati sistemi dell'Eurozona;

- rendere legale e sicuro il lavoro, ovvero fare emergere il lavoro sommerso, creare condizioni di sicurezza, contrastare l'elusione contributiva, gli appalti illeciti, il lavoro irregolare degli immigrati, il lavoro minorile e vigilare sull'inserimento lavorativo dei disabili;

- sostenere le competenze innovative con politiche formative “moderne” e sistematiche, costruendo un'offerta di lavoro che corrisponde alla domanda dell'impresa.

A nostro parere, queste e altre istanze possono trovare piena e completa risposta nell'attuazione del Piano triennale del lavoro Liberare il lavoro per liberare i lavori presentato qualche mese fa dal ministro Sacconi.

La Confsal, che ha sottoscritto l'accordo sul “nuovo” modello contrattuale fra governo e parti sociali del gennaio 2009, sta facendo il possibile affinché il Piano sia tradotto quanto prima in fatti concreti. Certo, non si può dire che gli ultimi mesi dell'azione governativa siano stati fruttuosi in tal senso. Intanto, sul fronte delle politiche fiscali il governo non è andato oltre l'autorevole annuncio del ministro dell'economia, Giulio Tremonti, di una riforma fiscale organica, adeguata all'attuale e prospettico sistema economico e al nuovo universo del lavoro e delle professioni.

I punti qualificanti di un'equa riforma fiscale

Al fine di favorire il processo riformatore la Confsal ha stilato una propria proposta articolata per punti irrinunciabili e obiettivi differenziati a seconda delle compatibilità finanziarie. Si tratta di un “manifesto” che interpreta e sintetizza la legittima domanda dei lavoratori e dei pensionati e prefigura una riforma socialmente equa, giusta e funzionale alla ripresa dell'economia.

La realizzazione di una riforma costruita sui punti presentati qui accanto, e con al centro il lavoro, produrrebbe equità fiscale e anche crescita economica, per gli effetti positivi sulla domanda interna. Così, un sistema fiscale disorganico e frutto di una serie infinita di interventi legislativi, che opprime il lavoro, favorisce le speculazioni finanziarie e non colpisce adeguatamente i consumi voluttuari e di lusso, potrebbe lasciare il campo a un sistema organico, moderno ed efficace, in grado di “produrre” giustizia sociale e di assicurare alle istituzioni un'efficiente leva fiscale in funzione dello sviluppo. Del resto, noi della Confsal sosteniamo da sempre che un corretto rapporto lavoro-fisco generi crescita occupazionale.

Purtroppo, lo “schema di decreto legislativo” approvato dal consiglio dei ministri del 7 ottobre scorso – che stabilisce l'autonomia di entrata per le regioni a statuto ordinario e per le province, nonché i costi e i fabbisogni standard nella sanità - , solleva forti preoccupazioni proprio in relazione a quanto sostenuto sull'urgenza di un'organica riforma fiscale.

Troppo fisco, poco lavoro

È quasi inevitabile dire che oggi in Italia c'è troppo fisco e poco lavoro. Troppo fisco? In effetti sarebbe meglio dire che il fisco pesa per intero sulle spalle di una sola parte dei lavoratori, di sicuro su quelle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati che non possono evadere. Poco lavoro? Anche volendo affermare che a fronte di una situazione italiana relativamente “meno pesante” di altre, il tasso nazionale medio delle disoccupazione in Italia non è comunque determinabile con alta attendibilità per l'incidenza di un'estesa economia irregolare e di un'ampia diffusione del lavoro sommerso. Allo stesso modo, il precario trend occupazionale non è soltanto l'effetto di una crescita lieve, ma anche dell'immane dimensione del lavoro sommerso, oltre che degli investimenti orientati su cicli produttivi fortemente automatizzati. Dunque, ciò che per un verso sembra salvare la nostra economia, la presenza del lavoro sommerso, si ritorce contro di essa, affonda o deprime il nostro paese su tutti i piani, compreso quello del confronto internazionale.

L'alta tassazione del lavoro privato e pubblico

A questo punto è opportuno fare una precisazione importante: l'alto costo del lavoro in Italia sembra riguardare solo il settore privato. Non c'è chi non capisca le difficoltà di essere un imprenditore qui da noi, difficoltà tra l'altro aumentate con la crisi. Ma anche il settore pubblico soffre allo stesso modo del costo troppo alto del lavoro, solo che in questo caso chi tassa e chi prende i soldi della tassazione è lo stesso datore di lavoro, lo Stato. Eppure che differenza di considerazione tra le due tipologie di lavoro e di lavoratori! Nel primo caso sono giuste le lamentele degli imprenditori e dei lavoratori (e ci mancherebbe altro!), nel secondo caso il lavoro costa troppo per colpa dei lavoratori stessi. Per concludere, occorre liberare il lavoro anche da questa ingiusta discriminazione, terreno su cui proliferano superficialità, scarsa considerazione ed errate analisi. Per non parlare delle conseguenti ricette politiche.

Guardando a questi anni, va detto che l'evoluzione normativa, dalla legge Treu alla riforma Biagi, ha concorso a liberare parzialmente il lavoro da fattori che ne impedivano lo sviluppo. Che il fenomeno sia stato positivo è provato dall'andamento “storico” dell'occupazione degli anni immediatamente ante-crisi. In seguito, la recessione ha avuto l'effetto di invertire il trend positivo riportando la disoccupazione a livelli preoccupanti, e nelle aree deboli, insostenibili. Ora il governo è obbligato a riprendere il percorso ante-crisi. Secondo noi, il Piano triennale per il lavoro – opportunamente integrato da paralleli e convergenti provvedimenti fiscali riguardanti il lavoro e le imprese - può dare quelle risposte concrete che tutti ci aspettiamo, in particolare quella sulla stabilizzazione del lavoro per eliminare l'insostenibile precarietà, sia nel settore privato che in quello pubblico.

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