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Ispezioni bloccanti

del 10/11/2010
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Ispezioni bloccanti
Il contribuente non può aderire al ravvedimento operoso dopo che sono già state fatte dal fisco verifiche e ispezioni.

Lo ha stabilito la Cassazione che, con ordinanza 22781 del 9/11/2010, ha accolto il ricorso dell'amministrazione. A essere interpretato l'art. 13 del dlgs 472/97 che, ha scritto la sezione tributaria, «subordina il ravvedimento operoso al fatto che non siano stati iniziati accessi, ispezioni verifiche o altre attività amministrative di accertamento». In altri termini l'adesione al ravvedimento è illegittima nel caso in cui le sanzioni sia state pagate dopo l'ispezione. La vicenda prende le mosse da un accertamento Iva. L'azienda aveva corrisposto le sanzioni in misura ridotta dopo un'ispezione della Gdf. Aveva quindi aderito al ravvedimento operoso. Ma l'ufficio delle Entrate aveva negato il diritto alla procedura dal momento che, aveva sostenuto, l'ispezione era già stata fatta presso la sede aziendale. Contro questo provvedimento la società ha presentato ricorso di fronte alla Commissione tributaria provinciale di Torino e aveva perso. Le cose erano cambiate in appello. In particolare i giudici avevano accolto il ricorso della contribuente. Poi di nuovo un altro epilogo in Cassazione, su una questione di diritto che è, a questo punto, tutt'altro che chiara. La sezione tributaria ha infatti accolto il ricorso del fisco e ha deciso nel merito chiudendo la vicenda con una vittoria netta dell'amministrazione finanziaria. Insomma ora la società oltre a perdere i benefici riservati ai contribuenti che aderiscono al ravvedimento operoso dell'Iva, dovrò anche farsi carico, a questo è stata condannata dal Collegio di legittimità, alle spese del giudizio in Cassazione, oltre 3 mila euro.

Ma questo non è l'unico paletto fissato dalla sezione tributaria negli ultimi anni. Nel 2008, la Suprema corte di cassazione, con la sentenza numero 20618, escluse l'applicabilità del ravvedimento operoso in caso di omessa dichiarazione. In particolare in quelle motivazioni si legge che «in materia di Iva, l'istituto del ravvedimento operoso previsto dall'art. 48 dpr 26 ottobre 1972, n. 633 (applicabile nella fattispecie «ratione temporis»), si riferisce ai casi di dichiarazione lacunosa o irregolare, prevedendo la possibilità per il contribuente di rettificare una dichiarazione già presentata al fine di sanare le omissioni o le irregolarità relative a operazioni imponibili comportanti variazioni in aumento, al fine di ottenere un regime sanzionatorio più favorevole di quello ordinario che si applicherebbe a seguito dell'eventuale accertamento, ma non consente di sanare l'illecito tributario nel caso di omessa dichiarazione».

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