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Federalismo, sui fabbisogni il Fli ago della bilancia

del 10/11/2010
di: La Redazione
Federalismo, sui fabbisogni il Fli ago della bilancia
Sarà il federalismo fiscale il primo banco di prova per la tenuta della maggioranza. Oggi in commissione bicamerale ci sarà il voto sul parere relativo allo schema di decreto legislativo in materia di fabbisogni standard di comuni e province. E decisivo sarà il senatore finiano (e presidente della commissione finanze di palazzo Madama) Mario Baldassari, vero ago della bilancia, in grado, in caso di voto con l'opposizione, di far andare sotto il governo (16 a 14). Per il monento Baldassari lascia trapelare poco o nulla. E se da un lato esprime apprezzamento per come è stato condotto l'iter in commissione, dall'altro non manca di sottolineare come fino a questo momento il federalismo sia «una architettura senza la pietra d'angolo anche perché la riforma non si conclude con la fase dei decreti delegati».

Chi si aspetta un atto di coraggio di Baldassari è Francesco Boccia, coordinatore delle commissioni economiche del Pd alla camera «A questo punto noi confidiamo nelle scelte dei finiani, in Bicamerale il loro voto sarà decisivo per evitare i pasticci del governo».

Al momento sul tavolo ci sono due pareri, uno di maggioranza, a firma del relatore Antonio Leone (Pdl), e uno di opposizione, a firma di Marco Stradiotto (Pd). Due testi divergenti in molti punti, a cominciare dalle procedure di controllo sul calcolo dei fabbisogni che sarà svolto dalla Sose (la società che elabora gli studi di settore). Il Pd insiste sulla necessità di un maggiore coinvolgimento del parlamento e della Ragioneria dello stato e propone di rendere obbligatoria la collaborazione tra la Sose, l'Istat e la Rgs. Nel testo del Pdl, invece, sarà la Sose a decidere se avvalersi o meno della collaborazione dell'Istat.

Un'altra differenza riguarda la tabella di marcia. Nel testo del Pdl si prevede l'entrata a regime dei fabbisogni standard per tutte le funzioni fondamentali nel 2017. Mentre in quello del Pd, si lascia di fatto la tabella di marcia prevista nel decreto originale con i fabbisogni per tutte le funzioni fondamentali che diventeranno pienamente operativi nel 2016. E ancora, il parere di Antonio Leone propone di escludere dal processo di determinazione dei fabbisogni standard gli enti locali delle regioni a statuto speciale. Un trattamento differenziato che invece non si ritrova nel testo del Pd e contro cui si scaglia il presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione convinto che questo distinguo rischi «come affermato dalla stessa Copaff, di dare il via ad un federalismo fortemente mutilato, escludendo di fatto una parte importante del paese dalla riforma».

Un aspetto su cui i due pareri sostanzialmente convergono (a parte piccole differenze sui tempi) riguarda invece l'approvazione delle metodologie utilizzate per la determinazione dei fabbisogni. Che dovranno essere sottoposte alla commissione tecnica paritetica per il federalismo e alla Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica quando verrà istituita. Le metodologie si intenderanno approvate decorsi 15 giorni (30 per il Pd) dal ricevimento. I risultati saranno trasmessi dalla Sose alle Finanze e successivamente alla Ragioneria. I fabbisogni standard per ciascun comune e provincia saranno adottati con dpcm, sentita la Conferenza Stato-Città, previa verifica da parte della Rgs. Nel testo del Pdl si prevede che, trascorsi 15 giorni senza che la Stato-città si pronunci sul dpcm, questo venga trasmesso al parlamento per ricevere il parere da parte della Bicamerale sul federalismo.

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