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Dopo lo scudo fiscale tanti bond

del 09/11/2010
di: di Gabriele Frontoni
Dopo lo scudo fiscale tanti bond
Dopo lo scudo fiscale tanti bond, polizze vita e fondi investimenti. E poco mattone. L'amnistia concessa dal governo tra il 2009 e il 2010 ai detentori di fondi neri all'estero si è tradotta in un successo per le casse dello Stato che hanno potuto contare su un extra gettito di 5,6 miliardi di euro. Ma che fine ha fatto il malloppo da 104 miliardi di euro riportati alla luce dal popolo di evasori? Il grosso della torta, secondo quanto emerge da un'inchiesta condotta da ItaliaOggi tra i gestori finanziari, è rimasto nei forzieri delle banche, prendendo la forma di bond, polizze vita o fondi di investimenti. Mentre soltanto le briciole sono confluite ad alimentare il sistema produttivo italiano tramite operazioni di ricapitalizzazione delle imprese. E cosa dire del mattone? Se gli scudi 2001-2003 avevano contribuito a fare la fortuna del mercato italiano del real estate, questa volta le cose sono andate diversamente, complici anche i timori per una contrazione delle quotazioni immobiliari. I dati dell'Agenzia del territorio parlano chiaro. Nel corso del 2002, terminato il primo scudo fiscale, il numero di compravendite di abitazioni in Italia è balzato a quota 762 mila rispetto alle 681mila dell'anno precedente, mentre tra il 2003 e il 2004, a ridosso del secondo scudo, le compravendite sono salite di oltre 40 mila unità raggiungendo gli 804 mila rogiti dai 763 mila dell'anno precedente. Voglia di casa, dunque, ma anche fiducia nella crescita delle quotazioni in un periodo in cui il mattone sembrava destinato a non perdere mai di valore. E oggi? Il tesoretto da 95 miliardi di euro portato alla luce nel 2009 non si è tradotto in quel boom di compravendite sperato dagli operatori. Lo scorso anno, le transazioni immobiliari sono, infatti, calate di oltre il 10% portandosi a 609 mila rispetto alle 687 mila del 2008. Ma dove sono finiti, allora, i soldi rientrati? «Mentre negli scudi precedenti l'utilizzo dei capitali scudati ha riguardato in alcuni casi operazioni immobiliari, nel recente scudo questo tipo di utilizzo è stato marginale e i fondi sono stati diretti verso investimenti di natura finanziaria. In un primo momento, i rimpatri si sono indirizzati prevalentemente verso strumenti di liquidità», ha confermato Andrea Jesi Ferrari, responsabile Private Banking di Cassa Lombarda forte di una raccolta di 500 milioni di euro. Con il miglioramento dello scenario economico, le allocazioni hanno privilegiato invece strumenti e investimenti capaci di offrire ritorni più interessanti. «L'attenzione degli investitori si è concentrata su titoli governativi e corporate euro con scadenze contenute, prodotti specializzati su obbligazioni dei mercati emergenti in valuta locale, flessibili con obiettivi di rendimento assoluto». Marginale, invece, la componente azionaria concentrata per lo più sull'area europea ed emergente. «I capitali scudati sono stati investiti in vari strumenti finanziari e in particolare nelle gestioni patrimoniali», ha confermato Paolo Molesini, numero uno di Intesa Sanpaolo Private Banking, unico tra gli intervistati ad aver rilevato importanti flussi di capitali andati a finanziare le aziende di famiglia. Diversa la posizione di Deutsche Bank secondo cui, fatta eccezione per il grosso della torta, finito ad alimentare le gestioni patrimoniali, una piccola parte del tesoretto scudato sarebbe defluito verso il mondo del private equity in cui la banca e clienti diventano soci di un'operazione commerciale come ad esempio quelle di natura immobiliare. «I clienti che hanno scudato hanno una propensione al rischio molto bassa per i capitali che hanno fatto rientrare dall'estero», ha spiegato Luca Caramaschi, responsabile Private Wealth Management di Deutsche Bank in Italia. «Abbiamo quindi consigliato loro una linea conservativa privilegiando soprattutto fondi comuni d'investimento, obbligazioni strutturate, fondi alternativi e consulenza. Ma senza rinunciare a opportunità di guadagno rappresentate dall'azionario, dagli hedge fund e dal private equity, in una percentuale non superiore al 25% del portafoglio». Pochi, dunque, quelli che hanno preferito portare a casa il tesoretto e gestirlo personalmente. «Non abbiamo notato particolari differenze nel nostro asset book a livello di prelievi nel corso di quest'anno, rispetto agli anni precedenti», ha spiegato Ferruccio Ferri, presidente di Ubs Fiduciaria e responsabile prodotti d'investimento e servizi di Ubs (Italia) che grazie allo scudo ha gestito rimpatri e regolarizzazioni per ben 9,5 miliardi di euro. Secondo Ferri, il trend di prelievi di Ubs è risultato infatti in linea con lo storico del mercato italiano. Situazione molto simile in casa Bnl Bnp Paribas che nel periodo dello scudo ha gestito 2 miliardi di euro tra regolarizzazioni e rimpatri. «L'amnistia ha rappresentato un'occasione per ridefinire l'asset allocation della nostra clientela in linea con la crisi dei mercati», hanno fatto sapere da Bnl secondo cui il timore mostrato dagli investitori a ridosso delle turbolenze dei mercati si è tradotto nella scelta di strumenti più liquidi e facilmente smobilizzabili come azioni o titoli di stato. Senza trascurare le polizze previdenziali, che hanno registrato un forte aumento dei volumi.

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