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Questa volta paga l'Inps

del 05/11/2010
di: di Dario Montanaro
Questa volta paga l'Inps
Probabilmente una sentenza di questo tipo, con una condanna di un ente pubblico al risarcimento dei danni materiali e morali a favore di un impresa, rappresenta il sogno segreto di ogni piccolo imprenditore e di conseguenza di ogni consulente del lavoro che assiste le piccole e medie imprese. Infatti il Gdp di Brindisi con sentenza n. 1415/08 (avvocato F. Leo) ha condannato la sede Inps di Brindisi al pagamento della somma di euro 955,38 a titolo di rimborso delle spese sostenute dall'azienda per farsi assistere in un giudizio penale causato dalle mancanze dell'Inps, poiché non aveva segnalato all'a.gg. l'avvenuto pagamento dei contributi a carico dei dipendenti. Inoltre lo stesso giudice con la medesima sentenza ha condannato, l'Inps, al pagamento di ulteriori 400,00 euro per il danno morale subito. La questione, espressa così in breve, potrebbe sembrare il preludio di quello che presto potrebbe succedere con l'avvio di una serie di azioni legali a carico dell'istituto che l'Ancl sta proponendo in diverse sedi locali offrendo anche l'affiancamento di uno studio legale disponibile a studiare le pratiche e sostenere l'azienda ed il consulente del lavoro. Pare evidente infatti che, in maniera assolutamente improvvida, superficiale e inattendibile l'Inps trasferisce al sistema giudiziario ed al sistema di recupero esecutivo tutte le partite e le somme per le quali ritiene a torto o a ragione di essere creditore nei confronti delle aziende. La questione specifica rappresenta un classico caso di inefficienza dell'istituto previdenziale alla quale (purtroppo) molte aziende e molto Consulenti del lavoro sono praticamente abituati! Infatti nei nostri studi sono sempre più all'ordine del giorno le richieste dell'Inps attraverso le quali ci vengono: notificate presunte scoperture; richiesti documenti già inviati telematicamente, richiesti ricevute di pagamenti già effettuati con f24 on line etc., tutto questo viene sollecitato in virtù di lodevoli forme di «COLLABORAZIONE» fra istituto e categoria. La sentenza è relativa a una piccola impresa nel dicembre 2004 aveva ricevuto una visita ispettiva da parte di un funzionario del reparto vigilanza dell'istituto ed attraverso il verbale ispettivo era stata diffidata a provvedere al pagamento delle quote a carico del dipendente entro il termine previsto di tre mesi. L'impresa provvedeva immediatamente al pagamento delle quote e notificava l'avvenuto pagamento alla sede Inps, di conseguenza l'impresa riteneva di essere regolare ma, nel mese di marzo 2006, le veniva notificato un avviso di conclusione delle indagini per il reato commesso nel mese di dicembre 2004 in ordine al reato di cui all'art. 2 della legge 638/1983 per aver omesso di versare le ritenute previdenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori. Di conseguenza l'imprenditore si era visto costretto a rivolgersi ad un legale per condurre la propria difesa in ambito penale e pertanto aveva dovuto sperperare danaro per farsi difendere in un giudizio che non sarebbe proprio dovuto nascere e dal quale chiaramente è stato completamente prosciolto. Fin qui la questione poteva rappresentare una storia di ordinaria e folle burocrazia, ma allo stesso tempo l'impresa non riusciva a mandare giù il fatto che, nonostante tutti gli sforzi posti, avesse dovuto subire in ingiusto processo per un reato che era assolutamente indecoroso e pertanto, su suggerimento del fidato consulente del lavoro e con la disponibilità degli avvocati associati allo studio, ha deciso di citare la sede Inps per danni materiali e morali subiti. In seguito, valutata la questione con il legale esperto in materia civile e previdenziale ha proceduto con il giudizio contro l'Inps. Chiaramente i legali dell'istituto hanno cercato di sostenere che i funzionari dell'ente non avessero alcuna colpa, che l'azienda non aveva utilizzato una corretta modalità di pagamento (falso), etc, omettendo chiaramente di affermare che la sede aveva completamente dimenticato di avvisare l'Aa.gg. che l'impresa aveva provveduto al pagamento delle quote nei termini previsti e pertanto il reato si era estinto in ossequio alle vigenti previsioni normative. L'attento giudice ha valutato come pretestuose le difese proposte dall'Inps e ha condannato l'eccessiva BUROCRATIZZAZIONE dei rapporti tra enti pubblici e cittadini che espone questi ultimi a gravi rischi economici e di immagine, soprattutto quando, come nel caso che ci occupa, l'ente è nelle condizioni di superare l'ostacolo burocratico con un attenta valutazione del caso. Da tali valutazione deriva la condanna dell'Inps sia al ristoro dei danni materiali realmente subiti e sia al riconoscimento di uno specifico danno morale a favore dell'imprenditore. Concludendo, vorrei provare ad immaginare che cosa potrebbe succedere se noi consulenti del lavoro ci organizzassimo (magari attraverso l'Ancl) e proponessimo alle imprese di citare in giudizio l'Inps per tutti i danni materiali e morali che le imprese sono costrette a subire per l'incapacità dei funzionari dell'istituto e l'inefficienza delle procedure gestite dall'Inps. Io credo che i risultati sarebbero molto interessanti e potrebbero aiutare le imprese ed i consulenti nella ricerca (oppure ricostruzione) dello stato di diritto.
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