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Commercialisti ai ferri corti con Alfano

del 05/11/2010
di: La Redazione
Commercialisti ai ferri corti con Alfano
Ii commercialisti schierati contro Alfano. Per i sindacati di categoria i decreti di accreditamento all'elenco dei soggetti abilitati a partecipare alle piattaforme europee sulle professioni (come previsto dall'articolo 26 del dlgs 206/2007) sono «il riconoscimento» di una serie di caratteristiche dell'attività svolta da professionisti privi di albo e quindi senza un percorso formativo chiaro e sottoposto ad esame di stato. Non sono quindi bastati i chiarimenti del ministero della giustizia alle associazioni (amministratori di condominio, grafologi e interpresti) circa l'assenza di un procedimento di regolamentazione in atto a calmare le acque.

I sindacati dei dottori commercialisti e degli esperti contabili restano sul piede di guerra sui decreti che riguardano soprattutto i tributaristi. «Mi sembra chiaro che non c'è il coraggio di dire ciò che in realtà sta accadendo», afferma il leader dei giovani dell'Ungdcec, Luigi Carunchio. «Gli uffici del ministero stanno infatti agendo in modo differente rispetto a ciò che il ministro Alfano ha affermato ai nostri congressi. Lettera o meno, si tratta di un riconoscimento di sostanza». Sulla stessa linea Raffaele Marcello, presidente dell'Unagraco. «Siamo in evidente imbarazzo», dice, «e non riusciamo a capire le motivazioni di quanto sta facendo il ministero. La lettera è semplicemente una giustificazione di una decisione che vogliono portare avanti. È in atto uno scollamento sempre maggiore tra il governo e le attività professionali, in particolare quella dei commercialisti. Dal punto di vista politico, quindi, ci sono delle distanze che vanno colmate al più presto». Secondo Vilma Iaria, presidente dell'Adc, invece, «bisogna valutare se impugnare o meno i decreti che arriveranno. Sarà anche necessario, però, vedere quali associazioni verranno riconosciute, se sono qualificate o meno».

«Mi auguro che Alfano riesca a gestire realmente questa problematica», aggiunge Giuseppe Pozzato, presidente dell'Anc, «ossia che questi decreti non siano il preludio a un riconoscimento vero e proprio. Certo, la preoccupazione resta forte, dal momento che le professioni regolamentate vanno tutelate, altrimenti resteremo sempre lontani anni luce dall'Europa nel gestire una realtà sociale degna di questo nome». Anche secondo Marco Cuchel della Fondazione commercialisti italiani (che venerdì 12 novembre affronterà la questione al convegno di Pisa con la politica), «le motivazioni del ministero non sono sufficienti, dato che comunque si sta portando avanti un riconoscimento di fatto. Le associazioni dei tributaristi, una volta inserite nell'elenco, avranno infatti un riconoscimento a livello europeo. E il problema è che impatteranno negativamente sulla nostra professione, con una sovrapposizione di ruoli inopportuna. Ci vuole comunque una regolamentazione del mercato, altrimenti si creerà solo confusione per l'utente. Questo riconoscimento insomma deve essere collegato al più presto con una riforma organica del mondo delle professioni».

Sul piede di guerra anche l'Andoc. «Mi sembra la classica cosa all'italiana», lamenta il presidente Riccardo Losi, «dove da un lato si concede spazio, dall'altro si cerca di tornare indietro per non fare torto a nessuno. La nostra posizione è chiara, per svolgere un certo tipo di professione, al servizio della collettività e con un riconoscimento istituzionale, si deve aver maturato un percorso formativo degno, senza scorciatoie o sotterfugi. O si dà dignità istituzionale alla professione, riconoscendo solo i professionisti che hanno maturato un ciclo universitario, un tirocinio e un esame di stato, oppure si cerca di accontentare tutti a discapito, però, della credibilità nei confronti dei cittadini». Sulla stessa linea l'Aidc. «Mi auguro», spiega il numero uno Marco Rigamonti, «che il ministro non firmi il decreto di riconoscimento delle associazioni appartenenti alla categoria che ci riguarda. Sarebbe infatti un modo surrettizio per poter ricomprendere nella nostra categoria dei lavoratori autonomi che nulla hanno a che fare con la professione di commercialista, garantita da regole precise dettate da un ordine».

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