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Bon ton negli accertamenti fiscali

del 05/11/2010
di: di Valerio Stroppa
Bon ton negli accertamenti fiscali
Accertamenti non ad ogni costo, ma di qualità e orientati alla correttezza e alla trasparenza. Se da una verifica non emergono fatti concreti da contestare, i funzionari del fisco non devono appigliarsi a «pseudoinfrazioni formali», andando a cercare il cavillo per poter in ogni caso procedere a una rettifica solo per evitare che il controllo possa apparire infruttuoso. Perché «se il contribuente ha dato prova sostanziale di buona fede e di lealtà nel suo rapporto con il Fisco, ripagarlo con la moneta dell'accanimento formalistico significa venire meno a un obbligo morale di reciprocità». A delineare questo lato umanizzato e comprensivo del fisco è il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, nella nota prot. 2010/153551 del 29 ottobre 2010 inviata ai direttori centrali e regionali, quindi di fatto a tutto il personale dell'Agenzia.

Un messaggio, quello di Befera, inappuntabile dal punto di vista del contribuente, il quale invece spesso si trova a lamentare situazioni in cui gli uffici forzano la mano nelle verifiche per raggiungere il «budget» di recupero pre-assegnato (si veda, sul punto, il sondaggio effettuato tra i dottori commercialisti pubblicato su ItaliaOggi Sette del 25 ottobre scorso). La missiva del direttore, invece, è basata su due concetti centrali, vale a dire correttezza ed efficienza. Dopo aver stigmatizzato la cultura di un Paese in cui notoriamente è sentimento diffuso quello per cui «rispettare le regole non conviene» e ricordato i rilevanti risultati raggiunti finora – frutto dell'impegno e della professionalità del personale delle Entrate –, Befera sottolinea che il problema principale dell'evasione fiscale non è tanto il suo (comunque elevatissimo) livello, bensì il fatto che «ne venga generalmente percepita poco, o comunque non a sufficienza, la gravità».

L'Agenzia delle entrate rappresenta lo Stato nell'esercizio di una delle sue funzioni più autoritarie, quella del prelievo fiscale, e le azioni messe in campo a tale scopo devono consentire «il rispetto e la fiducia che i cittadini devono all'istituzione di cui siamo rappresentanti», si legge nella lettera.

Tuttavia, mediante comportamenti vessatori o comunque percepibili come poco corretti da parte dei cittadini, il rapporto tra contribuenti e fisco rischia di peggiorare. Questo vuol dire, rileva Befera, «che l'obiettivo di acquisire gettito per l'Erario non deve mai tradursi in comportamenti che abbiano fondato motivo di essere percepiti come frutto di arroganza o come manifestazione di atteggiamenti di sopruso». Ecco, quindi, che la nota elenca le azioni che i funzionari dell'amministrazione finanziaria devono evitare per non essere controproducenti rispetto al vero obiettivo primario dell'Agenzia, che è quello di favorire la tax compliance, ossia l'adesione spontanea agli obblighi tributari. Il direttore cita, come esempi, la richiesta o l'imposizione di adempimenti inutili o ripetitivi, la mancata e/o intempestiva concessione di un rimborso o di uno sgravio sulla cui spettanza non emerge alcun dubbio, oppure la presentazione di proposte di concordato in sede di accertamento con adesione a mo' di «minaccioso ultimatum» e non nell'ottica «di una corretta e civile dialettica tra le parti».

L'indicazione di Befera si fa quindi ancora più chiara: «se un accertamento non ha solido fondamento, non va fatto», altrimenti si rischia di andare nella direzione opposta rispetto a quella che consente di «guadagnare la fiducia e il rispetto dei contribuenti».

Parola, insomma, che non possono non essere condivise dalla vastissima platea formata tanto dai contribuenti quanto dai professionisti, che con cadenza pressoché quotidiana lamentano invece atteggiamenti di chiusura da parte degli uffici, scarsa comprensività ed eccessivi di zelo nell'emettere avvisi di accertamento (spesso, come detto, collegando le lamentele all'esistenza di obiettivi minimi di recupero gravanti sugli uffici). Tale aspetto viene trattato anche nella comunicazione, laddove afferma che non possono essere condivisi modi di agire dettati «da una comprensione profondamente distorta della spinta a raggiungere l'obiettivo». Proprio su quest'ultimo punto, la lettera di Befera annuncia ai direttori centrali e ai direttori regionali che i sistemi di incentivazione del personale (quali per esempio le risorse del c.d. «comma 165», ndr) saranno ridefiniti di concerto con le sigle sindacali, e che l'attività di pianificazione e controllo sarà rivista mediante «segnali concreti che scoraggino queste pratiche deteriori e motivino comportamenti virtuosi».

Controlli di qualità, imperniati sulla correttezza, e non, dunque, accertamenti «alla cieca» solo per fare volume, che avranno comunque il compito di garantire all'Agenzia il raggiungimento degli obiettivi di recupero di circa 20 miliardi di euro nel triennio 2011-2013 previsti dal dl n. 78/2010.

Starà ora ai direttori regionali estendere il bon ton del verificatore ai dipendenti degli uffici Entrate, ricordando loro di comportarsi da uomini e di «non mettere il piede sulla faccia» dei contribuenti, come chiosa Befera parafrasando il don Mariano de Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia.

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