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Registrazione in ritardo, detrazione salva

del 04/11/2010
di: Franco Ricca
Registrazione in ritardo, detrazione salva
Il soggetto passivo in possesso dei requisiti sostanziali per esercitare il diritto alla detrazione dell'Iva sugli acquisti non può essere privato di tale diritto nel caso in cui abbia presentato la dichiarazione di registrazione in ritardo, ma entro un termine ragionevole dall'inizio dell'attività. È quanto ha stabilito la Corte di giustizia nella sentenza del 21 ottobre 2010, causa C-385/09.

Il caso oggetto della causa principale. Una società estera, tra febbraio e maggio 2008, aveva acquistato in Lituania beni che aveva esportato fuori della Comunità, senza identificarsi come soggetto passivo in tale stato. Nel successivo mese di agosto la società si registrava come soggetto passivo e chiedeva all'amministrazione lituana il rimborso dell'Iva pagata all'atto dell'acquisto dei beni poi rivenduti in regime di non imponibilità. L'amministrazione rifiutava però il rimborso, a motivo del fatto che i beni erano stati acquistati e rivenduti anteriormente all'identificazione come soggetto passivo. Iniziava così una controversia, nel cui ambito il giudice nazionale, dubitando della correttezza della norma lituana rispetto alla direttiva comunitaria sull'Iva, decideva di sottoporre la questione pregiudiziale alla Corte di giustizia Ue.

La decisione della Corte. Nella sentenza, i giudici di Lussemburgo rilevano anzitutto che la questione va esaminata alla luce del principio secondo cui gli stati membri possono limitare il diritto alla detrazione dell'Iva solo nei casi espressamente previsti dalla direttiva 2006/112, nonché di quello secondo cui, nel contesto del regime dell'inversione contabile, la neutralità fiscale impone di accordare la detrazione dell'Iva se gli obblighi sostanziali sono soddisfatti, anche se taluni obblighi formali sono stati omessi dai soggetti passivi.

Venendo alla fattispecie, la Corte osserva che, in base alle operazioni compiute, è pacifico che la società avesse diritto alla detrazione, il quale nasce quando l'imposta detraibile diventa esigibile. L'esercizio di tale diritto, secondo la direttiva, è subordinato al solo requisito formale del possesso, da parte del soggetto passivo, di una fattura conforme alle indicazioni della direttiva stessa.

Vero è che i soggetti passivi hanno anche l'obbligo di dichiarare l'inizio, la variazione e la cessazione dell'attività; questo obbligo, tuttavia, non autorizza gli stati membri, in mancanza di tale dichiarazione, a posticipare l'esercizio del diritto alla detrazione sino all'inizio effettivo dello svolgimento abituale delle operazioni imponibili oppure a vietare l'esercizio di tale diritto. La Corte ricorda inoltre di avere già dichiarato che gli stati membri, per assicurare l'esatta riscossione dell'imposta ed evitare le frodi, possono adottare provvedimenti che non devono però eccedere quanto necessario allo scopo e non devono mettere in discussione la neutralità dell'Iva. Pertanto, l'identificazione come soggetto passivo non è un atto costitutivo del diritto alla detrazione, che sorge quando l'imposta detraibile diventa esigibile, ma rappresenta un requisito formale a fini di controllo, sicché non si può vietare ad un soggetto passivo di esercitare il proprio diritto alla detrazione a motivo del fatto che non si sia registrato ai fini Iva prima di utilizzare i beni acquisiti nell'ambito della sua attività imponibile.

In tal caso, l'inosservanza dei requisiti formali da parte del soggetto passivo può essere certamente punita con una sanzione amministrativa, in conformità del diritto interno. Inoltre, per assicurare la certezza del diritto, gli stati membri possono imporre un termine ragionevole per l'esercizio del diritto alla detrazione dell'Iva; diversamente, anche l'obbligo per i soggetti passivi di registrarsi ai fini Iva sarebbe svuotato di significato.

Nella fattispecie, tuttavia, la società ha provveduto a registrarsi prima che fossero passati sei mesi dalla realizzazione delle operazioni che davano diritto alla detrazione, termine che può essere ritenuto ragionevole.

A margine della sentenza, va segnalata la conforme pronuncia adottata dall'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 31 del 1° marzo 2005. Nell'occasione, infatti, in relazione al caso di un soggetto estero che aveva effettuato operazioni attive e passive nel territorio dello stato adempiendo all'obbligo di identificazione solo successivamente, l'Agenzia ha dichiarato che, in tale eventualità, il soggetto non residente, al fine di ottenere il rimborso conseguente alla detrazione dell'Iva gravante sugli acquisti, deve dimostrare di avere effettuato tali acquisti in relazione a un'attività economica avviata. L'Agenzia ha quindi precisato che la circostanza che il soggetto si identifichi tardivamente non può pregiudicare l'esercizio dei diritti sostanziali, ferma restando l'applicazione delle sanzioni per le violazioni commesse.

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