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Beni all'estero, niente black list

del 02/11/2010
di: di Giovanni Galli
Beni all'estero, niente black list
Niente comunicazione «black list» per le vendite, fra imprese nazionali e operatori economici di paradisi fiscali, di beni che si trovano fuori dal territorio dello stato. Questo vale anche per le merci che, prima della vendita, sono state collocate dall'impresa nazionale in propri magazzini all'estero, come esito di operazioni assimilate alle cessioni intracomunitarie o di esportazione. In tali casi, infatti, si tratta di cessioni extraterritoriali, non soggette a obbligo di fatturazione e registrazione agli effetti dell'Iva. Intanto va ricordato che oggi scade il termine di trasmissione delle prime comunicazioni, relative al periodo luglio-settembre (sia per i trimestrali che per i mensili); in proposito, con la circolare 54/2010 le Entrate hanno stabilito che, in sede di prima applicazione, non saranno sanzionati gli errori di compilazione delle comunicazioni, purché vengano regolarizzati mediante comunicazioni integrative entro il 31/1/2011. La non punibilità, però, non si estende all'omissione dell'adempimento, per cui è necessario comunque, entro oggi, trasmettere le comunicazioni, ancorché con dati inesatti o incompleti, ai fini della regolarizzazione successiva. Tornando alla questione di apertura, accade abbastanza frequentemente che l'impresa italiana operante sui mercati internazionali, per ragioni logistiche, trasferisca le proprie merci in magazzini all'estero. Questo trasferimento senza vendita, a fini di stoccaggio, se avviene verso un paese extracomunitario dà luogo a una esportazione cosiddetta in franco valuta; verso un paese Ue, invece, si realizza l'ipotesi del trasferimento a se stessi, assimilato alla cessione intracomunitaria ai sensi dell'art. 41, c. 2, lett. c), dl 331/93. In tale secondo caso, dunque, l'impresa italiana dovrà avere preventivamente aperto una posizione Iva, attraverso l'identificazione diretta o mediante un rappresentante fiscale, nello stato membro di destinazione dei beni, in modo da realizzare, con tale posizione, una cessione intracomunitaria non imponibile in Italia e uno speculare acquisto intracomunitario imponibile nel paese di destinazione. Allorquando, successivamente, l'impresa nazionale procederà alla vendita dei beni collocati all'estero, effettuerà una cessione estranea alla sfera dell'Iva italiana per difetto del requisito territoriale, ai sensi dell'art. 7-bis, c. 1, del dpr 633/72. Se al momento della cessione i beni si trovano in un altro stato membro, l'operazione si configura come una cessione territoriale in tale stato membro, dove dovranno essere osservati gli adempimenti in materia di Iva, mentre nessun adempimento, ai fini dell'imposta, dovrà più essere osservato nel territorio nazionale. Analogamente (e a maggior ragione), nessun adempimento Iva nazionale sussiste se i beni, al momento della cessione, si trovano invece in un paese terzo (cfr. la risoluzione 58/2005 dell'Agenzia delle entrate). In questi casi, l'obbligo della comunicazione delle operazioni con partner di paesi «black list» non potrà trovare ingresso. L'adempimento, infatti, come emerge dall'art. 1, dl 40/2010 e dal dm 30/3/2010, e come confermato dalle Entrate con la recente circolare 53/2010, ha per oggetto:

- a decorrere dal 1° luglio, le operazioni rilevanti ai fini dell'Iva, anche se non soggette all'imposta per difetto di territorialità, per le quali sussista l'obbligo di registrazione;

- a decorrere dal 1° settembre 2010, in base all'estensione disposta dal decreto ministeriale 5 agosto 2010, le prestazioni di servizi non territoriali, anche in assenza dell'obbligo di registrazione.

Atteso, dunque, che detta estensione riguarda soltanto le prestazioni di servizi, resta fermo che, per le cessioni di beni, l'obbligo di comunicazione scatta soltanto in presenza dell'obbligo di registrazione dell'operazione ai fini Iva. Tale obbligo, in relazione alle cessioni di beni non territoriali, in base all'art. 21, c. 6, dpr 633/72 sussiste soltanto per le cessioni di beni in transito (le cessioni di beni che si trovano in luoghi soggetti a vigilanza doganale sono oramai territoriali), mentre non sussiste per le cessioni di beni che si trovano all'estero. Inoltre, se la cessione è effettuata in un altro stato membro dell'Ue, gli obblighi Iva dovranno essere assolti dal cedente in detto stato, avvalendosi della posizione ivi accesa direttamente o mediante rappresentante fiscale. Si può concludere che l'operatore italiano che vende a un operatore economico «black list» beni preventivamente collocati all'estero, fatti salvi eventuali artifici abusivi, non è tenuto alla comunicazione.

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