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L'Iva Usa costa 850 mila lavoratori

del 02/11/2010
di: Gabriele Frontoni
L'Iva Usa costa 850 mila lavoratori
Una tagliola in grado di cancellare in un sol colpo ben 850 mila posti di lavoro. Sono questi i drammatici effetti dell'introduzione dell'Iva in America. Almeno stando all'analisi realizzata da Ernst & Young che ha scandagliato i pro e i contro della proposta formulata da una parte del Congresso di Washington per ridurre in tempi stretti il deficit di bilancio che grava sul popolo americano. E gli effetti, in questo senso, non si farebbero attendere. Ipotizzando l'adozione da parte degli Usa di un'imposta sul valore aggiunto del 10,3% applicata soltanto ad alcune categorie di beni e servizi (verrebbero esclusi alimentari, medicine, immobili, istruzione e servizi finanziari) lo Stato arriverebbe a incassare la bellezza di 400 miliardi di dollari già a partire dal primo anno. Una bella cifra, a cui farebbero, tuttavia, da contrappeso, una serie di effetti collaterali alla manovra, capaci di annullare del tutto i benefici fiscali garantiti dall'introduzione dell'Iva. In base ai calcoli degli esperti fiscalisti di Ernst & Young, infatti, la nuova imposta porterebbe a un crollo sostanziale delle vendite al dettaglio al di là dell'Oceano. Il primo anno, il calo stimato del giro d'affari dovrebbe attestarsi al -5% (pari cioè a -257 miliardi di dollari) per continuare in maniera più o meno progressiva nel decennio successivo fino a chiudere la prima decade con un impatto negativo sulle vendite di 2.500 miliardi di dollari. Tutto questo, andrebbe a influenzare anche il tasso di crescita dell'economia. A tal punto che per effetto dell'introduzione dell'Iva, già il primo anno il Pil americano dovrebbe diminuire di uno 0,2%. «C'è chi crede che l'introduzione dell'Iva sia la soluzione ideale ai problemi di riduzione del deficit americano», ha spiegato Matthew Shay, presidente della National Retail Federation, la Confcommercio d'Oltreoceano. «Ma le cose stanno diversamente. L'imposizione dell'Iva in America non farebbe altro che ridurre il benessere della popolazione. Per risolvere il problema del deficit, si deve agire sulla leva dei costi dello Stato. Così facendo, è infatti possibile abbattere il debito aumentando al tempo stesso la forza lavoro». Le parole di Shay sono suffragate dai calcoli realizzati da Ernst & Young secondo cui la contrazione delle spese dello Stato per 300 miliardi di dollari di qui al 2021 si tradurrebbe nella creazione di 250mila nuovi posti di lavoro. Non solo. Per tutti i cittadini di età superiore ai 21 anni al momento dell'eventuale introduzione dell'Iva, la nuova imposta si tradurrebbe in una diminuzione del loro benessere. Un giovane di 21 anni con un reddito compreso tra 40 mila e 80 mila dollari vedrebbe calare le proprie disponibilità dello 0,6% per il resto dei suoi giorni. Andrebbe ancora peggio a un contribuente con lo stesso livello di reddito ma di età superiore. A 40 anni, la perdita di benessere arriverebbe a -1,3% per salire fino a -1,8% in caso di un cittadino di 55 anni. Con un livello di Iva al 10,3%, infatti, una famiglia americana media di 4 persone e un reddito complessivo di 70 mila euro verserebbe allo Stato 2.400 dollari l'anno di imposta sul valore aggiunto, il doppio rispetto alle tasse federali versate fino a oggi.

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