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L'occhio fiscale sui social network

del 02/11/2010
di: di Cristina Bartelli
L'occhio fiscale sui social network
L'entusiasmo per una nuova macchina o il racconto dettagliato di irripetibili fine settimana in esclusive beauty farm da mille e una notte, potrebbero, infatti non solo attirare l'invidia degli amici tra i contatti ma anche incuriosire qualche ispettore fiscale. E così cinguettando cinguettando si rischia di finire nelle gabbiette fiscali. Non solo amanti traditi, colleghi gelosi, capi impiccioni, la frontiera del grande occhio dei social network può portare dritto dritto ai controlli dell'amministrazione finanziaria. Le cosiddette fonti aperte di Guardia di finanza e Agenzia delle entrate potrebbero arricchirsi in un futuro (neanche tanto lontano), delle informazioni che gli utenti lasciano ignari su Facebook ma anche su linkedin o su Twitter.

Aprendo il capitolo delle cosiddette fonti aperte è un dato acquisito quello che vede zelanti ufficiali della Guardia di finanza passare al setaccio le edicole per leggere su blasonati e meno blasonati quotidiani e settimanali notizie di feste e festini, acquisti di immobili e natanti. Niente di più semplice, allora, di avere una camera su vista sul condominio virtuale e popoloso di facebook o su quello più in doppiopetto di linkedin. Ad oggi non esistono note interne o documenti di prassi sull'utilizzo delle nuove tecnologie da parte dell'amministrazione finanziaria. Ma certo è che le antenne degli 007 fiscali sono sempre più sensibilizzate alla realtà che le circonda. In america non se lo sono fatti ripetere due volte. Il fisco Usa aveva già provato, in Nebraska e in Minnesota, a recuperare tasse non pagate sulla base di dichiarazioni di scelte di vita dell'utente di un account di my space. Meglio avevano fatto gli agenti fiscali belgi che grazie a foto e dichiarazioni messe in libero accesso su facebook avevano rinforzato le prove fiscali a loro carico (si veda ItaliaOggi del 26/8/2009). Un segno dei tempi in Italia lo dà il nuovo redditometro. Non è un caso se nei beni potrebbero finire voci di spesa che hanno a che fare con l'evoluzione degli stili di vita degli ultimi anni, dalle beauty farm all'iscrizione ai circoli esclusivi o alle spese voluttuarie oltre una certa cifra. Tanto più quindi che di fronte agli occhi del fisco si moltiplicano forse anche all'infinito le fonti a cui attingere o reperire informazioni. Le fonti aperte sono per l'amministrazione finanziaria tutti quegli input che fanno accendere la lampadina per verificare una curiosità tutta fiscale. Nella circolare della Guardia di finanza, la 1/2008 in un paragrafo dedicato all'attività di intelligence si evidenzia che dovrà essere compiuta: «Una sistematica ricognizione di tutte le fonti aperte che riguardano il contesto territoriale per selezionare gli accadimenti di più evidente interesse economico-fiscale» e si fa un elenco esemplificativo di organi di informazione, siti internet di enti o organismi locali, siti internet di imprese presenti sul territorio,

In Italia un assaggio si è avuto con l'Agenzia delle entrate di Olbia che ha chiuso degli accertamenti sull'imposta di registro avvalendosi dei risultati di googlemap. Mentre sul tavolo Ocse si è iniziato a parlare della possibilità per le amministrazioni fiscali della possibilità di un loro utilizzo da parte del fisco in un contesto di offerta di servizi. Dal 13 al 15 ottobre 2010, l'Agenzia delle entrate ha organizzato a Roma un incontro del sottogruppo sui servizi al contribuente dell'Ocse che ha affrontato la tematica dei social media. La disponibilità di piattaforme di social networking ampiamente diffuse in tutto il mondo offre, per gli esperti fiscali dei diversi paesi, la possibilità di ampliare ancora di più i canali di contatto con l'utenza e soprattutto di introdurre forme di assistenza di tipo collaborativo tra gli stessi utenti dei social network.

È stato dunque creato un apposito gruppo di ricerca che, entro il 2011, pubblicherà un rapporto con il quale verranno analizzati gli approcci e le esperienze fatte in quest'ambito.

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