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Irap, non dare nulla per scontato

del 29/10/2010
di: di Andrea Bongi
Irap, non dare nulla per scontato
Il professionista non ha diritto al rimborso Irap se manca, da parte dei giudici tributari, la verifica dell'assenza di autonoma organizzazione. Sulla base di questo principio non è dovuto, per ora, alcun rimborso Irap né al medico di famiglia che utilizza beni strumentali e corrisponde importi a terzi per importi significativi né al medico convenzionato Asl per il quale nel giudizio di legittimità l'assenza del requisito dell'autonoma organizzazione è stata considerata in re ipsa. Attraverso i suesposti principi, entrambi sfavorevoli ai liberi professionisti, la Corte di Cassazione ha respinto al mittente (la Ctr competente) due distinte controversie in materia di richiesta di rimborso Irap fondate sul presupposto della carenza del presupposto impositivo. Si tratta delle sentenze nn. 21950 e 21954 entrambe emesse dalla sezione V civile della Cassazione e depositate lo scorso 27 ottobre. Nonostante che entrambe le controversie avessero ad oggetto l'attività di due medici, uno di famiglia e uno operante in regime di convenzione con la locale azienda sanitaria, la Cassazione ha dovuto accogliere il ricorso dell'Agenzia delle entrate che, in entrambi i casi, aveva eccepito difetti o illegittimità nella valutazione dei requisiti organizzativi compiuti durante il giudizio di merito. Ora, dopo le sentenze della Cassazione, i giudizi torneranno sui tavoli di altra sezione delle commissioni regionali chiamate ad effettuare «... un nuovo accertamento dei fatti ed una nuova valutazione dei mezzi di prova» uniformandosi ai principi di diritto contenute nelle sentenze dei giudici di legittimità. In particolare nel caso del medico di famiglia (sentenza n.21950) l'errore nel quale la Commissione tributaria era incorsa, consisteva nell'aver effettuato la valutazione in merito all'esistenza o meno dell'autonoma organizzazione attraverso un accertamento peritale effettuato a distanza di qualche anno rispetto a quelli oggetto di richiesta di rimborso. Nell'anno in cui l'accertamento peritale era stato eseguito il medico aveva cessato la sua attività e le verifiche tecniche erano avvenute presso lo studio dove operava un altro libero professionista subentrato all'originario contribuente. Anziché procedere con un simile accertamento sarebbe stato sufficiente, si legge nei motivi di ricorso dell'agenzia delle entrate, esaminare con più attenzione le dichiarazioni dei redditi presentate dal contribuente per gli anni oggetto di richiesta di rimborso. Per il medico convenzionato Asl invece la Cassazione (sentenza n. 21954) ha ritenuto di dover accogliere i motivi di ricorso dell'agenzia delle entrate per il semplice fatto che durante il giudizio di merito la questione inerente la mancata organizzazione dell'attività era stata considerata come connaturata alla stessa qualifica del contribuente. La commissione regionale aveva infatti concluso il suo giudizio ritenendo che le regole che condizionano l'attività dei medici convenzionati appaiono più consone a quelle che caratterizzano le attività coordinate e continuative anziché quelle normalmente proprie di un'attività libero professionale. Se ciò può essere astrattamente vero, durante il giudizio di legittimità occorre comunque indagare sull'esistenza o meno del requisito dell'autonoma organizzazione perché, come si legge nel testo della sentenza emessa dalla Cassazione «... l'attività del medico convenzionato con il servizio sanitario nazionale è comunque attività di natura libero professionale e non di lavoro dipendente». La cassazione attraverso le due sentenze in rassegna sembra dunque voler lanciare un monito preciso alle corti di merito. Non esistono attività di lavoro autonomo per le quali la carenza di organizzazione possa ritenersi scontata. In ogni caso occorre effettuare un giudizio di valutazione che è e rimane di esclusiva competenza del giudice del merito. In assenza di un tale esame o in presenza di un esame sommario o incompleto, il rimborso dell'Irap dovrà essere negato.
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