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Le liti ultradecennali con i paletti

del 26/10/2010
di: di Cristina Bartelli
Le liti ultradecennali con i paletti
Una vittoria anche parziale dell'agenzia delle entrate rende impossibile il ricorso alla sanatoria sulle liti fiscali ultradecennali. Con due diverse sentenze, la numero 21097 e la 21714 depositate in cancelleria il 22 ottobre, la Corte di cassazione interviene su un aspetto particolare dell'applicabilità dell'articolo 3 del decreto legge incentivi e fissa i paletti per l'accesso alla sanatoria. In questo caso bloccando la strada ai due contribuenti che avevano presentato la domanda per la chiusura del contenzioso che si trascinava in un caso dagli anni novanta in un altro direttamente dagli ottanta. Nella prima sentenza per la corte non si può utilizzare l'articolo 3 perché l'Agenzia delle entrate in commissione tributaria regionale ha visto accogliere limitatamente a un aspetto il proprio appello, nella seconda invece la corte ha conteggiato la vittoria anche il terzo grado della commissione tributaria centrale come elemento necessario per la sussistenza di uno dei due requisiti di accesso alla sanatoria delle liti ultradecennali. In entrambi i casi dunque non si è verificata la fissazione di una nuova udienza o la sospensione in attesa della decisione della Corte di giustizia sulla norma ma si è andati a sentenza.

La sentenza 21097. La vicenda parte da un avviso di accertamento notificato nel 1998 sulla base di un processo verbale di constatazione per il versamento di Irpeg e Ilor versata in misura minore del dovuto. La società a giugno 2010 ha chiesto di rinviare l'udienza di discussione avvalendosi dell'articolo 3 del dl 40/2010. Ma la Corte di cassazione è stata tranhant. «La richiesta avanzata dalla società», scrivono i giudici, «deve essere respinta perchè diversamente da quanto supposto dalla stessa, la presente controversia non rientra tra quelle per le quali la disposizione invocata attribuisce al contribuente la facoltà di determinarne l'estinzione con il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia». Il motivo? L'amministrazione finanziaria dello stato non risulta affatto soccombente nei primi due gradi di giudizio perché la Commissione regionale «ha recepito sia pure limitatamente alla indeducibilità delle spese l'appello dell'ufficio». In questo caso, per i giudici, non si verifica la condizione della soccombenza dell'amministrazione nei primi due gradi di giudizio che deve coesistere assieme alla pendenza della controversia per oltre dieci anni. E i giudici sul punto fanno notare che quest'ultima è l'unica condizione che la società richiama. Chiusa la porta alla sanatoria quindi i giudici decidono la controversia accogliendo il ricorso dell'Agenzia, rigettando il ricorso incidentale della società, e rinvia la causa anche per le spese ad altra sezione della Commissione regionale.

La sentenza 21714. In questo caso la lite con il fisco affonda le sue origini in avvisi di accertamento per gli anni 1982, 1983 e 1984 in tema di Irpeg e Ilor. Nell'imminenza dell'udienza i ricorrenti hanno depositato l'istanza di definizione della lite. Anche in questo caso i giudici ritengono l'istanza inammissibile in quanto la controversia non rientra nell'ambito dell'articolo 3. Non ricorre per i giudici la soccombenza dell'amministrazione «essendo stato sia pur parzialmente, accolto il ricorso da essa proposto dinanzi alla Commissione tributaria centrale». Secondo i giudici se è vero che la norma fa riferimento alla soccombenza nei due gradi del giudizio è anche vero che la ratio dell'intervento legislativo si fonda: «Sulla (ritenuta) elevata probabilità che, dati gli esiti sfavorevoli dei precedenti gradi, l'amministrazione risulti soccombente anche in sede di legittimità, occorre aver riguardo all'intera vicenda processuale», Ed è in questo contesto che l'ufficio deve essere soccombente costantemente con la conseguenza per i giudici che nell'ipotesi in cui il giudizio di cassazione sia stato preceduto, in applicazione del precedente rito, da tre gradi di giudizio è necessario ai fini dell'ammissibilità dell'istanza che si sia verificato un triplice esito sfavorevole per il fisco. Ecco dunque che nasce in questo caso la Cassazione accoglie un motivo del ricorso e rinvia la causa a una Commissione tributaria regionale pugliese.

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