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Il clandestino non va espulso se il minore ne ha bisogno

del 26/10/2010
di: La Redazione
Il clandestino non va espulso se il minore ne ha bisogno
Ha diritto alla temporanea autorizzazione a restare in Italia il clandestino il cui allontanamento potrebbe nuocere ai figli minori. Non è necessario che ci siano casi particolarmente gravi o urgenti.

È quanto sancito dalle Sezioni unite civili della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 21799 di ieri, hanno segnato un'inversione di rotta rispetto alla giurisprudenza prevalente e più restrittiva.

Insomma, il Massimo consesso di Piazza Cavour, in una partita che verrà chiusa dai giudici di Perugia nell'appello bis, ha dato ragione a una cittadina nigeriana che aveva chiesto al Tribunale l'autorizzazione a rimanere in Italia per i suoi tre figli minori. La donna, inoltre, era stata accusata per induzione alla prostituzione e non c'erano particolari urgenze legate alla sua permanenza nel Belpaese. I figli avrebbero potuto essere danneggiati dall'allontanamento della madre.

Ma sia in primo sia in secondo grado la risposta era stata negativa. Poi la questione è approdata al Palazzaccio. La prima sezione civile ha assegnato il caso alle Sezioni unite civili affinché lo risolvessero.

E il Collegio esteso ha aderito a una linea meno dura chiarendo che «la temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del familiare del minore, prevista dall'art- 31 del dlgs. n. 286 del 1998 in presenza di gravi motivi connessi al suo sviluppo psicofisico, non postula necessariamente l'esistenza di situazioni di emergenza o di circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sua salute, potendo comprendere qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile ed obiettivamente grave che in considerazione dell'età o delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo equilibrio psicofisico deriva o deriverà certamente al minore dall'allontanamento o dal suo definitivo sradicamento dall'ambiente in cui è cresciuto».

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