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Mani libere sulle liti del lavoro

del 23/10/2010
di: di Daniele Cirioli
Mani libere sulle liti del lavoro
Mani libere sulle liti del lavoro. Le parti (datore di lavoro e lavoratore), infatti, possono liberamente optare per la via stragiudiziale o per quella del tribunale. Nel primo caso, la scelta può cadere sul tentativo di conciliazione, sia in versione ordinaria che in formula disciplinata dal Ccnl, o per l'arbitrato irrituale. Resta obbligatorio, invece, il tentativo di conciliazione per presentare ricorso giurisdizionale avverso la certificazione di un contratto di lavoro. Lo prevede, tra l'altro, il collegato lavoro approvato martedì in via definitiva dalla camera dei deputati.

Facoltativa la via stragiudiziale. La novità, dunque, è la cancellazione della «obbligatorietà» del previo tentativo di conciliazione per far causa sul lavoro (tutte le controversie, compreso licenziamento e dimissioni). D'ora in avanti, infatti, le parti «possono» promuovere la via stragiudiziale, senza esservi tenute, come è oggi, per poter adire il Tribunale. E per chi decidesse di seguirla, le opzioni sono diverse. In primo luogo, serve circoscrivere l'ambito di applicazione di questa disciplina: vale per proporre in giudizio una domanda relativa ai rapporti che sono previsti dall'articolo 409 del codice di procedura civile. Quindi, rapporti di lavoro subordinato; rapporti di mezzadria, colonia parziaria, compartecipazione agraria, di affitto a coltivatore diretto e rapporti derivanti da altri contratti agrari; rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale e altri rapporti di collaborazione (come co.co.co. e lavoro a progetto); rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici e altri rapporti di lavoro pubblico. Riguarda, altresì, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni. Le diverse opzioni che offre la via stragiudiziale, sintetizzate in tabella, vanno dal tradizionale tentativo di conciliazione alla procedura di conciliazione e arbitrato irrituale.

Il tentativo di conciliazione. La procedura, in tal caso, viene attivata da una delle parti che consegna, o spedisce (raccomandata a/r), al collegio e alla controparte la richiesta di tentativo di conciliazione. Quest'ultima, se accetta, entro 20 giorni dal ricevimento della richiesta deve depositare presso la commissione (il collegio) la memoria con le sue difese. Nei 10 giorni successivi al deposito, la commissione fissa l'udienza (la comparizione delle parti) da tenersi entro i successivi 30 giorni. Il collegio è istituito presso la dpl ed è composto dal direttore dell'ufficio o da un suo delegato o da un magistrato collocato a riposo, in qualità di presidente, da 4 rappresentanti effettivi e 4 supplenti dei datori di lavoro e altrettanti rappresentati per i lavoratori.

L'arbitrato. In qualunque fase del tentativo di conciliazione, o al suo termine in caso di mancata riuscita, le parti possono indicare la soluzione, anche per una parte sola della controversia, sulla quale si dicono d'accordo e accordarsi per risolvere la lite in via arbitrale, dando mandato alla stessa commissione di conciliazione.

Le vie previste dai Ccnl. Le parti, ancora, possono decidere di avvalersi delle procedure di conciliazione o di arbitrato, nelle stesse materie (articolo 409 del codice di procedura civile), che sono disciplinate dai propri contratti collettivi.

Conciliazione e arbitrato irrituali. Ultima chance data alle parti è quella di avvalersi delle procedure di conciliazione e di arbitrato da proporsi ad un collegio irrituale. Si applica comunque per le liti che riguardano l'articolo 409 del cpc. In tal caso, il collegio è composto da un rappresentate di ciascuna parte (uno per il lavoratore e uno per il datore di lavoro) e da un terzo membro, in funzione di presidente, scelto di comune accordo dagli arbitri di parte tra i professori universitari di materie giuridiche e gli avvocati ammessi al patrocinio in cassazione. Al presidente spetta un compenso pari al 2% del valore della controversia a carico delle parti (50% ciascuna), mentre i rappresentanti sono retribuiti dalla rispettiva parte che li ha nominati. Il collegato prevede la possibilità per i Ccnl di istituire un fondo per il rimborso delle spese al lavoratore.

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