Consulenza o Preventivo Gratuito

Nessuna deroga sul Durc

del 23/10/2010
di: Antonio G. Paladino
Nessuna deroga sul Durc
Le disposizioni previste dall'articolo 9 della manovra correttiva del 2010, dirette a garantire il tempestivo pagamento delle somme dovute alle imprese per forniture e appalti, non consentono tuttavia di assumere alcuna deroga in materia di Documento unico di regolarità contributiva (Durc). Pertanto, in caso di esito negativo di detto documento, le pubbliche amministrazioni non potranno attivare alcun pagamento ai propri fornitori, in quanto incompatibile con l'obbligo di regolarità imposto dalla legge. È quanto ha chiarito la sezione regionale di controllo della Corte dei conti per la regione Campania, nel testo del parere n. 159/2010, con il quale ha fatto luce sulla portata delle disposizioni previste dall'ultima manovra correttiva dei conti pubblici, in ordine all'adozione di misure organizzative interne all'amministrazione, dirette ad evitare il protrarsi per lungo tempo dei pagamenti da parte della stessa p.a. Nei fatti oggetto del parere, il sindaco di Sparanise (Ce), chiedeva l'intervento della Corte per sapere se, allo scopo di velocizzare i tempi dei pagamenti, anche in funzione anticrisi, fosse possibile «derogare all'obbligo dell'esito regolare del Durc, in relazione a soggetti quali piccoli imprenditori, imprese agricole ed artigiane che, per la loro natura, abbiamo comprovate esigenze e difficoltà finanziarie». Una deroga che, secondo il primo cittadino di Sparanise, potrebbe essere supportata da una previsione secondo la quale, il soggetto con Durc irregolare riceverà solo il primo pagamento, subordinando il saldo solo alla regolarizzazione degli obblighi contributivi ai fini Inps e Inail. L'ipotesi così prospettata non ha però superato il vaglio della magistratura contabile. Innanzitutto, ha rilevato il collegio, l'articolo 2 del dl n. 210/2002, nell'aver attribuito alle imprese l'onere di comprovare la propria regolarità contributiva, «non può non subordinare il pagamento delle singole fatture alla preventiva verifica della sussistenza e persistenza, per tutta la durata del rapporto contrattuale, del possesso dei requisiti che condizionano l'adempimento dell'amministrazione», pena la revoca dell'affidamento. Pertanto, in caso di esito negativo dell'accertamento contributivo, la pubblica amministrazione non ha alcuna facoltà di concedere all'impresa affidataria un termine per mettersi in regola, ma è vincolata a revocare, per legge, l'atto di affidamento. Ne consegue, ha precisato il collegio che sono del tutto irrilevanti forme di sanatoria di adempimenti tardivi da parte dell'operatore privato, proprio perché il disposto dell'articolo 2 del predetto decreto legge n. 210/2002 costituisce «espressione del principio di ordine pubblico interno».

vota