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Arbitrato, parola alle parti sociali

del 21/10/2010
di: di Daniele Cirioli
Arbitrato, parola alle parti sociali
Sull'arbitrato la parola passa alle parti sociali. Infatti, l'operatività del nuovo istituto di risoluzione delle liti nei rapporti di lavoro (tranne licenziamento e dimissioni) è vincolata alla sua previsione e disciplina in accordi o contratti collettivi di lavoro stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Nel silenzio delle parti sociali, trascorsi 12 mesi, il ministero potrà promuovere l'accordo convocando le organizzazioni ed eventualmente procedere, nei sei mesi successivi, con un proprio decreto a rendere operativo il nuovo istituto. Lo prevede il collegato lavoro approvato in via definitiva martedì dall'aula della camera.

La clausola compromissoria. Rappresenta senz'altro la più dibattuta delle novità del collegato lavoro. Consiste nella possibilità di evitare il percorso ordinario del contenzioso (giudice del lavoro) per risolvere eventuali controversie sui rapporti di lavoro, rimettendosi alla decisione di un arbitro scelto dalle parti (datore di lavoro e lavoratore). Per poter ricorrere a questa via alternativa al giudice (è, dunque, una possibilità per entrambe le parti), impresa e lavoratore devono sottoscrivere un'apposita clausola compromissoria.

A pena di nullità, questa clausola deve essere certificata da una commissione di certificazione (è la stessa che oggi certifica i contratti di lavoro) affinché venga accertata, all'atto della sottoscrizione della clausola, l'effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le eventuali controversie nascenti dal rapporto di lavoro.

Chi, come e quando. La nuova facoltà dell'arbitrato vale, come detto, per le eventuali liti nascenti dal rapporto di lavoro. Di queste, tuttavia, restano fuori per espressa previsione normativa le liti riguardanti la risoluzione del contratto di lavoro, ossia licenziamenti e dimissioni. All'infuori del rapporto di lavoro, non può riguardare nessuna altra lite, per esempio in tema di contributi previdenziali o sicurezza sul lavoro. Il ricorso all'arbitrato, inoltre, può riguardare ogni rapporto di lavoro che rientri nelle materie che sono disciplinate dall'articolo 409 del codice di procedura civile.

Quindi, non soltanto i contratti di lavoro subordinato, ma anche quelli di co.co.co. e/o lavoro a progetto. Come già detto, la clausola compromissoria deve essere sottoscritta e certificata dalla commissione di certificazione; a tal fine, è possibile per le parti (lavoratore e/o datore di lavoro) farsi assistere da un legale di loro fiducia o da un rappresentante dell'organizzazione sindacale o professionale a cui abbiano conferito mandato. Altro aspetto rilevante è l'epoca di sottoscrizione della clausola: questa, in via di principio, può avvenire in ogni momento del rapporto di lavoro, ma non prima della conclusione del periodo di prova se previsto dal contratto di lavoro, ovvero non prima che siano trascorsi 30 giorni dalla data di stipulazione del contratto di lavoro negli altri casi.

Le pre-condizioni. Per la sua operatività, è necessario che l'arbitrato sia previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Se tali accordi non dovessero intervenire nell'arco di un anno dall'entrata in vigore del collegato, il ministro del lavoro potrà convocare le parti sociali al fine di promuovere questo accordo.

In caso di mancata stipulazione dell'accordo, entro i sei mesi successivi alla convocazione delle parti sociali, il ministro del lavoro potrà, con proprio decreto che tenga conto delle risultanze istruttorie del confronto delle parti sociali, individuare le modalità di attuazione e piena operatività dell'arbitrato in via sperimentale e fatta salva la possibilità di deroghe e integrazioni da parte di successivi, eventuali accordi o contratti collettivi.

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