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Anche l'Europa vuole il suo fisco

del 20/10/2010
di: da Bruxelles Gianluca Cazzaniga
Anche l'Europa vuole il suo fisco
La Commissione europea vuole aumentare le sue risorse finanziarie dirette, introducendo nuove forme di tassazione comunitaria. Tra cui una vera e propria Iva europea. «L'Europa e il mondo stanno cambiando», ha dichiarato ieri Janusz Lewandowski, il commissario europeo per il bilancio e la programmazione finanziaria. «Dobbiamo assicurarci che il budget dell'Ue sia modellato per servire i 500 milioni di cittadini europei», ha aggiunto. «La revisione del bilancio non consiste del dare le cifre del prossimo quadro finanziario, ma consiste nell'apprendere le lezioni del passato e nell'indicare vie per adattare il bilancio alle esigenze di domani». In altri termini l'entità e la suddivisione del bilancio post-2013 dovrebbe essere resa nota nella prima parte dell'anno prossimo. Nel frattempo, l'esecutivo di Bruxelles ha presentato ieri alcune proposte per ridurre l'entità delle risorse finanziarie indirette, cioè quelle ricavate dai prelievi sull'Iva e sul prodotto interno lordo dei 27 stati membri dell'Unione, che insieme rappresentano quasi il 90% del bilancio comunitario. Per esempio la Commissione punta a introdurre una vera e propria tassa europea sul valore aggiunto al posto del prelievo sulle entrate Iva, che viene attualmente applicato ad ogni stato membro dell'Unione. Inoltre l'esecutivo comunitario ha ventilato altre ipotesi: ricevere parte di una possibile tassa sulle attività finanziarie o sulle transazioni finanziarie; vendere permessi di emissione di gas serra; istituire una tassa europea sui trasporti aerei; ricevere parte di una possibile tassa sull'energia o di un'imposta sulle società. Attualmente le uniche risorse dirette a disposizione della Commissione europea sono quelle relative ai dazi imposti su certi prodotti importati da paesi non-europei. Secondo le previsioni della Commissione, nel 2010 queste risorse ammontano a più 14 miliardi di euro, pari al 12% delle risorse complessive. Tutte le altre risorse che costituiscono il bilancio comunitario sono indirette, anche se il trattato di Roma stabilisce che l'Unione europea debba avere risorse proprie per finanziare le sue spese. Oggi, infatti, 14 miliardi di euro, pari all'11% dei fondi a disposizione dell'Ue, arrivano dai prelievi effettuati sulle entrate Iva di ogni stato membro. E più di 90 miliardi di euro, pari al 76% dei fondi che costituiscono il bilancio comunitario, provengono dai contributi che i paesi europei versano nelle casse dell'Ue sulla base del loro prodotto interno lordo. Si parla di più di 90 miliardi di euro, pari al 76% delle risorse attualmente a disposizione dell'Ue. Storicamente, una fetta consistente di queste risorse viene spesa per la Politica agricola comune (Pac). Anche se negli ultimi anni i fondi agricoli sono progressivamente diminuiti in percentuale, arrivando a toccare quota 40% del bilancio comunitario. «Anche se questa tendenza continuasse, l'agricoltura continuerebbe a rappresentare uno dei principali investimenti pubblici, uno che pesa sulle spalle dell'Ue piuttosto che su quelle dei bilanci nazionali», si legge nella comunicazione presentata ieri dall'esecutivo di Bruxelles. A questo proposito, Dacian Ciolos, commissario europeo all'agricoltura, ha ribadito ieri la necessità di garantire fondi adeguati per la Pac del futuro. «Dobbiamo mantenere uno stanziamento stabile per la Pac dopo il 2013, dato che ci apprestiamo a chiedere di più agli agricoltori per far fronte ai cambiamenti climatici e ad altre sfide di domani», ha dichiarato Ciolos.

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