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Benefici in esclusiva

del 16/10/2010
di: di Debora Alberici
Benefici in esclusiva
La sospensione condizionale della pena prevale sull'indulto che, ad ogni modo, non può essere applicato cumulativamente al primo beneficio.

Lo hanno stabilito la Sezioni unite penali della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 36837 del 15 ottobre 2010, hanno respinto il ricorso della Procura di Torino che chiedeva l'applicazione dell'indulto in luogo della condizionale nei confronti di un imprenditore condannato per fatture false.

Il Collegio esteso, dopo aver analizzato e risolto il contrasto di giurisprudenza, ha concluso affermando il nuovo principio di diritto secondo cui «l'indulto non può concorrere con la sospensione condizionale della pena, prevalendo sul primo quest 'ultimo beneficio».

Due gli orientamenti contrapposti dettagliatamente riportati nella sentenza di ieri. Secondo un primo indirizzo «la sospensione condizionale della pena non è incompatibile con l'applicazione dell'indulto, sia perché quest'ultimo estingue la pena fin dal momento della sua pronuncia mentre la prima produce i suoi effetti solo alla scadenza del termine di sospensione, sia perché le due cause estintive operano su piani distinti (la sospensione sul reato e l'indulto sulla pena)». In altre sentenze è stato invece affermato che «in caso di concorso dei presupposti per l'applicazione tanto dell'indulto quanto della sospensione condizionale della pena, deve essere preferita l'applicazione di quest'ultima essendo essa in grado di determinare effetti più favorevoli all'imputato con l'estinzione del reato».

Ma non basta. Anche la dottrina ha assunto, rispetto alla questione, una posizione tutta sua: una parte di giuristi ha infatti sostenuto la prevalenza della sospensione condizionale della pena in quanto causa estintiva del reato e non della sola pena, altri hanno invece affermato che l'indulto prevale laddove tale beneficio si dimostrasse concretamente più vantaggioso per l'imputato rispetto al beneficio della sospensione condizionale.

Altri ancora hanno invece ritenuto le due misure compatibili in forza della prevista disciplina di concorso di cause estintive, ovvero sostenendosi parimenti la compatibilità dei due benefici ma sulla base della esclusione dell'applicabilità della disciplina del concorso di cause estintive.

Ora la questione è stata risolta dal Massimo consesso di Piazza Cavour nel senso della non cumulabilità delle due misure.

Nel caso sottoposto all'esame della Corte è andata bene a un evasore fiscale di Torino che era stato condannato dal Tribunale di Mondovì a scontare un anno di carcere.

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