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Scudo e redditometro a nozze

del 15/10/2010
di: di Maurizio Tozzi
Scudo e redditometro a nozze
Redditometro e scudo, alla ricerca della difesa ottimale. Necessario individuare l'astratta riconducibilità. Via libera all'effetto gestionale, del tutto out l'incremento patrimoniale in Italia. Gli importi rimpatriati buoni per la difesa dai futuri redditometri.

La circolare n. 52 del 2010 è stata avara di chiarimenti per quanto concerne l'incrocio tra scudo fiscale e redditometro, argomento che forse avrebbe meritato maggiore attenzione dato il futuro enorme utilizzo di tale strumento di accertamento. Sul punto, deve farsi riferimento all circolare n. 43 del 2009 che aveva puntualizzato soltanto come la difesa da scudo fiscale nel caso di redditometro fosse utilizzabile solo al configurarsi dell'astratta riconducibilità dei redditi accertati a quelli emersi. Il punto di domanda è chiedersi quando si configura tale «astratta riconducibilità». Prendendo spunto da quanto illustrato in merito ai titolari di reddito d'impresa, sembra potersi affermare che la difesa da scudo dovrebbe operare nel caso di un redditometro di tipo esclusivamente gestionale. In tale ipotesi, infatti, l'accertamento dell'ufficio mira a ricostruire il potenziale risparmio occultato dal contribuente, che appunto può essere confluito all'estero e trasformato in una delle attività (denaro, titoli ma anche altre beni patrimoniali), oggetto dell'emersione.

In tale direzione, però, si pongono almeno due problematiche. In primo luogo, il contribuente deve comunque dimostrare di aver adeguatamente gestito i beni e servizi disponibili in Italia oltre al suo normale stile di vita. Dunque solo per differenza potrà essere «immunizzato» dallo scudo fiscale. In pratica, se il redditometro stima per un mutuo e un'autovettura un reddito di 70 mila euro ed il contribuente ha scudato 70 mila euro, è evidente che non tutti gli importi sono riconducibili all'accertamento, perché comunque una preciso ammontare da quantificare (costo del mutuo, costo dell'auto e occorrenze quotidiane) è stato speso in Italia, non potendo ovviamente essere trasportato all'estero. In secondo luogo, è necessario confrontare l'annualità di accertamento con quella di formazione dello scudo fiscale e osservare la stessa tipologia di scudo operata, perché ad esempio se trattasi di un'attività patrimoniale all'estero realizzata in data antecedente (si pensi all'acquisto di un immobile all'estero nel 2005), all'anno oggetto di accertamento da redditometro (riferito per ipotesi al 2006), è evidente l'obiezione che il risparmio occultato e impiegato all'estero è stato formato in anni precedenti, mentre il risultato presunto dal redditometro per il 2006, di fatto, è stato occultato in Italia.

Non sembrano esserci possibilità difensive, invece, nel caso di redditometro di tipo patrimoniale. A voler essere rigorosi, dovrebbe concludersi che ogni acquisto di un bene in Italia (ad esempio una casa), con relativo esborso economico, non ha consentito di accumulare risparmi all'estero, salvo non si dimostri, come illustrato nella circolare n. 9 del 2002, che gli incrementi patrimoniali italiani sono stati realizzati tramite fonti reddituali ricollegate ai capitali detenuti all'estero (nel caso di specie si trattava di prestiti erogati a fronte di garanzie fornite da detti capitali).

Deve comunque rammentarsi che il redditometro, al pari di altri accertamenti, non è precluso in assoluto, potendo l'amministrazione finanziaria contestare una ben precisa capacità reddituale per gli anni scudati, anche di importo superiore ai capitali emersi. Ciò peraltro tenendo presente la presa di posizione della Corte di cassazione che nella sentenza n. 27474 del 2008 ha ammesso l'applicazione del redditometro nei confronti di un imprenditore agricolo assoggettato a tassazione su base catastale, sul presupposto che l'eventuale accertamento di importi superiori a quelli dichiarati ai fini del volume d'affari Iva può far presumere la percezione di redditi diversi ulteriori rispetto a quelli «assorbiti» dalle rendite dei terreni.

Sul fronte del redditometro del futuro, infine, lo scudo presenta da un lato importanti opportunità difensive e dall'altro un inconveniente:

– nel caso di rimpatrio di denaro e altre attività finanziarie i conti segretati assumono particolare rilievo sia nella direzione di giustificare le spese rilevanti effettuati successivamente al rimpatrio (c.d. accertamento sintetico puro), sia sul fronte delle spese gestionali (nuovo redditometro). Ovviamente, presupposto necessario è l'emersione del conto segretato unitamente all'evidenziazione della movimentazione del capitale necessario per far fronte agli incrementi patrimoniali e/o alle spese gestionali, non essendo sufficiente la mera manifestazione della dichiarazione riservata e dell'importo emerso: la giurisprudenza di legittimità ha più volte ribadito che a fronte del redditometro il contribuente deve difendersi nel merito attraverso idonea documentazione (da ultimo, sentenze nn. 11389 e 16472 del 2008 e n. 3316 del 2009).

Ad esempio, per quanto concerne il redditometro gestionale, facendo emergere il conto segretato e dimostrando che lo stesso, in virtù di determinati prelievi, ha sufficientemente garantito le spese gestionali, riuscirà a vincersi la presunzione legale del fisco. Serve però la movimentazione in uscita del conto, altrimenti la sola declaratoria di avere delle disponibilità scudate è totalmente insufficiente: se non si attinge dal conto e comunque si fronteggiano spese rilevanti, vuol dire che i redditi provengono da altre fonti. Stesso ragionamento è effettuabile per le rilevanti spese sostenute: sarà sufficiente dimostrare che i capitali necessari provengono dai conti scudati;

– la regolarizzazione di attività patrimoniali e di immobili, pur essendo beni non accertabili sul piano dell'incremento patrimoniale, rappresentano un evidente aumento dell'effetto gestionale con dunque necessario adeguamento delle dichiarazioni dei redditi futuri, in quanto al fisco sono manifestati beni (immobili, yacht, aerei) che denotano una maggiore capacità di spesa e pertanto un maggior reddito.

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