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Liquidazione con sentenza

del 14/10/2010
di: di Benito Fuoco
Liquidazione con sentenza
All'atto di richiesta dell'imposta di registro per la liquidazione di somme riferite ad una sentenza per una controversia civile, dovrà essere necessariamente allegata la sentenza menzionata; in difetto, la pretesa fiscale è illegittima. Non è infatti ipotizzabile che la mancata allegazione possa essere sanata dalla circostanza che l'atto richiamato nell'avviso sia conosciuto, o, comunque, conoscibile dal contribuente; e questo, anche se il contribuente stesso sia stato parte nel processo di riferimento. Sono queste le interessanti ed innovative conclusioni che si ricavano dalla sentenza n. 18532/10 emessa dalla sezione tributaria della cassazione e depositata nella cancelleria della Corte il 10 agosto scorso. La vertenza trae origini dalla contestazione che il contribuente avanzava sui vizi di motivazione in dipendenza della mancata allegazione della sentenza richiamata sulla liquidazione; la Commissione tributaria regionale della Lombardia, sede staccata di Brescia, a cui si era rivolto il contribuente opponendo la decisione dei giudici provinciali, riteneva che il mero riferimento al numero ed alla data della sentenza indicati nell'avviso fossero dati insufficienti a rendere palese la richiesta; per cui, accogliendo l'appello del contribuente, aveva completamente annullato la pretesa erariale. Gli ermellini sono stati chiamati dall'amministrazione finanziaria per riformare la decisione della Commissione regionale di Brescia; e questo, secondo l'amministrazione ricorrente, «perché, la stessa Cassazione, ha più volte precisato che l'obbligo di allegazione dell'atto richiamato non sussiste nel caso in cui esso sia conosciuto o conoscibile dal contribuente (Cassazione n. 9164/10; n. 25721/09; n. 5755/05)».

I giudici di piazza Cavour, sia pure in contrasto con le richieste del Procuratore Generale, hanno tuttavia confermato completamente la decisione del collegio regionale lombardo e definitivamente annullato l'atto di liquidazione originariamente impugnato. Nella sentenza si legge che «l'obbligo di allegazione dell'atto richiamato posto dall'articolo 7 della legge n. 212/2000 non è stabilito solo per soddisfare esigenze di trasparenza e di correttezza dell'azione dell'amministrazione fiscale, ma, proprio perché inserito nello statuto dei diritti del contribuente, è volto soprattutto a garantire piena ed immediata cognizione della pretesa fiscale, in modo da valutarne la fondatezza e di predisporre eventuali motivi di contestazione e, quindi, di impugnarla in sede giudiziale… quest'obbligo di allegazione dell'atto richiamato infatti, è funzionale al diritto di difesa del contribuente». La Corte aggiunge che, in mancanza di specifica conoscenza in seguito alla notifica della sentenza richiamata nella liquidazione, la conoscibilità dell'atto è limitata ai casi in cui l'atto richiamato sia sottoposto a forme di pubblicità tali da farlo ritenere conosciuto (Cassazione n. 5575/05); quindi, questa conoscibilità è riferita solo agli atti soggetti a forme di pubblicità legale, e non è estensibile agli altri tipi di atto. Dopo aver chiarito che l'allegazione dell'atto è funzionale al diritto di difesa del contribuente, la Corte, quindi, osserva che la mancata allegazione della sentenza richiamata, implicando una attività di ricerca da parte dello stesso contribuente, comprime i termini previsti per predisporre l'atto di una eventuale impugnativa, ed è quindi pregiudizievole del diritto di difesa; la salvaguardia del termine di decadenza di 60 giorni per impugnare l'atto, esclude poi, a carico del contribuente, obblighi o doveri di ricercare l'atto medesimo presso pubblici uffici o terzi e determina l'illegittimità dell'atto che sia privo della copia della sentenza richiamata.

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