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Revisione, i giovani vogliono il tetto

del 13/10/2010
di: La Redazione
Revisione, i giovani vogliono il tetto
Il prossimo 31 ottobre 2010 scade il termine entro il quale è possibile formulare osservazioni alla bozza di norme di comportamento del collegio sindacale nelle società non quotate, messo in pubblica consultazione dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili appositamente a tale fine.

«Come Unione nazionale, esprimiamo il nostro plauso per la scelta del Consiglio, poiché, su temi così delicati per la categoria, nulla più del confronto può consentire, a chi è istituzionalmente preposto a tirare le fila dei ragionamenti, di pervenire a una sintesi ottimale delle diverse posizioni tecniche e politiche», così la pensa Luigi Carunchio, leader dell'Ungdcec.

«È del tutto evidente che, come ogni scelta di responsabilità, essa responsabilizza anche i destinatari dell'invito, ossia tutti noi iscritti all'Albo, atteso che, chi oggi non raccoglie questo invito, è opportuno che poi si astenga dal muovere critiche troppo severe a ciò che del documento definitivo non dovesse convincerlo. L'Unione sta ovviamente lavorando con le sue commissioni per dare il proprio contributo tecnico al documento e, insieme ad esso, auspichiamo dunque di vederne molti altri. Inutile dire, infatti, che ci attendiamo da parte del Consiglio nazionale una scelta di trasparenza anche per la fase di dibattito, come avviene ad esempio per le bozze di documenti Oic che vengono messe in consultazione per la discussione, cui segue la pubblicazione in chiaro anche dei contributi pervenuti dall'esterno. Diversamente, saremmo in presenza di un documento che viene messo in pubblica consultazione per la discussione senza però dare adito a una discussione a sua volta pubblica: un evidente controsenso che, siamo certi, non avrà luogo. A margine di tutto questo», afferma Carunchio, «l'Unione nazionale intende inoltre rilanciare con forza uno dei pilastri della sua azione sindacale da ormai lunghi anni. Talmente tanti che alcuni dei consiglieri che oggi siedono nel Consiglio nazionale erano componenti di giunta e dirigenti di vertice della nostra associazione giovanile quando già se ne parlava “senza se e senza ma”: porre dei limiti al cumulo degli incarichi nei collegi sindacali di società non quotate. Nella bozza delle norme di comportamento», prosegue Carunchio, «il Consiglio nazionale fa un importante passo avanti in questa direzione, prevedendo per la prima volta nella storia una soglia di criticità di 20 incarichi, derogabile comunque in ragione della valutazione compiuta dal professionista in merito alla sua capacità di assolvere adeguatamente i propri compiti anche una volta che la soglia risulta superata. Siamo convinti che, grazie anzitutto al contributo di quei consiglieri nazionali che ancora oggi rivendicano con orgoglio la loro militanza Unione e di quello di altri Consiglieri che già si sono apertamente espressi in questo senso, sarà possibile fare un ulteriore sforzo e arrivare all'individuazione di un vero e proprio limite al cumulo degli incarichi; modulabile, ma non derogabile.

Al fine di pervenire a questo importante risultato, l'Unione ha deciso di promuovere una campagna di sensibilizzazione dei vertici della categoria, mediante l'invio di apposite e-mail (si veda apposito box in pagina). Dopodiché, il nostro invito al Consiglio nazionale, che sta su molti fronti assai ben lavorando per l'immagine della professione, è quello di attivarsi anche nelle competenti sedi istituzionali affinché detta limitazione sia presto recepita pure a livello legislativo, con efficacia dunque erga omnes e non soltanto verso gli iscritti al nostro Albo. Questo atto di responsabilità da parte dei dottori commercialisti italiani, consapevoli essi per primi della centralità del collegio sindacale nell'ottica della tutela della fede pubblica, potrà dare nuova forza e legittimazione alle condivisibili richieste già a suo tempo avanzate dal Consiglio nazionale: l'estensione dell'obbligatorietà del collegio sindacale per tutte le società che percepiscono contributi pubblici in misura superiore al proprio capitale sociale e per quelle che presentano un livello di indebitamento verso terzi superiore di molte volte le risorse proprie. Da sempre, infatti, noi dell'Unione», conclude Carunchio, «siamo convinti di due cose: servono norme che impediscano a una miriade di società di contrarre rilevanti obbligazioni nei confronti dei terzi e di beneficiare di contributi pubblici in franchigia da ogni controllo tecnico e indipendente sulla legalità dell'amministrazione; servono professionisti che, per eseguire bene questi controlli a tutela dei terzi, abbiano il tempo di farli».

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