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Dimissioni pericolose per il bonus assunzioni

del 13/10/2010
di: di Daniele Cirioli
Dimissioni pericolose per il bonus assunzioni
Bonus assunzioni a rischio con le dimissioni del lavoratore agevolato. Se il posto di lavoro non può essere ricostituito, così da conservare l'incremento occupazionale su base media annuale, il datore di lavoro è tenuto a restituire tutto il bonus maturato e fruito con applicazione di sanzioni e interessi. Lo precisa, tra l'altro, l'Agenzia delle entrate nella risoluzione n. 105/2010 di ieri.

Bonus occupazione. I chiarimenti riguardano l'incentivo introdotto dalla Finanziaria 2008 (legge n. 244/2007), a favore delle assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2008 nel Mezzogiorno (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise), a incremento della forza lavoro aziendale. Il bonus (nella specie di credito d'imposta spendibile in compensazione), che vale 333 euro mensili elevati a 416 euro nei casi di assunzione di lavoratrici svantaggiate, spetta finché dura l'incremento della forza lavoro, al massimo per un triennio cioè dalla data d'assunzione al prossimo 31 dicembre 2010.

La decadenza. Una società ha sottoposto all'agenzia un interpello in merito alle cause di decadenza dal bonus. Si tratta di un regime particolarmente severo: se i posti di lavoro creati non sono conservati per almeno tre anni (due anni nel caso di pmi), oppure in caso accertamento definitivo di violazioni contributive o fiscali o sulla sicurezza del lavoro (del valore di almeno 5 mila euro) o di condanna per condotta antisindacale, il datore di lavoro non può fruire del bonus fiscale ed è tenuto a restituire le somme già beneficiate, più sanzioni e interessi. La società, in particolare, ha chiesto chiarimenti in ordine alla prima delle cause di decadenza, nel caso specifico di rassegnazione delle dimissioni da parte del lavoratore agevolato. In altre parole, ha chiesto di sapere se, ai fini dell'applicazione del regime sanzionatorio, sia o meno rilevante la circostanza che la cessazione del rapporto di lavoro agevolato dipenda da cause non riconducibili alla volontà del datore di lavoro.

Rileva la media annuale. La risposta dell'agenzia delle entrate non è né positiva ma nemmeno negativa: ciò che rileva ai fini dell'applicazione del regime sanzionatorio, infatti, non è la «titolarità» della causa determinante la riduzione del posto di lavoro (dimissioni o licenziamento), ma piuttosto il fatto che venga meno «l'incremento occupazionale». In tal modo, l'Agenzia disapprova la tesi sostenuta dalla società, in base alla quale le dimissioni dal lavoro non avrebbero potuto comportare l'applicazione del regime sanzionatorio. L'Agenzia precisa invece che, per non incorrere nella causa di decadenza (e nelle sanzioni), rileva la circostanza che in ciascun anno compreso bel biennio o triennio di sorveglianza (da computare a partire dal mese in cui il posto di lavoro agevolato è stato creato) sia conservato, in media annuale, l'incremento occupazionale realizzato nell'area svantaggiata del Mezzogiorno. In altre parole, è necessario verificare che in ogni anno la media degli «incrementi occupazionali rilevanti» determinati, per ciascun mese solare, sia almeno pari all'«incremento occupazionale rilevante» relativo al mese in cui l'assunzione del lavoratore dimissionario ha determinato la maturazione del credito d'imposta. Ai fini del rispetto di tale «media degli incrementi occupazionali», precisa infine l'agenzia, si potrà tenere conto (in sostituzione del dimissionario) di lavoratori assunti negli stessi territori nell'anno 2008 in possesso dei requisiti ma che non hanno consentito la maturazione del bonus e/o di lavoratori assunti successivamente all'anno 2008.

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