La futura politica agricola europea si baserà su aiuti diretti più snelli e selettivi. A un tasso base di finanziamento, che servirà come sostegno al reddito (o rendita minima), si aggiungeranno aiuti supplementari, legati ad azioni «ecologiche» e pagamenti erogati solo in caso di specifici svantaggi naturali. Non solo. Verranno previsti aiuti mirati per le piccole imprese, ma nella quantificazione degli incentivi erogabili, si riconoscerà anche l'apporto che le grandi aziende agricole danno in termini di occupazione. Inoltre, verrà definito un sistema di stabilizzazione e sostegno dei redditi, che soccorrerà gli agricoltori incappati in gravi crisi di mercato. È quanto prevede la comunicazione sulla futura Pac (2014-2020), che ItaliaOggi è in grado di anticipare, e che il commissario europeo all'agricoltura, Dacian Ciolos, presenterà il 17 novembre all'Europarlamento. La proposta Ciolos - che non esclude una redistribuzione dei fondi tra gli stati membri - prevede tre approcci differenti per aggiornare la Pac: uno conservativo, uno riformista e uno radicale, che prevede addirittura un drastico taglio agli aiuti agricoli. La decisione spetterà agli eurodeputati e ai governi dei 27 stati europei. Anche se, ad oggi, la gran parte degli addetti ai lavori e dei cittadini crede che la futura politica agricola debba rimanere comune, forte e basata su due pilastri: aiuti annuali ai contadini e fondi pluriennali per lo sviluppo rurale. Questo, stando alle coordinate emerse dal dibattito pubblico sulla Pac (che ItaliaOggi ha seguito costantemente nei mesi scorsi), culminato a luglio in una conferenza a Bruxelles; un vero e proprio «referendum sulla Pac», insomma, che ha ribadito la volontà di avere una politica agricola europea, piuttosto che tante politiche nazionali e regionali. Tornando alla comunicazione, questa evidenzia come tocchi alla Pac affrontare nuove sfide, tra cui i cambiamenti climatici, senza venir meno ai vecchi obiettivi. E cioè garantire la sicurezza alimentare in Europa e garantire un reddito adeguato agli agricoltori, visto che questi forniscono beni e servizi pubblici a tutti, come la tutela del paesaggio. Altro punto che Ciolos affronta è la struttura della futura politica agricola europea. La nuova Pac dovrà essere più semplice e trasparente, pur mantenendo l'attuale suddivisione in due pilastri: - gli aiuti diretti agli agricoltori (che assorbono la parte più consistente del bilancio Pac), - e i fondi per lo sviluppo rurale. «C'è largo consenso sul fatto che la distribuzione dei pagamenti diretti debba essere rivista e resa più comprensibile ai contribuenti» si legge nella comunicazione. «Indirizzare il supporto esclusivamente agli agricoltori attivi e remunerare i servizi pubblici che forniscono alla società aumenterebbe l'efficacia e l'efficienza del sostegno e legittimerebbe ulteriormente la Pac», chiosa il documento. E ancora: «Tutto questo deve avvenire nell'ambito di risorse di bilancio limitate e considerando il severo impatto della risi economica sull'agricoltura». Del resto, recentemente, lo stesso ministro italiano all'agricoltura, Giancarlo Galan, aveva ribadito che gli aiuti diretti ai contadini europei sono destinati a restare il pilastro fondamentale della futura Pac. Galan, però, aveva anche ammesso che il bilancio della nuova politica agricola sarà più basso di quello relativo al periodo 2007-2013, per via della crisi economica. Il quadro. Negli ultimi anni il bilancio annuale della politica agricola europea si aggirava intorno ai 50 miliardi di euro, pari a circa il 40% del budget complessivo dell'Ue. La maggior parte di questi fondi viene assorbita da aiuti diretti annuali agli agricoltori dei vari stati membri, ma la distribuzione è diseguale. Oggi un contadino greco prende in media 500 euro a ettaro, mentre un collega lettone riceve circa 100 euro a ettaro. Un agricoltore italiano, invece, prende circa 300 euro per ettaro. Rendita minima, più bonus. Nel corso del dibattito sulla Pac è emersa la proposta di creare un unico pagamento a tasso fisso per tutti i contadini europei. Questa opzione, però, non tiene conto delle diverse condizioni che sussistono nei vari paesi e nelle varie regioni europee. Per questo Ciolos ha pensato di presentare un sistema misto: da un lato una rendita minima per tutti gli agricoltori europei, dall'altro una serie di aiuti aggiuntivi come quelli legati a azioni ecologiche. Ad esempio la rotazione delle colture. La sostenibilità del resto è uno dei punti centrali sollevati nei mesi scorsi dall'Europarlamento. Tempistica. L'Assemblea di Strasburgo ha presentato il suo contributo alla riforma, approvando a luglio la relazione di George Lyon, in cui si sottolinea la necessità di una Pac più sostenibile. La Commissione Ue pubblicherà le linee guida sul futuro della Pac a fine novembre e presenterà proposte di legge intorno a metà 2011. Poi la palla passerà a eurodeputati e governi europei, che dovranno emendare e approvare le proposte dell'esecutivo comunitario. Le nuove regole dovrebbero entrare in vigore nel 2014.