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Il modello da esibire all'inizio della verifica

del 12/10/2010
di: Duilio Liburdi
Il modello da esibire all'inizio della verifica
La dichiarazione riservata dovrà sempre essere esibita all'inizio dell'attività di verifica o nei trenta giorni successivi alla ricezione di un atto formale quale l'avviso di accertamento o un questionario. Questo senza che la specifica previsione in materia di esibizione della dichiarazione riservata sia prevista nell'ambito di una disposizione normativa ma solo nelle indicazioni di prassi. Il che, evidentemente, potrebbe riproporre la problematica in merito alla possibilità che l'esibizione in questione possa avvenire anche soltanto al momento di un eventuale contenzioso, in linea con la precedente interpretazione fornita dall'amministrazione finanziaria. Una volta esibita la dichiarazione riservata partiranno le attività di controllo sulla tenuta dello scudo fiscale come delineate dalla circolare n. 52 del 9 ottobre scorso.

L'esibizione della dichiarazione riservata. In apertura della circolare n. 52 viene riproposta la posizione già espressa dall'amministrazione finanziaria in relazione al momento entro il quale il contribuente, interessato da una attività di controllo, deve provvedere a dare notizia del fatto di avere effettuato lo scudo fiscale. Il documento di prassi afferma che ciò deve avvenire in sede di inizio di accessi, ispezioni e verifiche ovvero entro i trenta giorni successivi a quello in cui l'interessato ha formale conoscenza di un avviso di accertamento o di rettifica o di un atto di contestazione di violazioni tributarie, compresi gli inviti, i questionari e le richieste di cui agli articoli 51, comma 2, del dpr 26 ottobre 1972, n. 633 e all'articolo 32 del dpr 600/73. Per formale conoscenza si intende la notifica, ritualmente eseguita, dei predetti atti. Tale indicazione, come accennato, è contenuta esclusivamente nei documenti di prassi ma non ha di fatto una copertura normativa che, in realtà, avrebbe potuto essere inserita anche mediante l'inserimento di una specifica previsione nel decreto legge n. 194 del 2009 che ha riaperto le operazioni di sanatoria sino ai primi mesi del 2010.

Le conseguenze della esibizione della dichiarazione riservata. Una volta che il contribuente ha fatto presente di avere effettuato lo scudo fiscale, si avviano i controlli analiticamente descritti nella circolare n. 52 che muovono, essenzialmente, dalla verifica dei presupposti di accesso alla sanatoria e cioè il fatto di detenere all'estero, alla data del 31 dicembre 2008, attività in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale. Il meccanismo è dunque così sintetizzabile:

Esibizione della dichiarazione riservata (o delle dichiarazioni riservate) con evidenziazione dell'importo fino al quale, in linea di principio, opera la copertura da accertamento;

L'esibizione avviene in un momento che, tranne il caso di avviso di accertamento, non è quello finale ai fini della concretizzazione della eventuale pretesa tributaria rilevabile solo a chiusura dell'attività di controllo;

Avvio della verifica sulla «validità» dello scudo.

Pertanto, il meccanismo della sanatoria potrebbe operare in modo tutt'altro che automatico soprattutto tenendo conto che, attraverso recenti modifiche normative, gli accertamenti sulle persone fisiche devono essere preceduti da una attività istruttoria e da un contraddittorio. Si pensi, ad esempio, alla nuova formulazione delle disposizioni in materia di accertamento sintetico di cui all'articolo 38 del dpr n. 600 del 1973. Peraltro, la problematica relativa al momento di esibizione della dichiarazione riservata era stata già affrontata dall'amministrazione finanziaria in relazione al decreto legge n. 350 del 2001 (il primo scudo fiscale) e, in quella occasione, era stato affermato che l'esibizione della stessa poteva avvenire anche solo al momento del contenzioso o, per meglio dire, non era stato identificato un momento entro il quale doveva essere esibita la dichiarazione riservata.

Sul punto, peraltro, si potrebbe sostenere, al fine di trovare una relazione normativa con quanto previsto dalle circolari dell'agenzia delle entrate, che nel caso di specie possa operare quanto previsto dall'articolo 32, comma 4, del dpr n. 600 del 1973 in merito alla inutilizzabilità di quanto non prodotto rispetto alle richieste formulate dall'amministrazione finanziaria. In linea di principio, evidentemente, anche la dichiarazione riservata costituisce un documento sul quale fondare, nello specifico, la preclusione ad un accertamento ma sarebbe stato senza dubbio più opportuno fornire una copertura normativa alle possibilità di richiesta della dichiarazione contenente la sanatoria attivata dal contribuente. Senza contare che, laddove l'ipotesi sia quella della notifica di un avviso di accertamento, il sistema generale previsto dall'articolo 32 prima richiamato potrebbe comunque non garantire la posizione sostenuta nei documenti di prassi in sede contenziosa rispetto al vaglio del giudice.

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