Ancora più critico, se possibile, è Luigi Carunchio dell'Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili. Che spiega: «Voglio pensare che si tratti di un errore, perché altrimenti sarebbe semplicemente incredibile e inaccettabile. Non si può auspicare la riforma delle libere professioni, chiedere alla nostra categoria di collaborare con l'Amministrazione finanziaria e poi prendere una simile decisione. In questo modo si creerebbe una sovrapposizione tra chi possiede specifiche qualifiche professionali e chi no. L'Unione Giovani, nel caso, si farà sentire e contatterà direttamente il ministro Alfano, anche se non credo che firmerà il decreto. Perché se le cose stanno come sembra, non potremo far altro che alzar barricate».
E l'aria non è tanto diversa in casa delle altre sigle di categoria. Per Marco Cuchel della Fondazione Commercialistitaliani «l'unico riconoscimento possibile può essere per quelle professioni che svolgono delle attività libere da sovrapposizioni con altre categorie. Mentre per Giuseppe Pozzato dell'Associazione nazionale dei commercialisti «il problema sta a monte: ogni professione che ha alla base un praticantato e un esame di stato dovrebbe avere delle attività riservate. Solo così si eviterebbero situazione di confusione come quella che si profila all'orizzonte».
Saluta con favore, invece, l'operato del ministero della giustizia l'Ancot. Il decreto, prossimo alla firma per la Lapet, infatti, aprirebbe la strada anche alle altre tre associazioni di tributaristi (oltre all'Ancot ci sono Ancit e Int) che hanno fatto richiesta di accreditamento secondo i criteri previsti dall'articolo 26 del dlgs 206/2007.
