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Monta la protesta dei commercialisti

del 09/10/2010
di: di Ignazio Marino
Monta la protesta dei commercialisti
Monta la protesta dei commercialisti contro il decreto, alla firma del ministro della giustizia Angelino Alfano, che darà la possibilità ai tributaristi della Lapet di partecipare alle piattaforme europee sulle professioni (si veda ItaliaOggi di ieri). «La politica del si a tutti non paga; è dannosa per la nostra categoria e non è utile al Paese», così si esprime Marco Rigamonti, presidente di Aidc - Associazione italiana dottori commercialisti, nel commentare il provvedimento in itinere. «È inaccettabile la posizione del Ministero della Giustizia nei confronti delle libere professioni: nel momento in cui sono aperti più tavoli per pervenire celermente ad una invocata riforma, contemporaneamente si da voce ed illusoria speranza ad un surrettizio riconoscimento di una associazione che raggruppa lavoratori autonomi, che da sempre tentano di sovrapporsi alla professione dei dottori commercialisti. Prendo atto della nota del Ministero della Giustizia e mi auguro vivamente che il Ministro Alfano non firmi il decreto di riconoscimento», prosegue Rigamonti, «altrimenti occorrerà spiegare bene ai giovani quali motivi resteranno per indurre loro a seguire un percorso qualificante, quando più facilmente il tutto potrà essere realizzato con un non obbligatorio diploma di scuola media superiore. A ciò si aggiungano gli ovvi riflessi sulla affidabilità delle prestazioni richieste dal mercato e senza aver valutato, non ultimo, le devastanti conseguenze sui sistemi previdenziali collegati alle libere professioni, inevitabilmente compromessi da un andamento demografico non più certo».

Ancora più critico, se possibile, è Luigi Carunchio dell'Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili. Che spiega: «Voglio pensare che si tratti di un errore, perché altrimenti sarebbe semplicemente incredibile e inaccettabile. Non si può auspicare la riforma delle libere professioni, chiedere alla nostra categoria di collaborare con l'Amministrazione finanziaria e poi prendere una simile decisione. In questo modo si creerebbe una sovrapposizione tra chi possiede specifiche qualifiche professionali e chi no. L'Unione Giovani, nel caso, si farà sentire e contatterà direttamente il ministro Alfano, anche se non credo che firmerà il decreto. Perché se le cose stanno come sembra, non potremo far altro che alzar barricate».

E l'aria non è tanto diversa in casa delle altre sigle di categoria. Per Marco Cuchel della Fondazione Commercialistitaliani «l'unico riconoscimento possibile può essere per quelle professioni che svolgono delle attività libere da sovrapposizioni con altre categorie. Mentre per Giuseppe Pozzato dell'Associazione nazionale dei commercialisti «il problema sta a monte: ogni professione che ha alla base un praticantato e un esame di stato dovrebbe avere delle attività riservate. Solo così si eviterebbero situazione di confusione come quella che si profila all'orizzonte».

Saluta con favore, invece, l'operato del ministero della giustizia l'Ancot. Il decreto, prossimo alla firma per la Lapet, infatti, aprirebbe la strada anche alle altre tre associazioni di tributaristi (oltre all'Ancot ci sono Ancit e Int) che hanno fatto richiesta di accreditamento secondo i criteri previsti dall'articolo 26 del dlgs 206/2007.

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