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Scudo fiscale, partono i controlli

del 09/10/2010
di: di Duilio Liburdi
Scudo fiscale, partono i controlli
Parte la campagna di controllo sullo scudo fiscale: particolare attenzione, in sede di verifica, dovrà essere posta sull'esistenza delle condizioni di accesso e cioè sulla detenzione all'estero delle attività oggetto di sanatoria alla data del 31 dicembre 2008.Potrà dunque essere richiesta la documentazione di appoggio alla sanatoria senza che questo, peraltro, comprometta l'effetto di copertura da accertamento laddove, evidentemente, sia legittimo il presupposto di accesso alla sanatoria. È questo, in sintesi, il messaggio contenuto nella circolare n. 52 dell'agenzia delle entrate di ieri con la quale l'amministrazione finanziaria ha diramato le linee di condotta in relazione ai controlli che saranno effettuati laddove, in caso di attività ispettiva, il contribuente opporrà la dichiarazione riservata. Va comunque tenuto presente come, sino al prossimo 31 dicembre 2010 è ammesso il perfezionamento dello scudo fiscale laddove, originariamente, sussistessero delle cause ostative al momento dell'affidamento all'intermediario della dichiarazione riservata, circostanza questa attestata direttamente dal soggetto che presentava la dichiarazione riservata.

La residenza in Italia. Presupposto per l'accesso allo scudo fiscale era la residenza in Italia ai sensi dell'articolo 2 del Tuir. Questo prerequisito formerà oggetto dei controlli evidenziando come la presentazione della dichiarazione riservata, con particolare riferimento a quei soggetti emigrati in Stati o territori black list, costituiva una attestazione di residenza sul territorio nazionale.

Le condizioni di accesso al 31 dicembre 2008. Come noto, la sanatoria introdotta dal decreto legge n. 78 del 2009 era consentita soltanto nell'ipotesi in cui, alla data del 31 dicembre 2008, si detenessero attività all'estero in violazione delle disposizioni sul monitoraggio fiscale. Anche tale aspetto veniva di fatto autocertificato dal contribuente mediante la presentazione della dichiarazione riservata. È però evidente, a tale proposito, la preoccupazione dell'amministrazione finanziaria che è quella di trovarsi di fronte ad una dichiarazione riservata che inibisce sino a concorrenza degli importi indicati l'attività di accertamento ma con una indicazione che non aveva nulla a che fare con una detenzione di beni o attività all'estero alla data indicata dalla legge. Al contribuente, dunque, potrà essere richiesta documentazione a supporto di quanto evidenziato nello scudo e, in particolare :

- per il «denaro» lo Stato estero (o gli Stati esteri) in cui era detenuto al 31 dicembre 2008 e le modalità della detenzione (conti correnti, affidamento a fiduciari, etc.);

- per le «altre attività finanziarie» la tipologia di attività (azioni, obbligazioni, quote di fondi di investimento) e lo Stato estero (o gli Stati esteri) in cui erano detenute al 31 dicembre 2008;

- per gli «altri investimenti di natura non finanziaria» la tipologia dell'investimento (opere d'arte, gioielli, etc.) e lo Stato estero (o gli Stati esteri) in cui era detenuto al 31 dicembre 2008;

- per i «beni immobili e diritti immobiliari» la natura dei beni e dei diritti e lo Stato estero (o gli Stati esteri) in cui erano detenuti al 31 dicembre 2008.

Oggetto di richiesta potrà essere anche la circostanza sulla conferma che le attività dichiarate non erano già detenute in epoca antecedente al periodo d'imposta oggetto del controllo in quanto, nella contraria ipotesi, le stesse non possono ritenersi «riferibili» agli imponibili relativi al detto periodo con la conseguente inopponibilità del relativo rimpatrio.

Particolare attenzione dovrà essere poi posta in relazione alle ipotesi di regolarizzazione in quanto la stessa poteva essere effettuata attestando il possesso dell'attività estera sulla scorta di una documentazione rilasciata dall'intermediario non residente. Un riscontro dello scudo verrà effettuato anche tramite gli intermediari ai quali verrà richiesta la copia della dichiarazione riservata nonché delle altre informazioni.

Le modalità dello scudo. Posto che lo scudo poteva essere effettuato mediante rimpatrio o regolarizzazione, una attenzione particolare dovrà essere posta su alcune tipologie di attività e sulla effettività del loro rientro in Italia. La circolare, a titolo di esempio, fa il caso delle quote rappresentative del capitale sociale di società con sede in Paesi dove sono ammesse azioni al portatore o di obbligazioni emesse da società residenti in Paesi dove non è obbligatorio il deposito del bilancio. Inoltre, a specifico rischio di abuso va considerata l'ipotesi del rimpatrio cosiddetto «giuridico», da Paesi cosiddetti «black list», avente ad oggetto denaro contante.

Le cause ostative e l'effetto copertura dello scudo. Come noto, lo scudo non poteva operare se alla data di presentazione della dichiarazione riservata era in essere una attività di controllo nei confronti del contribuente anche mediante l'invio di questionari. Tale verifica appare essere preliminare in relazione agli atti che risultano già a disposizione dell'amministrazione finanziaria. Laddove lo scudo sia valido, la circolare ricorda come la preclusione ai fini dell'accertamento opera in relazione a tutti i tributi a condizione che vi sia un collegamento, anche astratto, tra quanto accertabile e quanto sanato.

Un interessante passaggio riguarda il periodo di imposta di detenzione delle attività all'estero ed il periodo oggetto di accertamento. Si fa l'esempio di un immobile scudato acquistato ed interamente pagato nel 2006, dove eventuali maggiori imponibili accertabili per il periodo d'imposta 2007 non possono essere stati utilizzati per l'acquisizione di detta attività. Di contro, potrebbe risultare plausibile che i maggiori imponibili stessi siano stati utilizzati per la ristrutturazione dell'immobile e, pertanto, accertata l'avvenuta ristrutturazione, gli effetti preclusivi potranno essere ammessi, anche in mancanza di una prova specifica circa il collegamento tra i fondi oggetto di evasione e quelli impiegati per la ristrutturazione in parola. Tale seconda affermazione appare ampliare le ipotesi di copertura in relazione ai periodi di imposta accertabili soprattutto in relazione a particolari tipologie di accertamento quali, ad esempio, il redditometro.

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