Sul punto in sentenza si legge che «per completezza di esame dev'essere infine rilevato che i motivi di ricorso non appaiono fondati». Infatti, «la donazione indiretta è caratterizzata dal fatto che viene posto in essere, anziché il tipico negozio della donazione diretta, un negozio oneroso che produce, in concomitanza con l'effetto diretto che gli è proprio, l'effetto indiretto dell'arricchimento senza corrispettivo del destinatario della liberalità».
Dunque, hanno concluso i giudici, «correttamente l'ordinanza ha escluso che il versamento di somme di denaro sul conto corrente del destinatario dell'atto di liberalità possa qualificarsi donazione indiretta, trattandosi, invece, eventualmente di donazione diretta».
Il caso riguarda una grossa frode carosello con capitali depositati anche all'estero. L'imprenditore di una spa di Milano era stato accusato di alcuni reati fiscali, fra cui frodi ed evasioni. Poi, grazie allo scudo fiscale approvato nel 2002 aveva fatto rientrare in Italia 500 mila euro. Quindi li aveva donati alla moglie. Ma subito dopo era scattato il sequestro finalizzato alla confisca.
A nulla è servita la giustificazione secondo cui la signora avrebbe tenuto il denaro fermo per almeno quattro anni. Infatti dal gup al riesame e ieri infine la Cassazione, hanno confermato la misura cautelare e l'ordinanza è stata annullata con rinvio solo per la morte dell'imputato. Insomma per i giudici donare alla moglie quel denaro non era altro che una simulazione e quindi insufficiente a bloccare la misura cautelare.
