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Ditte no stop, anche sotto sequestro

del 07/10/2010
di: di Debora Alberici
Ditte no stop, anche sotto sequestro
Il pacchetto sicurezza dell'anno scorso dà il via libera alle aziende messe sotto sequestro di continuare l'attività. Infatti, può essere nominato «un custode che abbia poteri di vera e propria gestione». È quanto sancito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 35801 del 6 ottobre 2010, ha respinto il ricorso della Procura di Trento, fornendo una delle prime interpretazioni al pacchetto sicurezza approvato l'anno scorso. La vicenda prende le mosse a Trento. Lo stabilimento industriale di una grande azienda era stato sottoposto dal Gip a sequestro preventivo a causa di emissioni moleste di fumo, gas e polveri. La misura era stata confermata dal tribunale del riesame. Nel frattempo era stato nominato, su istanza del giudice, un custode incaricato della gestione. Contro questa decisione la Procura ha fatto ricorso in Cassazione. La terza sezione penale lo ha respinto condividendo in pieno le osservazioni dei giudici di merito sull'ultimo pacchetto sicurezza. In particolare, si legge in sentenza che «a seguito. dell'entrata in vigore dell'art. 104 bis disp. att. c.p.p., inserito nel codice di rito dall'art. 2, comma 9, lett. b), legge 15 luglio 2009, n. 94, in forza del quale nel caso in cui il sequestro preventivo abbia per oggetto aziende, società ovvero beni di cui sia necessario assicurare l'amministrazione l'autorità giudiziaria nomina un amministratore giudiziario, nulla osta al fatto che l'attività produttiva continui anche in pendenza di un provvedimento di sequestro preventivo che abbia ad oggetto beni per i quali si ponga un'esigenza di utile gestione». In altri termini, se di norma i poteri che competono al custode sono attinenti alla mera custodia a fini conservativi delle cose in sequestro, la cui disponibilità è opportuno che sia sottratta alla persona sottoposta alle indagini, nulla vieta - ed anzi ora l'art. 104 bis disp. atto c.p.p. espressamente consente - che nella sfera dei poteri del custode rientri anche l'amministrazione dei beni in sequestro, con esercizio di poteri di vera e propria gestione.

Sulla base dell'interpretazione di queste nuove disposizioni gli Ermellini concluso che «in caso di sequestro preventivo dello stabilimento produttivo che abbia cagionato emissioni moleste e imbrattamenti di fiumi, gas e polveri in assenza di autorizzazione, pur ritenuta la attualità del periculum di reiterazione dei reati, sussiste l'opportunità di non impedire totalmente l'attività produttiva, in attesa che gli impianti di smaltimento fumi e polveri vengano portati a norma, al fine di salvaguardare l'attuale livello occupazionale: esigenza quest'ultima conseguibile con la nomina di un custode idoneo a gestire e portare avanti il processo produttivo nel rispetto dei parametri normativi ed autorizzatori in tema di emissioni, essendo possibile la nomina di un amministratore dei beni sottoposti a sequestro preventivo perché dia anche corso agli adempimenti necessari a ripristinare lo stato antecedente la condotta illecita».

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