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Shock sui compensi dei manager

del 06/10/2010
di: di Andrea Bongi
Shock sui compensi dei manager
Nessun commercialista avrebbe mai potuto dire in passato al suo cliente che i compensi erogati agli amministratori della società di capitali non sarebbero stati deducibili. Lo ha ammesso ieri Mario Cicala, giudice della Cassazione tributaria, nel corso del Talk show televisivo organizzato da ItaliaOggi e andato in onda sul Class/Cnbc. L'affermazione serve egregiamente a mettere in risalto la novità e la imprevedibilità dell'ordinanza del 13 agosto. Indirettamente, segnala anche gli enormi problemi che si potrebbero creare nel caso questo orientamento giurisprudenziale dovesse consolidarsi: basti pensare agli effetti che potrebbe avere una massiccia campagna di accertamento per gli anni non ancora prescritti, e la iniquità dell'applicazione delle sanzioni conseguenti a un mutamento imprevedibile degli orientamenti giurisprudenziali.

Ma non sembra siano disponibili facili soluzioni, salvo che sulla stessa questione non intervengano le sezioni unite della Cassazione per dirimere, definitivamente, le questioni sollevate dalla famosa ordinanza del 13 agosto scorso. Altro possibile rimedio all'incertezza normativa creata dal citato precedente giurisprudenziale, potrebbe giungere da una nuova e diversa pronuncia di altra sezione della Suprema corte oppure da un intervento legislativo ad hoc.

Ma al dispositivo di quella ordinanza così come a quello di altre recenti prese di posizione della Suprema corte (abuso del diritto, economicità degli atti) è prioritario dare risposte e soluzioni normative per scongiurare il clima di incertezza giuridica che necessariamente ne consegue. È questo il coro unanime pronunciato dagli altri intervenuti alla tavola rotonda per i quali l'iper attività della Cassazione in materia tributaria rischia di creare una vera e propria deriva giuridica.

Molto duro con la Cassazione in materia tributaria il presidente del Cndcec, Claudio Siciliotti. Rivendicando il ruolo che i commercialisti hanno assunto sulla vicenda, di fatto i primi e gli unici a denunciare l'orientamento non certo imparziale assunto dai giudici di legittimità, Siciliotti ha ricordato come questo sia uno degli aspetti prioritari da risolvere per il nostro paese e del quale il legislatore deve farsi carico. Purtroppo, continua Siciliotti, la risposta fornita nel corso del recente question time alla camera sulla vicenda dell'indeducibilità dei compensi degli amministratori di società di capitali, non ha invece contribuito a risolvere nessuno dei problemi sul tappeto. Anche per il professor Giuseppe Marino dell'università degli studi di Milano, intervenuto al dibattito, risulta veramente difficile condividere i contenuti dell'ordinanza sui compensi agli amministratori. Occorre inoltre considerare, ha ricordato Marino, gli aspetti retroattivi delle sentenze che finiscono per incidere sui comportamenti pregressi dei contribuenti. Lo Statuto del contribuente inibisce al legislatore l'uso di norme retroattive ma lo stesso dovrebbe valere anche per le sentenze della Cassazione. Attenzione poi all'impatto delle sentenze sulle sanzioni amministrative tributarie. Si tratta di sanzioni di natura «rieducativa» che mal si addicono a fronte di pronunce retroattive ed innovative come quella dell'agosto scorso.

Per l'Onorevole Maurizio Leo (membro della commissione finanze della camera) invece, con alcune sentenze si finisce per mettere in discussione quegli elementi di certezza che il legislatore del Tuir aveva voluto sancire con estrema chiarezza nel lontano 1986. L'ordinanza dell'agosto scorso si basa su di una errata interpretazione sistematica delle norme del testo unico vigenti ante 2004. Anche per Leo la risposta fornita all'interrogazione parlamentare nei giorni scorsi ha complicato ancor più la questione. Se i compensi sono indeducibili, ha ricordato Leo, allora occorre procedere con il rimborso delle imposte pagate sugli stessi da parte degli amministratori.

A parte i dottori commercialisti, ha sottolineato infine Leo, stranamente le altre categorie economiche non si sono pronunciate sui rischi derivanti dall'iper attività della Cassazione tributaria. Il giudice Mario Cicala invece ha sottolineato come l'ordinanza in questione sia stata emessa dalla cosiddetta «sezione filtro» della Suprema corte. Tale sezione, composta da giudici di indubbia esperienza e capacità, finisce spesso per prendere posizione anche su materie controverse ed importanti. La giurisdizione, ha ricordato Cicala, ha indubbiamente un ruolo estremamente attivo nel paese in tutti settori del diritto. Anche la cassazione tributaria segue questa linea di tendenza. Questa iper attività crea, naturalmente, incertezza e instabilità nel diritto che gli stessi magistrati devono sempre tener presenti nella stesura delle sentenze. Quanto alle possibili soluzioni Cicala ha ricordato la possibilità di un intervento delle sezioni unite o una nuova presa di posizione da parte di altra sezione della Corte.

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