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Basta sacrifici solo per il personale

del 05/10/2010
di: La Redazione
Basta sacrifici solo per il personale
«Chiediamo procedure rapide per verificare lo stato delle maggiori entrate fiscali e destinarle al finanziamento del contratto dei dipendenti pubblici, scaduto il 31 dicembre scorso».

È quanto afferma Massimo Battaglia, segretario generale della Federazione Confsal-Unsa nell'ambito della riunione nazionale dei dirigenti sindacali in corso dal 4 al 5 ottobre a Verona.

«La manovra economica del governo è stata dura soprattutto per i dipendenti pubblici, i cui blocchi dei contratti porteranno un risparmio stimato di circa 5 miliardi di euro. Eppure, ogni anno, gli evasori sottraggono alle casse dello stato risorse per più di 120 miliardi. Oggi che i primi frutti di una seria lotta all'evasione fiscale si iniziano a intravedere, è prioritario che proprio le categorie sociali che sono state maggiormente colpite dalla manovra siano le destinatarie delle risorse introitate. È necessario perciò reinvestire le maggiori entrate derivanti a fine 2010 per aprire le trattative del contratto di lavoro dei pubblici dipendenti.» sostiene Battaglia, il quale aggiunge «Non è possibile che una norma di legge blocchi il rinnovo del contratto, quando proprio un anno fa insieme al governo abbiamo sottoscritto un nuovo modello contrattuale che doveva partire in via sperimentale per il triennio 2010-2012».

All'incontro con i dirigenti nazionali, regionali e provinciali della Federazione Confsal-Unsa, Battaglia ha ricordato che in una cornice di crisi complessiva, acuita dall'instabilità monetaria europea e con l'esigenza dell'Italia di sostenere la Grecia con uno stanziamento di 14 miliardi di euro in tre tranche, la Federazione Confsal-Unsa di concerto con la Confsal ha scelto la strada della responsabilità. Responsabilità verso il paese, poiché lo stesso presidente della repubblica ha chiesto a tutte le forze politico-sociali di lavorare insieme per affrontare questo difficile passaggio storico; e responsabilità verso i lavoratori, visto che la Federazione ha condotto la sua opera di mediazione e dialogo con le istituzioni senza chiedere ai dipendenti di partecipare a scioperi il cui unico esito sarebbe stato quello di decurtarne uno stipendio già magro. Del resto le esigue adesioni agli scioperi proclamati da altre organizzazioni sindacali hanno dimostrato il fallimento della «politica dell'Aventino», cioè di quella politica che si chiude alla dialettica e che costruisce un muro contro muro. «L'autonomia sindacale ha una sua identità molto ben consolidata; nel nostro dna siamo liberi da vizi ideologici che condizionano le scelte. L'anima dell'autonomia sindacale è costituita da dialogo e dall'apertura al confronto. Ma bisogna essere capaci di parlare e fare controproposte e non tutti sono in grado di farlo con la necessaria competenza», ha osservato Battaglia davanti ai quadri sindacali «Il governo voleva bloccare il salario accessorio individuale, impedendo il superamento dello stipendio rispetto ai valori del 2010. Ebbene, proprio con il dialogo abbiamo mostrato alla parte pubblica l'esistenza di una convergenza di interessi delle amministrazioni con quelli dei dipendenti, facendo slittare il calmiere da un piano individuale ad uno collettivo. L'effetto è che nel 2011 il Cud dei dipendenti potrà essere maggiore di quello del 2010».

E in effetti risultati della politica del dialogo si sono registrati anche nell'ambito delle progressioni economiche dei dipendenti, che sono ammesse ove realizzate entro il 31 dicembre di quest'anno. «I risultati per i lavoratori si portano facendo gli accordi», prosegue Battaglia. «Nessun vantaggio in busta paga si può ottenere ritirandosi in “beata solitudine”».

Ricordata l'identità culturale del sindacato autonomo che lo fa essere un'alternativa ad altri percorsi di aggregazione sindacale e richiamate le scelte politiche basate sulla volontà di essere un'organizzazione propositiva, il segretario generale ha delineato davanti ai responsabili territoriali le future priorità della Federazione Confsal-Unsa. «La nostra battaglia principale è per il reddito dei lavoratori. Reclamiamo una politica di sostegno al potere di acquisto dello stipendio, che si può attuare puntando su un mix di strumenti, tutti percorribili simultaneamente, quali l'utilizzo delle maggiori entrate al 2010 per la riapertura dei contratti di lavoro, la defiscalizzazione degli emolumenti e pensioni, la destinazione ai fondi unici di amministrazione dei risparmi di spesa sui gettoni di presenza, autoblu e consulenze». L'impegno della Federazione si concentra sullo stipendio perché proprio esso è da tempo oggetto di una campagna ad hoc per legittimare misure di contenimento della spesa pubblica. In questa operazione è stata asserita la superiore progressione degli stipendi pubblici rispetto a quelli del mondo privato, quando invece i dati diffusi sono costruiti ad arte e non rappresentativi della realtà. «Dobbiamo continuare a denunciare questo modo di operare» dichiara Battaglia «poiché esistono differenze stipendiali notevolissime nel pubblico impiego: a fronte di una maggioranza di stipendi medio bassi esistono sacche di privilegio che drenano una quota importante di risorse. Suona come fumo negli occhi la decurtazione del 10% dagli stipendi per la parte eccedente i 150 mila euro se la maggior parte dei dipendenti pubblici non arriva a 30 mila euro lordi all'anno. È ora di ripensare la piramide stipendiale ex novo, poiché la crisi economica e l'inflazione stanno aumentando pericolosamente lo stato di indigenza e di difficoltà del ceto medio. Diciamo basta alla diffusione di dati aggregati sulla spesa pubblica per gli stipendi dei lavoratori che contempla insieme retribuzioni di prefetti, diplomatici e magistrati (che arrivano ad oltre 170 mila euro annui alla Corte dei conti) con quello dei dipendenti non dirigenti; riscontriamo in tutto ciò una volontà per mantenere uno status quo divenuto però ai più insostenibile, non solo eticamente ma anche economicamente.» I dati reali in effetti confermano l'analisi del segretario generale poiché dal 2000 al 2009 la retribuzione di un dipendente medio è aumentata del 20,38%, e non del 39% come da qualcuno diffuso, ed è stata più che erosa dalla crescita dei beni di consumo del 20,9%. Il blocco triennale del contratto rappresenta un macigno sul potere di acquisto dei dipendenti pubblici. «Di qui l'urgenza per la classe politica», afferma Battaglia, «di riconsiderare dalle fondamenta la politica sulle retribuzioni, sostenerne il potere di acquisto dei dipendenti con lo strumento della defiscalizzazione, direzionare le maggiori entrate fiscali verso quei lavoratori che sono alla base della piramide stipendiale e utilizzare i risparmi di spesa per incentivare la produttività.»

La riunione nazionale dei quadri sindacali della Federazione è stata anche l'occasione per un confronto complessivo anche sulle altre questioni che formano il quadro politico sindacale. La Confsal-Unsa non è stata contraria alla realizzazione della riforma in senso meritocratico della pubblica amministrazione, che tra l'altro questo governo ha ereditato (e non inventato) dal precedente contratto siglato da tutte le organizzazioni sindacali. Anche in questo la Confsal-Unsa ha confermato il proprio senso di responsabilità per il paese e verso i lavoratori seri. Ha più volte evidenziato però la necessità di correggere il tiro su alcuni aspetti cruciali, quali la rigidità delle fasce di merito previste dal dlgs n. 150/09, trovando anche la disponibilità del ministro subordinata a una prima sperimentazione sul campo, come dichiarato dallo stesso Brunetta all'ultimo congresso nazionale della Confsal. «Una seria riforma della pubblica amministrazione, però», continua Battaglia, «non può realizzarsi a fronte di un blocco del turnover. La produttività di ogni organizzazione è sempre condizionata alla presenza di una massa critica di capitale umano da mettere in campo per raggiungere eccellenti livelli di prestazioni. Per questo occorre investire nel personale, sia nella formazione di quello in servizio, sia verso quello del futuro consentendo un più ampio turn over. Con un tasso di disoccupazione giovanile come quello attuale, che non prorompe in disordini sociali solo grazie alla rete di sostegno familiare che costituisce l'ossatura della nostra società, è compito della classe politica trasformare la p.a. non nell'ottica di utilizzarla come al solito come un carrozzone di “fabbrica di voti”, ma in un complesso efficiente e in grado di accogliere le nuove generazioni all'interno di processi lavorativi ottimizzati per utilizzarne al meglio le competenze informatiche e tecnologiche. I lavoratori di oggi e i giovani disoccupati non devono pagare l'incapacità gestionale e progettuale di altri».

Nella relazione presentata ieri, il segretario generale ha anche parlato della necessità di scrivere un nuovo accordo collettivo quadro sulle prerogative sindacali. «Negli anni si sono succedute molte norme che si sono sovrapposte. Abbiamo bisogno di una sistematizzazione di tutta la materia elaborando un testo unico e ciò va realizzato nell'ambito di una ridefinizione dei compiti e delle prerogative sia dei rappresentati sindacali delle Rsu, sia dei dirigenti sindacali in senso lato. È prioritario costruire un rinnovato spazio per la contrattazione nazionale e decentrata, che non sia angusto ma che abbia un senso. Non possiamo accettare ad esempio che le elezioni Rsu siano annichilite a una funzione di conteggio del consenso delle organizzazioni sindacali, poiché per quello può bastare il numero degli iscritti. L'attività sindacale è costituzionalmente garantita e perciò reclamiamo un suo svolgimento reale per realizzare una costruttiva partecipazione dei lavoratori al sistema pubblico. Anche qui dobbiamo dire chiaramente che una solida riforma che ha l'ambizione di durare nel tempo e migliorare la pubblica amministrazione non è realizzabile se non si promuovono dei percorsi di partecipazione e condivisione con i lavoratori e i loro rappresentanti».

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