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Fidelity card onesta

del 05/10/2010
di: di Daniele Cirioli
Fidelity card onesta
Approfittare della «carta fedeltà» legittima il licenziamento disciplinare. Caricare la propria tessera per gli acquisti scontati con punti inesistenti, infatti, denota un comportamento tale da incrinare la fiducia del rapporto di lavoro, specie di chi è addetto alle casse e, quindi, opera a stretto contatto del patrimonio aziendale. La fidelity card, inoltre, non rientra tra le norme sul controllo dell'attività di lavoro. In tal caso, infatti, la sottoposizione al controllo del datore di lavoro dipende dalla scelta del lavoratore, il quale vi si può sottrarre non utilizzando la tessera fedeltà. Lo stabilisce, tra l'altro, una ordinanza emessa dal tribunale di S. Maria Capua Vetere depositata il 28 settembre scorso.

La questione. L'ordinanza del tribunale, relativa all'impugnazione di licenziamento disciplinare di un lavoratore, afferma la non sussistenza delle ragioni per procedere alla tutela d'urgenza richiesta per il riesame dal lavoratore. La questione riguarda un cassiere licenziato per avere approfittato della posizione di dipendente di un negozio, e aver caricato ripetutamente una fidelity card (è la carta che, caricata di punti in occasione degli acquisti, consente di ricevere abbuoni e promozioni) senza averne diritto.

Licenziamento legittimo. L'ordinanza, in sostanza, ritiene legittimo il licenziamento disciplinare adottato dall'azienda nei confronti del lavoratore. Ciò che rileva in questi casi, spiega, non è l'entità del danno cagionato al datore di lavoro, bensì la proiezione sul rapporto di lavoro di una condotta che è suscettibile di porre in dubbio la futura correttezza dell'adempimento. Nel caso specifico, peraltro, la condotta del lavoratore deve essere valutata alla luce delle mansioni svolte e in relazione alle quali deve ritenersi basilare il rapporto di fiducia, posto che, essendo addetto prevalentemente alle casse, il lavoratore opera a stretto contatto con il patrimonio aziendale. In definitiva, quindi, il fatto di aver posto in essere condotte reiterate e frequenti di illecito caricamento di punti sulla fidelity card, denota un comportamento intenzionale del lavoratore diretto a conseguire il beneficio derivante dalle promozioni e, quindi, tale da giustificare il venir meno del rapporto fiduciario con l'azienda.

La card non controlla il lavoro. Secondo il tribunale, le carte fedeltà non rientrano nell'ambito della disciplina normativa relativa al controllo dell'attività lavorativa (legge n. 300/1970). Gli impianti e le apparecchiature di controllo vietate, spiega l'ordinanza, sono quelli alle quali il lavoratore è sottoposto in forza di decisione del datore di lavoro e ai cui effetti il lavoratore non può sottrarsi nel normale svolgimento dell'attività lavorativa. Nel caso delle carte fedeltà, invece, la sottoposizione al controllo del datore di lavoro dipende da una scelta del lavoratore, il quale vi si può sottrarre non utilizzando la tessera fedeltà.

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