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Nuova protesta dei ricercatori

del 05/10/2010
di: La Redazione
Nuova protesta dei ricercatori
Sono oltre 25 mila, coprono il 40% della didattica e guadagnano circa 1.200 euro al mese. Mentre la riforma universitaria subisce una battuta d'arresto (il testo non arriverà nell'aula della camera prima del 14 ottobre) i ricercatori universitari riuniti nel Cnru (Coordinamento nazionale ricercatori universitari) mettono nero su bianco, in una lettera aperta a famiglie e studenti, il motivo del loro dissenso. E così si legge che i tagli al finanziamento li hanno visti già sacrificarsi negli anni «svolgendo un compito che permettesse di mantenere la qualità e la quantità dell'offerta formativa e cioè didattica». Questo significa, dicono, «che molti tra quelli che chiamate professori e che hanno insegnato corsi, hanno fatto esami, hanno assistito studenti nelle loro tesi», in realtà non «sono veri professori, ma ricercatori, gente che per dovere deve fare ricerca e non insegnare e fare lezione». Perché solo in questo modo, si legge ancora nella lettera, un ricercatore può incrementare il suo punteggio e fare carriera e diventare professore di ruolo.

«Mentre la didattica non è utile per fare carriera», ma loro ribadiscono di averla sempre fatta, aspettando il fatidico riconoscimento che ora esigono, insieme alla cancellazione dei tagli dei finanziamenti per l'università e alla previsione di un meccanismo di recupero sul blocco degli scatti stipendiali. Mentre, quindi, i ricercatori confermano l'astensione dall'attività didattica, costringendo la maggior parte degli atenei a rinviare l'inizio delle lezioni il governo cerca di fare quadrato intorno al ddl. Preso atto della decisione della conferenza dei capigruppo della camera di rinviare l'inizio della discussione in aula al 14 ottobre, la maggioranza sta trovando le possibili contromisure per scongiurare uno slittamento che i rettori considerano «la rottamazione dell'università». La strada potrebbe essere quella di tentare un'accelerazione in commissione e chiedere quindi l'anticipo della discussione in aula stessa.

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