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Pmi con riserva negli appalti

del 02/10/2010
di: di Andrea Mascolini
Pmi con riserva negli appalti
Suddivisione dei contratti di appalto in più lotti, riserva del 30% dei contratti a favore delle piccole e medie imprese; controlli sulla corresponsione dei pagamenti a favore dei subappaltatori, incentivi per consorzi e raggruppamenti di Pmi che partecipano ad appalti e a servizi pubblici locali affidati da comuni con meno di 5 mila abitanti, aggiudicazione anche con l'offerta economicamente più vantaggiosa e non solo con prezzo più basso, misure per favorire le Pmi per le opere compensative delle grandi infrastrutture, white list in ogni prefettura con obbligo di tracciabilità dei flussi finanziari. E' quanto prevede l'articolo 11 del disegno di legge sulla libertà di impresa, all'esame della commissione attività produttive della camera, approvato mercoledì. La disposizione, pur non modificando direttamente il codice dei contratti pubblici, prevede una serie di prescrizioni indirizzate alle amministrazioni, ma anche alle regioni e allo stato, finalizzate ad una maggiore trasparenza degli appalti e, in generale, ad un più agevole accesso agli appalti da parte delle piccole e medie imprese. A tale fine la norma chiede alle stazioni appaltanti di «suddividere i contratti in lotti e rendere visibili le possibilità di subappalto, garantendo la conoscibilità della corresponsione dei pagamenti da parte della stazione appaltante nei vari stati di avanzamento». Lo scopo è quello di frazionare l'appalto in più parti per garantire una pluralità di commesse alle piccole e medie imprese che, nella norma, sono anche beneficiarie dell'obbligo in capo alle amministrazioni di riservare una quota degli appalti non inferiore al 30 per cento. Per la fase di aggiudicazione, al fine di scongiurare un ulteriore aumento della «guerra sul prezzo», viene richiamata l'esigenza di tenere conto, oltre che del criterio del prezzo più basso, anche dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Il legislatore chiede inoltre di mettere a punto misure che possano favorire le aggregazioni fra micro e piccole imprese privilegiando associazioni temporanee di impresa, associazioni in partecipazione e forme consortili. Per gli appalti banditi da comuni che hanno meno di 5 mila abitanti il legislatore chiede inoltre di realizzare condizioni di favore per le micro e piccole imprese per l'accesso agli appalti pubblici di fornitura di servizi pubblici locali, per importi inferiori alle soglie stabilite dalla Ue. Vengono a tale fine indicati anche alcuni strumenti: favorire, nelle gare o nelle società miste, anche con meccanismi premiali, consorzi e forme di aggregazione di micro e piccole imprese locali; definire «lotti adeguati alla dimensione ottimale del servizio pubblico locale, nonché alle caratteristiche delle imprese presenti sul territorio potenzialmente interessate agli affidamenti». In quest'ottica appare anche necessario, per la norma, individuare ambiti di servizio compatibili con le caratteristiche della comunità locale. Inoltre, se per la realizzazione di grandi opere infrastrutturali è prevista l'esecuzione da parte delle amministrazioni comunali delle cosiddette «opere compensative», la norma chiede che si favorisca la partecipazione ai lavori delle micro e piccole imprese. Si pone infine l'accento su un divieto peraltro di carattere generale e già desumibile dalla giurisprudenza consolidata: richiedere alle imprese concorrenti requisiti finanziari sproporzionati al valore dei beni e dei servizi oggetto di gara. L'articolo 11 stabilisce inoltre che le stazioni appaltanti debbano vigilare «sulla corretta corresponsione, da parte degli appaltatori, dei pagamenti ai subappaltatori nei vari stati di avanzamento dei lavori», anche in questo caso a tutela indiretta delle piccole e medie imprese che intervengono a valle della commessa principale. Dal punto di vista della documentazione da presentare in gara il testo approvato stabilisce che siano chiesti i documenti a comprova dei requisiti soltanto all'impresa aggiudicataria (se di piccole dimensioni), con la previsione dell'esclusione per tre anni dalle gare se quanto dichiarato in gara non viene poi provato. Infine la norma obbliga ogni prefettura territorialmente competente a predisporre white list di imprese e fornitori «contenenti l'adesione, da parte delle imprese, a determinati obblighi di trasparenza, di tracciabilità dei flussi di denaro, di beni e servizi».

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