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Detrazioni, limiti non permanenti

del 02/10/2010
di: Franco Ricca
Detrazioni, limiti non permanenti
La norma transitoria della sesta direttiva Iva del 1977, in materia di limitazioni del diritto alla detrazione, non autorizza lo stato membro a mantenere un divieto di carattere generale, quale quello riferito a tutti i servizi il cui prezzo è pagato direttamente o indirettamente a soggetti stabiliti in cosiddetti «paradisi fiscali», pur se preesistente alla direttiva stessa. Le limitazioni consentite, infatti, devono risultare compatibili con la precedente direttiva del 1967 (seconda direttiva Iva), che all'art. 11 prevedeva che gli stati membri potessero escludere dal sistema delle detrazioni taluni beni e servizi suscettibili di essere utilizzati, in tutto o in parte, per soddisfare i bisogni privati del soggetto passivo o del suo personale. Lo ha dichiarato la Corte di giustizia Ue nella sentenza 30/9/2010, C-395/09. La pronuncia è stata sollecitata dal rinvio pregiudiziale dei giudici polacchi, che avevano chiesto di sapere se la norma nazionale che esclude il diritto alla detrazione dell'Iva sugli acquisti di servizi per i quali il pagamento del corrispettivo è effettuato direttamente o indirettamente ad una persona stabilita in un paese considerato a regime fiscale privilegiato, già in vigore al momento dell'adesione della Polonia all'Ue, fosse conforme alla normativa comunitaria sull'Iva. La questione, osserva la Corte, è volta a conoscere se l'art. 17, n. 6, della VI direttiva (ora art. 176 direttiva 2006/112), che autorizza temporaneamente gli stati membri, fino a quando la materia non sarà armonizzata dal consiglio, a mantenere la propria legislazione in materia di esclusione del diritto alla detrazione vigente al momento dell'entrata in vigore della sesta direttiva, legittimi la suddetta limitazione prevista dalla norma polacca. Al riguardo, la Corte ricorda di avere dichiarato che il regime derogatorio di cui all'art. 17, n. 6 della VI direttiva, nell'autorizzare il mantenimento delle esclusioni dal diritto alla detrazione, presuppone che si tratti di esclusioni legittime in base alla seconda direttiva del 1967, la quale prevedeva, all'art. 11, che gli stati membri potessero escludere «taluni beni e servizi, segnatamente quelli che sono suscettibili di essere utilizzati in tutto o in parte per soddisfare i bisogni privati del soggetto o del suo personale». La facoltà concessa dall'art. 17 della sesta direttiva, infatti, non concretizza un potere discrezionale assoluto di escludere tutti o quasi tutti i beni e servizi dal diritto a detrazione; non può, quindi, legittimare esclusioni generali e non esonera gli stati membri dall'obbligo di precisare sufficientemente la natura o l'oggetto dei beni e dei servizi per i quali è escluso il diritto a detrazione. Trattandosi, inoltre, di un regime derogatorio, esso va interpretato restrittivamente. Tanto precisato, al fine di valutare la compatibilità con detto regime derogatorio della norma polacca, la corte osserva che essa costituisce una misura di carattere generale, che limita il diritto alla detrazione dell'Iva per qualsiasi acquisto di servizi importati il cui prezzo è direttamente o indirettamente pagato ad una persona stabilita in un c.d. «paradiso fiscale». Tale norma comporta quindi una limitazione del diritto alla detrazione che eccede quella autorizzata all'art. 17, n. 6, della sesta direttiva, avendo la corte già dichiarato che detta disposizione non consente agli stati membri di mantenere esclusioni del diritto alla detrazione applicabili in maniera generale a qualunque acquisto di beni o servizi. Esclusioni del genere non possono neppure essere giustificate con l'esigenza di prevenire le frodi, poiché le disposizioni eccezionali dirette a realizzare tale obiettivo devono essere specificamente autorizzate dall'Ue.

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