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L'Accertamento con adesione, l'Iva da sola non basta

del 02/10/2010
di: La Redazione
L'Accertamento con adesione, l'Iva da sola non basta
L'accertamento con adesione Iva non è una prova sufficiente dei maggiori redditi dell'azienda ai fini delle imposte se questa ha documentato che i costi in bilancio bollati dal fisco come fittizi sono in realtà veri. È quanto affermato dalla corte di cassazione che, con la sentenza n. 20529 del 1 ottobre 2010, ha accolto il ricorso di un'azienda, una gioielleria, che aveva contestato l'accertamento Irpeg. In particolare la società era finita nel mirino della guardia di finanza che aveva redatto un processo verbale di constatazione insufficiente a sostenere la contestazione di un maggior reddito. Per questo il fisco aveva assunto come prova un accertamento con adesione ai fini Iva. Ma non solo. Durante il processo erano stati contestati all'azienda una serie di costi «fittizi», secondo l'amministrazione. Questa, tuttavia li aveva documentati. La Ctr di Milano le aveva comunque dato torto. La cassazione ha invece ribaltato la decisione sostenendo che se la società aveva documentato i costi, al di là dell'accertamento con adesione dell'Iva (che pur rappresenta un certo volume d'affari), il giudice avrebbe dovuto valutare questa circostanza. In particolare gli Ermellini hanno motivato che «l'accertata esposizione in bilancio, da parte di società di capitali, di costi fittizi è di per sé sufficiente a fare presumere l'esistenza di un maggiore reddito imponibile in misura pari ai costi falsamente dichiarati, senza alcuna necessità per l'amministrazione finanziaria di dimostrare che dal maggiore reddito siano derivati maggiori utili distribuibili ai soci, e ferma restando la possibilità per il contribuente di fornire prova contraria». Infatti nel caso in esame, ha sottolineato Piazza Cavour, l'appello della società conteneva dei documenti attestanti i costi esposti in bilancio e che, dice ancora la cassazione, avrebbero dovuto essere valutati dalla commissione tributaria regionale della Lombardia. Ora la decisione è stata rimessa nuovamente ai giudici di merito per l'appello bis. Questa volta non potranno legittimare o meno l'accertamento fiscale esclusivamente sulla base dell'accordo intervenuto fra contribuente e fisco ma dovranno analizzare tutti i documenti riguardanti i costi. La procura generale della cassazione aveva sollecitato, invece, una soluzione opposta rispetto a quanto stabilito dalla sezione tributaria. Aveva cioè chiesto di respingere il ricorso della gioielleria di Milano.
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