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Montante contributivo, via alla rivalutazione

del 01/10/2010
di: Gigi Leonardi
Montante contributivo, via alla rivalutazione
Euro 516,46 (un milione delle vecchie lire) di contribuzione accantonata nell'anno 2009 utile per il nuovo calcolo della pensione con il sistema contributivo (introdotto dalla legge n. 335/1995, riforma Dini), nel 2011 valgono 526 euro. Ciò grazie alla variazione media del prodotto interno ordo (pil) nominale, verificatasi nell'ultimo quinquennio; dato indicato dall'Istat e dall'Inps nel messaggio 24433/2010. Parliamo quindi del sistema di calcolo delle pensioni destinate ai giovani, ancora lontani dal traguardo, ma che nel frattempo coinvolge anche l'ampia schiera di pensionati che arrotonda l'assegno mensile, ormai completamente affrancato dal divieto di cumulo, con l'attività di consulenza e la conseguente iscrizione alla gestione separata Inps.

In seguito alla riforma Dini (art. 1, commi 6,12 e 13, della legge n. 335/1995), il sistema di calcolo della pensione si differenzia a seconda dell'anzianità contributiva maturata alla data del 31 dicembre 1995:

  • per chi può contare su almeno 18 anni di contributi si applica il criterio retributivo, legato alle retribuzioni dell'ultimo periodo lavorativo;

  • per chi ha meno di 18 anni di contributi, il criterio utilizzato è misto, e cioè retributivo, per l'anzianità maturata sino al 31 dicembre 1995, e contributivo per i periodi di attività successivi al 1° gennaio 1996;

  • per i nuovi assunti, dopo il 1° gennaio 1996, si applica invece il solo criterio contributivo, strettamente collegato al valore della contribuzione versata.

    I maggiori interessati al nuovo criterio di calcolo della rendita sono i giovani. Il meccanismo del metodo contributivo è abbastanza semplice. Tre i parametri cui fare riferimento: la retribuzione, la cosiddetta aliquota di computo e il coefficiente di trasformazione del montante contributivo. In poche parole, con il versamento dei contributi il lavoratore accantona il 33% (aliquota di computo dei dipendenti) della propria retribuzione. Il conto contributivo viene rivalutato annualmente sulla base della dinamica quinquennale del pil. Alla data del pensionamento, al montante accumulato, la sommatoria dei versamenti effettuati e rivalutati, si applica un coefficiente di conversione correlato all'età, coefficienti che in base alla cosiddetta riforma del Welfare, legge n. 247/2007, sono stati rivisti in diminuzione proprio a partire da quest'anno: al 4,798%, per chi sceglie di lasciare il lavoro a 60 anni, al 5,093% per chi resiste fino a 62 anni e al 5,620% per chi decide di arrivare fino a 65 anni. Il montante si ricava applicando alla base imponibile (retribuzione o reddito) l'aliquota di computo: 33% per i lavoratori dipendenti, 20% per gli autonomi e quella prevista tempo per tempo per i co.co.co. iscritti alla gestione separata Inps. La somma così ottenuta si rivaluta su base composta al 31 dicembre di ogni anno, con esclusione della contribuzione dello stesso anno, al tasso di capitalizzazione dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (pil) nominale, calcolato dall'Istat. Con la nota di ieri l'Inps ha comunicato il tasso di capitalizzazione per l'anno 2009 (1,017935, media quinquennio precedente), indice utile per rivalutare il montante maturato alla data del 31 dicembre 2009, che con l'aggiunta degli accantonamenti relativi al 2010 e 2011, serve praticamente a liquidare le pensioni con decorrenza 2011.

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