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Il vincolo riduce il registro

del 01/10/2010
di: di Debora Alberici
Il vincolo riduce il registro
Imposta di registro scontata sui terreni che, pur essendo in teoria edificabili secondo il piano regolatore generale, non possano in concreto essere sfruttati a causa dei vincoli legislativi esistenti. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con l'ordinanza n. 20496 del 30 settembre 2010, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle entrate. È successo a Salerno. L'ufficio delle imposte aveva notificato a una coppia un recupero a tassazione per il 2000 su un terreno che, pur essendo inserito nel Piano regolatore generale, era pieno di vincoli. Contro l'atto impositivo i due avevano presentato ricorso alla commissione tributaria provinciale che gli aveva dato torto. Poi le cose erano andate diversamente di fronte alla Ctr della Campania che aveva accolto il ricorso dei contribuenti. Secondo i giudici, infatti, «l'ufficio che aveva proceduto al recupero sulla base del valore del terreno ceduto accertato ai fini dell'imposta di registro, non aveva dato prova della corrispondenza tra il prezzo conseguito ed il valore venale accertato ai fini dell'imposta di registro». Contro questa decisione il fisco ha presentato ricorso in Cassazione ma senza successo. La sezione tributaria lo ha respinto chiarendo che «l'ufficio aveva dedotto il maggior prezzo in forza di un mero richiamo all'accertamento operato ai fini dell'imposta di registro senza tuttavia allegare il relativo atto e, soprattutto, dalla perizia giurata depositata in causa emergeva che, pur essendo qualificabile come edificatorio in forza dello strumento urbanistico generale, vi era la concreta impossibilità di procedere a qualsivoglia sfruttamento ai fini edificatori del terreno di cui si tratta, stanti i numerosi vincoli legislativi su di esso gravanti». In altri termini, tale situazione avrebbe dovuto essere presa in considerazione dall'Ufficio, atteso che la « valutazione offerta non può prescindere, anzi, deve rappresentare, dalla concreta utilizzabilità del bene, coincidendo il valore di mercato proprio con quanto un ipotetico acquirente potrebbe essere disposto a pagare per acquisire la proprietà del bene posto in commercio «, arrivando per questa via alla conclusione che la valutazione del terreno effettuata dall'ufficio, non avendo tenuto conto di queste circostanze, era ingiustificata.

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