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Auto elettriche contro le emissioni

del 29/09/2010
di: Pagina a cura di Renato Narciso
Auto elettriche contro le emissioni
Il 5 ottobre presso la sede parlamentare di palazzo Marini in Roma, si terrà un incontro promosso da FareAmbiente - Movimento ecologista europeo per la presentazione della proposta di legge numero 3553 del 17 giugno 2010 riguardante la promozione e la diffusione dell'auto elettrica in Italia. Primo firmatario della legge Agostino Ghiglia, capogruppo Pdl in commissione ambiente della camera dei deputati. Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente e promotore di questo incontro si dice molto soddisfatto in quanto spera che l'arrivo sul mercato di auto non inquinanti contribuisca alla diminuzione di polveri sottili nell'aria, specialmente di quella delle grandi città, visto che secondo dati forniti dall'organizzazione mondiale della sanità, queste provocano circa 8 mila morti l'anno solo in Italia.

«La nostra battaglia a incentivare l'elettrico», ha dichiarato Pepe, «porterà alla diminuzione dei veleni scaricati nell'aria, dell'anidride carbonica e quindi, si spera, anche a una diminuzione dell'effetto serra. L'installazione delle colonnine per le ricariche faciliterà il rifornimento di energia elettrica da parte degli automobilisti, di questa lodevole iniziativa siamo molto grati ad Agostino Ghiglia che si sta battendo affinché sia approvata la legge».

Domanda. Presidente Pepe, ma in Italia non sembra si faccia molto per ridurre la dipendenza energetica dagli idrocarburi…

Risposta. Non si fa quasi nulla a dire il vero. Anzi, mi sto convincendo sempre più che in giro c'è solo tanta demagogia, anche riguardo al nucleare. Beninteso noi siamo contro gli idrocarburi per i motivi di cui sopra, purtroppo non credo esista la ricetta magica per uscire da questa situazione. Bisognerebbe lavorare per contenere e ridurre al massimo le loro emissioni.

D. E in che modo?

R. Puntando su un mix di produzione, sull'eolico che già prende piede, sul solare che andrebbe tanto incentivato e sul nucleare di cui si parla tanto ma si fa tanto poco.

D. Si spieghi meglio.

R. Mi sto convincendo sempre più che tale forma di energia sono davvero in pochi a volerla, Berlusconi, Letta e qualche altro. Poi tutti hanno paura di sporcarsi le mani su un argomento che l'ambientalismo demagogico italiano, spesso ideologicamente vicino alla sinistra e la stessa sinistra politica, hanno sempre demonizzato. Eppure quasi tutti i maggiori scienziati italiani sono per un ritorno al nucleare, perché è eticamente inaccettabile essere contro la produzione di energia nucleare e poi acquistarla da paesi di mezz'Europa, è eticamente scorretto demonizzare le centrali atomiche e poi realizzarle 100 chilometri oltre il confine nazionale. Se davvero si è contro il nucleare, allora bisogna essere coerenti. Rinunciare al nucleare anche da subito, da domani, dal prossimo mese si può. Bisogna smettere di importarlo da paesi terzi. Se proprio si ritiene che sia una cosa inaccettabile si rinunci anche all'uso. Si produca più energia elettrica con l'eolico o con il solare, se ci si riesce, e piantiamola di consumare energia prodotta da centrali atomiche estere e se proprio non si riesce a sostituirla questa energia atomica importata, allora è tempo che gli italiani imparino a risparmiare e a consumare meno. Ma, ripeto, è fuori da ogni logica ed etica opporsi alla produzione di energia atomica e poi non avere remore a consumarla. Sono i risultati di un ambientalismo dal pensiero unico, dalla politica di una certa sinistra, della falsità e dell'ipocrisia di chi organizza manifestazioni di piazza quando sente parlare di nucleare, fosse anche solo per la realizzazione di un sito di stoccaggio, anche se poi, (aiutatemi a capirlo) vorrei sapere perché queste persone non organizzano le stesse manifestazioni sotto i piloni dell'energia elettrica situati ai confini della nazione per protestare contro il passaggio di energia elettrica prodotta dall'atomo. Ma tali risultati sono, in mia opinione, anche frutto della convenienza di certi ambienti economici interessati e delle industrie che evidentemente non credono di un vero ritorno dell'Italia al nucleare.

D. E come mai?

R. Credo per l'instabilità politica soprattutto. Immagina lei con Di Pietro al governo che fine farebbe questo progetto? La verità che sbraitare contro il nucleare paga in termini di consenso. Ultimamente mi sto convincendo sempre più che dietro a questa campagna mediatica contro una forma di energia comune a tutta Europa, vi siano degli interessi economici fortissimi. Come se ci fosse una specie di lobby economica che abbia interessi di spartizione, l'energia elettrica la si compra da Francia, Svizzera, Slovenia ecc., il petrolio dai paesi arabi e il gas metano dalla Russia. D'altronde tutti coloro che hanno scritto o cercato di combattere per l'autonomia energetica sono sempre morti. Basti pensare a Enrico Mattei, a Pierpaolo Pasolini o al giornalista Mauro De Mauro. In Italia chi dovrebbe investire in formazione e informazione, chi dovrebbe spiegare che il nucleare non è affatto pericoloso come lo si descrive e, di contraltare, rendere noti i danni del petrolio non lo fa.

D. Quindi per uscire da quest'impasse che cosa si dovrebbe fare concretamente?

R. Occorre una seria e netta svolta. Prima cosa cominciare a fare una corretta informazione. A questo proposito FareAmbiente ha scritto una lettera ai dirigenti Rai e ai membri della commissione di vigilanza per protestare contro la trasmissione Presadiretta di domenica 19 settembre che ha demonizzato le centrali atomiche di mezza Europa senza dare la possibilità di replica a nessun nome di spessore. Inoltre il governo dovrebbe capire che la società Sogin, a cui è affidato il «decomissioning» del nucleare italiano, è assolutamente inadeguata a gestire, così come avvenuto per il passato, le nuove problematiche nucleari.

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