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Risparmio idrico solo sulla carta

del 29/09/2010
di: di Carlo Parodi
Risparmio idrico solo sulla carta
Nel libro ottavo delle leggi di Platone (quarto secolo a.C.) si legge: «L'acqua è assai indicata per nutrire gli orti, ma si inquina facilmente: né la terra, ne il sole, né i venti che con l'acqua concorrono al nutrimento dei vegetali che crescono dalla terra si possono facilmente inquinare con i veleni o deviare o rubare, mentre per quanto riguarda la natura dell'acqua è possibile che avvenga tutto questo; ecco perché essa ha bisogno dell'aiuto della legge».

Il ruolo dell'amministratore di condominio a tutela degli utenti gestiti è quello di invocare «il regime dei diritti» con l'obiettivo del risparmio idrico che rappresenta un fine sociale. Il risparmio idrico era la finalità della legge 5/1/1994, n. 36 (cosiddetta legge Galli) che all'art. 5 prevedeva la «promozione dell'informazione e diffusione di metodi e tecniche di risparmio domestico e l'installazione di contatori per misurare il consumo dell'acqua in ogni singola unità immobiliare. Legge Galli poi confluita nel Codice dell'ambiente (dlgs 3/4/2006, n. 152) dove all'art. 146 si sollecita il risparmio idrico con l'installazione di contatori per il consumo dell'acqua in ogni singola unità abitativa.

Sull'argomento il Dpcm 4/3/1996 ha dato particolari disposizioni in materia di «Livelli minimi dei servizi da garantire in termini di misurazioni» (punto 8.2.8): «La misurazione dei volumi consegnati all'utente si effettua di regola al punto di consegna mediante contatori. Dove esistono consegne a bocca tarata o contatori non rispondenti deve essere programmata l'installazione di contatori a norma. Dove la consegna e misurazione sono effettuate per utenze raggruppate la consegna deve essere organizzata a cura e spese dell'utente tramite l'installazione di singoli contatori per ciascuna unità abitativa. È fatto obbligo al gestore di offrire agli utenti l'opportunità di fare eseguire a sua cura dietro compenso e senza diritto di esclusività le letture parziali ed il riparto delle sottoutenze e comunque proporre procedure standardizzate per il riparto stesso».

L'Acquedotto Pugliese e l'ACEAAto2 di Roma sono i fornitori di acqua di oltre il 20% della popolazione italiana (dal Rapporto COVIRI 2009), ma come per tutti gli altri gestori italiani non è possibile conseguire il risparmio idrico a causa soprattutto dell'esistenza delle cosiddette forniture a bocca o luce tarata e del minimo contrattuale impegnato. Una indicativa indagine Nomisma 2002 evidenziava a Milano un consumo per abitante di 268 litri/giorno e a Roma 340, mentre a Vienna il consumo giornaliero era di 150 litri/giorno e a Barcellona di 128 litri/giorno.

Il sistema «a luce o bocca tarata» è del tutto paradossale in termini di spreco della risorsa idrica: l'acqua viene distribuita e raccolta in antigienici cassoni individuali i quali, attraverso una tubazione di troppopieno convogliano direttamente in fogna l'acqua comunque fornita anche in assenza di richiesta da parte degli utenti con ulteriori danni alle tubazioni di scarico a causa della presenza di carbonato di calcio nell'acqua.

A Roma la relazione 2005 dell'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali ha individuato oltre 17 mila bocche tarate che rendono impossibile qualsiasi politica di contenimento dei consumi sollecitandone la sostituzione con impianti a contatore «indipendentemente dalla richiesta da parte dell'utenza». Il Centro Studi Anaci al riguardo ha realizzato a maggio 2007 uno studio su tre trasformazioni effettuate da bocca tarata a contatore documentando riduzioni dei consumi e della relativa spesa per l'utenza di circa il 50%. Anche in provincia di Catania risulta l'esistenza di bocche tarate (SIDRA).

È importante rilevare che il Consiglio superiore di sanità in sede di approvazione del progetto per la costruzione dell'acquedotto del Peschiera evidenziava il 17/6/1937 (!!) che «la distribuzione a bocca tarata non può a lungo sussistere nella Roma di oggi: la costruzione dell'acquedotto mancherebbe di esplicare tutta la sua azione igienico-sanitaria, se non accompagnata dalla riforma del sistema di distribuzione».

Ma l'uso razionale della risorsa idrica non viene completamente perseguito anche con la distribuzione dell'acqua a contatore in quanto con la clausola pressoché generalizzata del «minimo contrattuale impegnato» fatturato anche in assenza di consumi (o di consumi inferiori al minimo) non incentiva l'utente al risparmio in quanto lo stesso è portato a beneficiare anche dei «non consumi» degli assenti.

La circolare ministeriale n. 3559/C del 13/5/2003 ha ribadito l'obbligo del superamento del minimo impegnato negli usi domestici e dell'installazione di contatori per singola unità abitativa, ordinando a tutti i gestori di adeguarsi dal 1/7/2002. Il Cipe poi con delibera 18/12/2008, n. 117, ha richiesto la certificazione che attesti il superamento del minimo impegnato o almeno la comunicazione delle modalità individuate per eliminarlo entro il 31/12/2010.

Il COVIRI ha rilevato una «diffusa attitudine dei gestori ad interpretare le disposizioni del Regolamento di utenza e della Carta dei Servizi in maniera alquanto generica ed approssimativa, soprattutto in ordine agli obblighi di trasparenza dei comportamenti gestionali e a quelli assunti nei confronti del consumatore». Infatti nella Carta dei Servizi dell'ACEAAto2 di Roma viene assicurata la risposta entro trenta giorni lavorativi dal ricevimento della richiesta dell'utente, ma le raccomandate ricevute il 22/6/2005 e 5/9/2005 con le quali è stata richiesta la trasformazione di due utenze idriche condominiali in utenze individuali, attendono ancora risposta.

Il problema della morosità nei confronti dell'Organismo distributore con la possibilità di distacco dell'utenza è stato risolto dalla sentenza delle S.U. Cassazione 8/8/2008, n. 9148 (parziarietà) in quanto il distacco stesso non è ritenuto legittimo se l'amministratore paga parzialmente la fattura emessa segnalando al fornitore le generalità dei morosi affinché possa effettuare direttamente il recupero.

Resta il problema centrale del perseguimento del risparmio idrico al quale ogni cittadino deve essere impegnato, in particolare l'amministratore di condominio nella sua funzione sociale: il Centro Studi Anaci è disponibile a verificare proposte concrete di superamento del minimo impegnato con la revisione della quota fissa, di promozioni per l'eliminazione delle bocche tarate in tempi ragionevoli, di trasformazioni delle attuali utenze a contatore in utenze individuali come indicato dalla normativa da sedici anni.

Uno sforzo particolare ci viene anche «raccomandato» da S. Francesco d'Assisi nel Cantico delle Creature nel quale l'acqua viene definita «umile, casta e… soprattutto pretiosa».

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