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Torna la flagranza differita

del 28/09/2010
di: di Francesco Cerisano
Torna la flagranza differita
La flagranza differita che consente l'arresto dei tifosi entro le trentasei ore dalla commissione di episodi di violenza durante le manifestazioni sportive (quando non è possibile procedere immediatamente all'arresto per ragioni di sicurezza o incolumità pubblica) sarà presto reintrodotta nel nostro ordinamento, visto che il provvedimento che l'ha prevista (dlgs n. 88/2003) ne stabiliva la vigenza fino al 30 giugno. Lo ha annunciato il ministro dell'interno, Roberto Maroni, anticipando che nello stesso testo potrebbe essere inserita la normativa sugli stadi stralciandola dal disegno di legge che si è arenato in commissione cultura della camera per problemi relativi al riparto dei diritti televisivi tra seria A, serie B e Lega Pro. Maroni ha anche fatto il punto sulla tessera del tifoso e si è dichiarato soddisfatto per l'impatto che sta avendo dopo cinque giornate di campionato. «Sta andando molto bene», ha detto, «ci sono oltre 700 mila richieste, superiori alle nostre previsioni, e non ci sono stati incidenti rilevanti, nonostante le minacce messe in atto dagli ultras. I tifosi hanno compreso che è un vantaggio per loro e non una limitazione». La realtà però sembra essere leggermente diversa. Per esempio, i frequentatori degli stadi hanno evidenziato più di uno scricchiolio nel sistema di assegnazione dei posti che sta generando un effetto per certi aspetti paradossale. La mancata sottoscrizione della tessera preclude infatti la possibilità di accedere ai settori riservati alla tifoseria ospite, ma non impedisce l'acquisto di biglietti in altre zone degli impianti. Con tutti i rischi di ordine pubblico che ciò comporta, perché in questo modo le possibilità di venire a contatto con le tifoserie avversarie all'interno degli stadi aumentano. Maroni si difende: «Non possiamo limitare la libertà di movimento dei tifosi», dice. «Stiamo monitorando, se verificheremo che fenomeni di elusione rischiano di riportare la violenza negli stadi interverremo, adeguando il programma, prevedendo ad esempio che tutti coloro che risiedono fuori dalla provincia e dalla città devono avere tessera del tifoso a prescindere del settore in cui hanno il biglietto, ma sono valutazioni che possiamo fare tra qualche mese». La speranza è che ovviamente non si aspettino i primi incidenti per intervenire. Ma di certo, non fa stare tranquilli vedere i tifosi con la tessera (che a rigor di logica dovrebbero essere i meno pericolosi) relegati nei settori ospiti, perquisiti di tutto punto e trattenuti negli stadi mezz'ora dopo la fine della partita, mentre gli ultras radicali (che hanno rifiutato la tessera) sono seduti a diretto contatto con i tifosi avversari e liberi di lasciare gli spalti al fischio finale dell'arbitro. Timori e perplessità che traspaiono in una lettera inviata al sito Dagospia, da un tifoso dell'Inter. «Sono abbonato al terzo anello rosso», scrive Matteo, « e ho dovuto assistere alle due partite in casa insieme alle curve di Udinese (pochi) e Bari (molti). Non potendo andare nel settore ospiti, gli ultras avversari vengono nel nostro settore e poi si riuniscono ricreando la curva; chi va a spiegare a questi che per quei posti altri hanno pagato l'abbonamento? Gli steward, che stanno alla larga? Maroni? Per ora nessun incidente, le partite erano tranquille, ma con Atalanta, Roma, Juve, e altri?... Forse la tessera del tifoso serve a identificare morti e feriti?». Per Maroni la responsabilità di queste vicinanze pericolose tra tifosi di opposte fazioni è solo delle società. E del fatto che nessun club in Italia ha ancora stadi di proprietà.
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