Consulenza o Preventivo Gratuito

Aumenti capitale old style

del 24/09/2010
di: di Fabrizio G. Poggiani
Aumenti capitale old style
Stop all'esercizio del diritto di opzione e, di conseguenza, alla sottoscrizione di nuove azioni proprie in occasione dell'aumento di capitali. E passa dal 10 al 20% del capitale sociale della società controllante, il nuovo limite riferito al valore nominale della partecipazioni reciproche acquistabili dalle società quotate. Ecco alcune delle novità inserite nello schema di decreto legislativo correttivo del dlgs n. 142/2008, di attuazione della direttiva comunitaria n. 2006/68/CE che ha modificato a sua volta la direttiva 77/91/CE, in tema di disciplina delle società per azioni (si veda ItaliaOggi di ieri).

Azioni proprie. Preliminarmente si rende opportuno ricordare che il secondo periodo, del comma 2, dell'articolo 2357-ter c.c., riguarda la procedura di esercizio del diritto di opzione, per la quale il legislatore riformatore ha stabilito che la stessa soggiace attualmente alle condizioni previste dai commi 1 e 2, dell'art. 2357 c.c., con l'estensione prioritaria dei limiti qualitativi disposti, in via generale, per l'acquisto delle azioni proprie e con la necessità di ottenere, al fine di far evitare qualsiasi azione di responsabilità a carico dell'organo amministrativo, di una specifica autorizzazione assembleare, in ossequio alle modalità indicate dal comma 2, dell'articolo 2357 c.c., con i quorum riferibili alle assemblee ordinarie.

La conseguenza è che l'assemblea può attualmente modulare il diritto in termini qualitativi e quantitativi, autorizzando l'organo amministrativo a comprare o vendere azioni proprie, fissando le modalità di esercizio dell'opzione e il numero massimo di azioni o lasciando lo stesso libero di valutare, in completa autonomia, detti parametri, nel silenzio della deliberazione comunque necessaria.

Sul punto, il provvedimento introduce una prima modifica concernente la cancellazione del primo periodo, del comma 2, dell'articolo 2357-ter richiamato che, come anticipato, prevede nella versione attualmente vigente la possibilità, concessa agli amministratori, di ottenere una specifica autorizzazione per l'acquisto e, contestualmente, anche per la successiva vendita di azioni proprie (cosiddetto «trading di azioni proprie»), valida 18 mesi (comma 2, art. 2357 c.c.).

La seconda si inserisce nel medesimo contesto e, mediante la cancellazione del periodo in cui il legislatore riformatore aveva previsto la possibilità, nel rispetto di determinate condizioni (commi 1 e 2, art. 2357 c.c.), che l'assemblea potesse autorizzare l'esercizio totale o parziale del diritto di opzione, ripristina la situazione ante-riforma ovvero reintroduce, di fatto, il divieto di sottoscrizione di azioni proprie da parte dell'organo amministrativo, in occasione dell'aumento di capitali.

Dalla nuova formulazione, infatti, si deduce che, in presenza di obbligazioni convertibili proprie, il diritto di opzione per la sottoscrizione di nuove azioni finirà nelle mani di altri possessori, ancorché siano rispettati i limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili e nonostante le stesse siano interamente liberate.

La modifica introdotta, però, riguarda principalmente le società con azioni quotate in mercati regolamentati che, con tale sistema, possono ottenere una stabilizzazione del prezzo di mercato, nel rispetto del principio di parità di trattamento tra gli azionisti (artt. 92 e 132, dlgs 58/1998 - Tuf.) e della disciplina del market abuse (art. 185, Tuf.).

Partecipazioni reciproche. Un ulteriore intervento è quello che prevede la modifica del comma 3, dell'articolo 2359-bis c.c., concernente l'acquisto di azioni o quote da parte di società controllate (cosiddetto «trading di partecipazioni reciproche»).

Il comma 3, in commento, sarà interamente sostituito, con la conseguenza che si conferma la possibilità di acquisto di dette partecipazioni (azioni o quote) nei limiti indicati al comma 1 (utili distribuibili e riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato) ma per un valore nominale che non potrà eccedere la quinta parte (20%) del capitale sociale della controllante, in luogo della decima parte (10%), in presenza di una società (controllante) quotata in borsa e tenendo necessariamente conto anche della somma del valore delle azioni possedute dalla controllante e dalle controllate.

Per cui doppia e preliminare verifica del rispetto dei tetti indicati, prima di effettuare l'acquisto di partecipazioni reciproche, a presidio dell'emersione di effetti di annacquamento del capitale sociale, con conseguenti alterazioni dei diritti amministrativi, restando totalmente inalterati gli ulteriori commi che impongono, soprattutto, l'autorizzazione dell'assemblea (comma 2), la costituzione di una riserva indisponibile pari all'importo delle azioni o delle quote della società controllante (comma 4), il divieto di esercizio del voto della società controllata nelle assemblee della controllante (comma 6).

vota