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Conciliazione, il Mingiustizia la spunta

del 24/09/2010
di: Gabriele Ventura
Conciliazione, il Mingiustizia la spunta
Il regolamento sulla conciliazione passa l'esame del Consiglio di stato. Dopo le numerose critiche di Palazzo Spada all'elaborato del ministero della giustizia, infatti, le modifiche apportate dall'ufficio legislativo hanno soddisfatto in buona parte i giudici amministrativi. Che, nell'adunanza del 20 settembre scorso, hanno espresso parere «favorevole con osservazioni» (n. 03640/2010) allo schema di regolamento recante «la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro di organismi di mediazione e dell'elenco dei formatori per la mediazione, nonché l'approvazione delle indennità spettanti agli organismi». Vediamo le motivazioni e le reazioni dell'avvocatura, che sta protestando a viva voce contro la mediaconciliazione obbligatoria.

Il parere

Dopo il parere interlocutorio del 26 agosto scorso (si veda ItaliaOggi del 17 settembre scorso), il ministero della giustizia ha inviato al Consiglio di stato una relazione fugando in parte le perplessità dei giudici. In particolare, sulla mancata effettuazione sia della verifica di impatto della regolazione settoriale precedente, sia dell'analisi di impatto della nuova, sulla «contraddittorietà e la scarsa chiarezza nella individuazione delle strutture di mediazione della cui iscrizione si tratta» e sulla «mancata indicazione dei requisiti degli organismi che siano articolazioni interne di enti nonché la definizione del loro rapporto con gli enti stessi dal punto di vista strutturale e finanziario, in modo da garantire l'autonomia formale e sostanziale dell'articolazione». Nel merito, soddisfa Palazzo Spada la modifica introdotta nel comma 1 dell'art. 4 («Criteri per l'iscrizione nel registro»): «Essa elimina», si legge nel parere, «l'antinomia con la definizione di «organismo» prevista nell'articolo 1 e soprattutto chiarisce quali sono le strutture che vanno iscritte nel registro». Si tratta o di articolazioni interne di enti, normalmente preesistenti e aventi evidentemente scopi di più ampia portata, ovvero di «organismi» costituiti con lo scopo precipuo della mediazione. Quanto a questi ultimi, i giudici prendono atto della scelta di confermare l'opzione già prevista nel regolamento n. 222 del 2004 di ammettere la possibilità di una entificazione di organismi nati ad hoc. Per quanto riguarda invece gli importi delle indennità spettanti agli enti non pubblici e ai loro organismi, il Cds rileva che «l'affermazione della relazione secondo cui l'iscrizione nel registro comporterebbe anche l'approvazione delle tariffe (ai sensi del comma 1 dell'articolo 5) come preteso dal legislatore, e che quindi non sussisterebbe il contrasto evidenziato nel parere, non appare idonea a risolvere la questione». Mentre sugli enti di formazione i giudici si limitano a prendere atto delle argomentazioni che «giustificherebbero la limitazione della iscrizione alle sole persone giuridiche».

Le reazioni

Contraria al parere di Palazzo Spada l'avvocatura. «Il Consiglio di stato», afferma il presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla, «ha fatto 100 passi indietro. Il regolamento non andava approvato». De Tilla ha poi commentato le dichiarazioni, in materia di conciliazione, rilasciate a ItaliaOggi da Augusta Iannini, capo dell'ufficio legislativo di Via Arenula (si veda ItaliaOggi di ieri). «Non sono d'accordo sul fatto che la conciliazione debba essere obbligatoria per inculcarne la cultura», ha detto, « l'assorbimento culturale deve essere infatti opzionale, altrimenti si tratta di coercizione. E costringere gli avvocati significa al contrario inculcare in loro un sentimento di reazione» .

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