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Ammorbidito l'abuso di diritto

del 23/09/2010
di: pagina a cura di Debora Alberici
Ammorbidito l'abuso di diritto
La Cassazione frena sull'elusione fiscale. L'amministrazione finanziaria non può contestare alle aziende un abuso di diritto se, pur avendo provato la deviazione «dagli schemi contrattuali tradizionali», non abbia però «documentato» il vantaggio fiscale.

Lo ha stabilito la Suprema corte che, con la sentenza n. 20030 del 22 settembre 2010, ha dato torto all'Agenzia delle entrate che aveva notificato un accertamento a un allevatore che, per evitare il prelievo comunitario sulle quote latte, aveva «simulato dei contratti di soccida con altri allevatori».

Dunque se da due anni a questa parte si è parlato prevalentemente di un solo paletto all'abuso del diritto, che negli ultimi mesi ha colpito tanto i contratti atipici quanto quelli tipici, la sentenza depositata ieri sembra affermare un limite più stringente alle possibili contestazioni del fisco. E dunque d'ora in avanti l'amministrazione, oltre a dover provare quale sarebbe stata l'operazione finanziaria valida al posto di quella invalida, dovrà anche «documentare» il risparmio di imposta.

Il principio affermato dalla sezione tributaria, a prima vista ripercorre quello generale sull'elusione. Ma in sentenza c'è di più. Infatti la Cassazione dopo aver richiamato una serie di precedenti ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle entrate perché non ha «documentato» il risparmio fiscale.

«Nulla viene specificamente dedotto né documentato», si legge in sentenza, «dall'Agenzia in ordine al vantaggio fiscale che sarebbe derivato alla società accertata dalla descritta manipolazione degli schemi contrattuali classici. Mentre è pacifico tra le parti che la stessa sia stata adottata al fine economico/amministrativo di giustificare la diversa allocazione della produzione, onde evitare il prelievo comunitario (gravante sul produttore/soccidario, in caso di sfioramento della sua quota). La parte erariale ha esclusivamente dedotto la scarsa economicità dell'operazione per il soccidante e l'inadeguata prova dell'inerenza dei costi verso il soccidario oggetto di deduzione, ma si tratta di elementi che trovano fondamento nelle pattuizioni contrattuali, la cui abusività ai fini fiscali non è stata, come si è detto, specificamente dedotta né asseverata in forza di altri elementi, né corroborata dall'accertamento di vantaggi fiscali abusivi da parte degli allevatori/soccidari».

Con questa sentenza i paletti all'elusione fiscale salgono a quota due. Il primo (sentenza n. 1465 del 2009) era stato sancito dalla Corte di cassazione subito dopo la pronuncia della Sezioni unite (sentenza 30057 del 2008) che ha aperto ufficialmente la cosiddetta questione dell'abuso del diritto. Ma allora la Cassazione aveva motivato diversamente gli obblighi del fisco concentrandosi prevalentemente sugli schemi contrattuali messi in atto e sull'evoluzione del quadro giuridico, nonché sulle ragioni di convenienza che non si fermano al perimetro della singola impresa.

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