Il redditometro che verrà, dunque, conterrà nuovi e raffinati meccanismi di stima per passare da elementi di spesa certi a «una sfilza di spese significative individuate in modo ragionevole». Attualmente, ricorda Magistro, «lavoriamo su circa cento elementi di spesa», però va fatta l'induzione; sotto la lente delle Entrate c'è un campione di «800.000 contribuenti, differenziati per nucleo familiare ed area geografica», perché occorre «distinguere chi ha tre figli da chi è single, così come chi vive in una metropoli rispetto a chi risiede in provincia». Il cantiere sul nuovo strumento per l'accertamento, ricorda, era stato aperto prima del varo del decreto legge 78, perciò «ci siamo trovati a dover correggere il tiro, applicandoci dal periodo d'imposta dal 2009 in avanti». La scommessa delle Entrate è sulla «massima efficacia» con «importanti clausole di garanzia, poiché il contraddittorio e l'interlocuzione con il contribuente sono fondamentali». Un'iniziativa che «deve essere improntata alla prevenzione» dell'evasione, e che rappresenterà «un'arma per il consulente che, laddove trova il cliente riottoso ad accettare i consigli, può preannunciargli che si troverà sicuramente davanti ad un accertamento sintetico». C'è spazio anche per una delucidazione importante: il ripristino delle fideiussioni nell'accertamento con adesione è un errore che verrà prontamente corretto (si veda altro articolo in pagina) e, nell'attesa della correzioni, la garanzia bancaria non sarà richiesta ai contribuenti, afferma Magistro, rassicurando i professionisti sulla norma, in vigore dal 19 settembre, del dlgs sul credito al consumo che ha modificato la disposizione che prevede l'obbligo di presentare una fideiussione per le adesioni sopra i 50.000 euro (si veda ItaliaOggi di ieri). «Ho dato disposizione ai nostri uffici di non chiedere la garanzia, magari di tenere sospesa la cosa nei tempi di approvazione di questo emendamento che sono brevissimi, in modo da non stressare i contribuenti», ha chiarito Magistro. Gerardo Longobardi, presidente dell'ordine dei dottori commercialisti della Capitale, sottolineando che non sono i professionisti a consigliare l'evasione, ha invece evidenziato che «la categoria deve camminare a testa alta», perché le poche «mele marce» «io le conosco soltanto attraverso le carte, quando cioè avviamo provvedimenti disciplinari, pesanti e forti, non solo verso chi ruba al proprio cliente, ma anche nei confronti di chi ruba all'Erario». Quanto al redditometro, Longobardi preferisce affidarsi ad una celebre canzone di Lucio Battisti: «Lo scopriremo solo vivendo», sorride. A giudizio di Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle Entrate, al di là dei sempre più sofisticati strumenti di accertamento di cui si dispone, deve penetrare nel Paese un «cambiamento culturale forte», ossia deve attecchire il concetto che «se non si pagano le tasse, si fanno meno scuole e ci saranno meno servizi» per il cittadino. Il numero uno dell'Agenzia, poi, ha osservato con amarezza: «quando sento dire che l'evasione è ''sbalorditiva''», sembra quasi si tratti di un fenomeno «che sta nel giardino del vicino». La presenza al convegno di Fabrizia Lapecorella, direttore generale del ministero dell'Economia, ha infine indotto Paolo Moretti a chiedere una ''intercessione'' presso il ministro Tremonti a nome dei commercialisti per «semplificare le normative, perché abbiamo una vita impossibile, con l'aggiornamento costante delle leggi». Lapecorella ha difeso invece il dl 78 («una manovra coraggiosa e giusta»), evidenziando i «dati confortanti» delle entrate tributarie nel 2010.
