Consulenza o Preventivo Gratuito

La consulenza resta libera

del 21/09/2010
di: La Redazione
La consulenza resta libera
Ha creato allarme l'articolo pubblicato il 3 settembre su Italia oggi sotto il titolo «Sulle professioni l'Ue cambia idea», con le dichiarazioni della presidente del Cup, Marina Calderone. Riportiamo alcune sue affermazioni:

«Penso che dal 2007 a oggi le cose siano cambiate. Ritenevamo forzata l'interpretazione della direttiva qualifiche sulle associazioni. Ma con la direttiva servizi credo che si possa dire chiuso questo capitolo del riconoscimento. Gli Ordini hanno sempre sostenuto che il dlgs in questione creasse molta confusione, inserendo nel sistema giuridico una sorta di regolamentazione surrettizia dei lavoratori privi di albo. Se quel sistema, che mi pare oggi finalmente superato, andasse a regime si creerebbe un mercato distorto. perché un giovane dovrebbe scegliere di iscriversi ad un ordine, che comporta il possesso di una laurea, un periodo di pratica ed un esame di stato, piuttosto che ad una associazione dove non serve l'abilitazione»

A seguito poi dell'affermazione dell'intervistatore, secondo il quale «Resta pur sempre in piedi il principio che tutte le attività non riservate sono libere», la stessa ha sostenuto «Non ho mai creduto a questo principio. Sono poche le professioni che hanno delle attività riservate. Ma gli iscritti agli albi ne svolgono moltissime altre per le quali hanno studiato e fatto una regolare pratica prima di affrontare il mercato. Per fortuna, l'Europa che ha sempre spinto tanto sulla libera concorrenza con la direttiva servizi ha detto chiaramente che per professione regolamentata si intende un'attività professionale riservata o non riservata. Mi pare chiaro, alla luce dell'articolo 8 del dlgs 59/2010, che la norma abbia inserito nell'ordinamento un principio che elimina ogni sorte di confusione: le attività non riservate svolte dagli iscritti ad un ordine sono tipiche di quella professione. E non possono essere riconosciute ad alcuna associazione». Ancora una volta dobbiamo sottolineare, afferma il presidente dell'Ancot Arvedo Marinelli, con grande stupore e rammarico, come al fine di difendere posizione ideologiche si arrivi a stravolgere la realtà giuridica e ad attaccare gratuitamente le associazioni professionali.

Lascia sgomenti quanto sostenuto dalla stessa Calderone circa il principio per il quale tutte le attività non riservate dalla legge siano libere? Inoltre sostiene di non aver mai creduto in tale principio. A tale proposito, va sottolineato che l'assunto contestato dalla Calderone è stato chiarito con precisione dalla Corte Costituzionale in più occasioni, e poi ribadito dalla Magistratura. In particolare, per quel che concerne, la professione di consulente fiscale e tributario, è oramai dal lontano 1996 che la Corte costituzionale (Sentenza n. 418 del 27/12/96) ha avuto modo di affermare che l'esercizio di tale attività è libero e non riservato in via esclusiva a chicchessia. Sulle stesse posizioni si pongono anche le pronunce della Suprema corte (si veda da ultimo Sentenza n. 14085/10).

Sembra quindi che il presidente del Cup non crede nei principi e negli orientamenti della Consulta e della Cassazione. Ogni ulteriore commento appare superfluo. Inoltre, non corrisponde al vero quanto sostenuto dalla stessa che asserisce che l'Unione europea avrebbe cambiato idea sulle professioni, considerando come regolamentate le attività professionali sia riservate che non riservate.

Ed infatti, la tanto citata, spesso a vanvera, direttiva sui servizi n. 2006/123/Ce, all'art. 4, n. 11), testualmente recita: «Professione regolamentata: un'attività professionale o un insieme di attività professionali ai sensi dell'art. 3, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2005/36/Ce». Il dlgs n. 59/2010, che ha recepito tale direttiva, all'art. 8, comma 1, lettera m), definisce professione regolamentata «un'attività professionale o un insieme di attività professionali, riservate o non riservate, ai sensi dell'art. 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206». Dal semplice raffronto letterale dei testi, risulta evidente come ad aver cambiato idea non sia certo stata l'Unione europea, e come invece sia stato il legislatore italiano ad aver incautamente creato una nuova definizione di professione regolamentata, non corrispondente ai principi dell'ordinamento e a quanto sostenuto dalla giurisprudenza. Infatti, dirimente al riguardo è quanto affermato dal Tar Lazio nella nota sentenza n. 3122/09, dove l'Ill.mo giudice amministrativo ha definitivamente chiarito che: «a) le attività tipiche svolte dai dottori commercialisti e dagli esperti contabili non sono espressamente riservate loro dalla legge, il che rende possibile la presenza di associazioni i cui iscritti svolgono una o più di quelle attività»; b) la natura di professione regolamentata in Italia sembra configurarsi solo per le attività per le quali sussiste una riserva di attribuzione in favore degli iscritti in albi professionali, le attività non riservate in via esclusiva agli iscritti non possono ritenersi afferenti a una professione regolamentata, per cui il relativo Ordine, non è per ciò solo legittimato ad intervenire nel procedimento sulle ipotesi di piattaforma regolamentata, ma è soggetto,, come ogni altra associazione relativa a quella professione non regolamentata, alla disciplina prevista in linea generale per le professioni regolamentate».

È evidente pertanto come tutto il ragionamento del presidente del Cup Marina Calderone sia frutto ancora una volta di posizioni strumentali e corporative.

vota