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Legali in agitazione

del 21/09/2010
di: di Gabriele Ventura
Legali in agitazione
Avvocatura e governo allo scontro frontale. La categoria unita ha scelto la linea dura della protesta pubblica per invocare risposte concrete da parte della politica, ormai da troppo tempo attese, sia sulla riforma della giustizia sia sul riordino dell'ordinamento forense. In questa direzione va infatti il documento approvato sabato scorso da tutta l'avvocatura, convocata in riunione dal consiglio nazionale forense, e inviato al ministro della giustizia. Che viene invitato a rispondere «a tutte le richieste formulate, che saranno ribadite con manifestazioni di protesta e di proposta che si cumuleranno nel congresso nazionale di Genova del novembre prossimo». Gli esponenti della categoria valuteranno poi, «ad esito di questa sollecitazione, la permanenza del rapporto di fiducia degli avvocati, espressione costituzionale delle istanze di giustizia dei cittadini nelle istituzioni che rappresentano il settore giudiziario. E ciò», continua il documento, «tanto più nella situazione di emarginazione dell'avvocatura dal concorrere a formulare le scelte più appropriate per garantire i principi sui quali si fonda lo stato di diritto». Le richieste, nel dettaglio, sono quelle che l'avvocatura sta portando avanti ormai da tempo. A cominciare dalla mancata approvazione della riforma dell'ordinamento forense, «in assoluta violazione degli impegni assunti dal governo e dal parlamento per conferire rigore, qualificazione ed efficienza nell'esercizio della professione di avvocato». La categoria rileva poi «le gravi carenze nei progetti di riforma della giustizia civile e penale, esaurendosi gli interventi attuati e proposti in maldestri strumenti di sostanziale rottamazione del carico giudiziario senza curarsi dei diritti dei cittadini ad avere una giustizia “giusta”». E ancora, «chiede con determinazione di essere consultata preventivamente come prevede il dettato legislativo su tutte le riforme in atto concernenti la giustizia, in particolare lo smaltimento dell'arretrato, l'assetto ordinamentale del giudice laico, l'accelerazione dei processi e la semplificazione dei riti, le modifiche del codice civile e penale, le modifiche dell'ordinamento giudiziario, le modifiche della Costituzione e delle norme fondamentali dell'ordinamento giuridico». Altro tasto dolente, la media-conciliazione, sulla cui disciplina normativa la categoria «deplora di non essere stata consultata», e protesta contro «la mancata previsione dell' assistenza forense obbligatoria in contrasto con l'art. 24 della Costituzione sugli effetti civilistici del difetto di informativa che esorbitano dalle sanzioni meramente disciplinari». Lapidaria, infine, la dichiarazione rilasciata dal presidente del consiglio nazionale forense, Guido Alpa: «I singoli interventi nella assise sono stati unitari nella diagnosi e nelle iniziative da assumere. La nostra protesta è dettata dall'analisi delle circostanze attuali in cui vediamo una giustizia tradita, a tutti i livelli».
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