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L'azione penale sul filo delle indagini preliminari

del 21/09/2010
di: di Debora Alberici
L'azione penale sul filo delle indagini preliminari
La mancata adozione del provvedimento di riapertura delle indagini preliminari dopo l'archiviazione non solo rende inutilizzabili le indagini successive ma preclude anche al pubblico ministero la possibilità di esercitare l'azione penale. A questa conclusione sono giunte le Sezioni unite penali della Suprema Corte di cassazione che, con la sentenza 33885 depositata ieri, hanno risolto un recente contrasto giurisprudenziale sulle conseguenze della mancata richiesta, una volta archiviata la notizia di reato, da parte del pm, del decreto di riapertura delle indagini preliminari.

Non è la prima volta che la questione approda sul tavolo del Collegio esteso. Già dieci anni fa le Sezioni unite penali di Piazza Cavour, con la sentenza “Finocchiaro” si erano espresse nel senso restrittivo e cioè nel senso di precludere l'azione penale in caso di mancata riapertura delle indagini dopo l'archiviazione. Ma, nonostante questa pronuncia, il contrasto si è ripresentato. In particolare sul punto si fronteggiano due opposti orientamenti. Secondo il primo la mancanza del decreto di riapertura determinerebbe solo l'inutilizzabilità degli atti di indagine ma non impedirebbe al pm di portare avanti l'azione penale. Il secondo, dice invece la riapertura delle indagini senza preventiva autorizzazione non comporta l'inammissibilità della richiesta di rinvio a giudizio ma soltanto l'inutilizzabilità degli atti di indagine eventualmente compiuti successivamente il provvedimento di archiviazione. La prima tesi, maggioritaria, si basa anche su una sentenza della Corte Costituzionale, n. 27 del 1995. Decisione che, a giudizio delle sezioni unite della Suprema Corte, ha delineato “in termini giuridicamente corretti la natura e la funzione del provvedimento di riapertura delle indagini ex art. 414 c.p.p.” Gli Ermellini hanno quindi ribadito che “la mancanza del provvedimento di riapertura delle indagini ex art. 414 c.p.p. determina non solo la inutilizzabilità degli atti di indagine eventualmente compiuti dopo il provvedimento di archiviazione ma anche la preclusione all'esercizio dell'azione penale per quello stesso fatto-reato, oggettivamente e soggettivamente considerato, da parte del medesimo ufficio del pubblico ministero.” Nel caso sottoposto all'esame della Corte, nonostante il principio in linea teorica favorevole all'imputato, è stato respinto il ricorso di due uomini nei confronti dei quali le accuse di estorsione erano state prima archiviate e poi era state ripristinate. Qui, infatti, era stata presentata una nuova denuncia che aveva fatto rivivere il procedimento.

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