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Il collegato lavoro senza segreti

del 17/09/2010
di: La Redazione
Il collegato lavoro senza segreti
Il Collegato lavoro – attualmente in stand-by nel suo lungo iter – ridisegna profondamente le disposizioni in materia di accertamento ispettivo e di apparato sanzionatorio. L'ultima riforma in materia di attività ispettiva, varata nel 2004 col decreto legislativo n. 124, poggiava su due direttrici principali: da un lato, favorire il mantenimento delle condizioni di legalità mediante l'utilizzo di azioni repressive; dall'altro, esercitare una diffusa azione di vigilanza attraverso il miglioramento dei livelli delle verifiche, grazie alla semplificazione dei procedimenti sanzionatori. Questa linea, dalla sua introduzione, ha vissuto numerosi mutamenti, derivati soprattutto dal mutato atteggiamento degli indirizzi operativi: si è puntato essenzialmente su interventi con finalità volte alla «correzione» di condotte illecite piuttosto che sull'apparato sanzionatorio in senso stretto.

E' dunque su questi presupposti che si muovono i principi previsti dal collegato lavoro, che, ricordiamo, si trova ancora in fase di revisione parlamentare, dopo lo stop imposto dal capo dello Stato lo scorso 31 marzo.

Tra le novità vi è senza dubbio la riformulazione della maxi-sanzione sul lavoro nero. In primis, viene sostanzialmente circoscritta l'infrazione sanzionata: non si fa più riferimento all'impiego di lavoratori «non risultanti da scritture o da altra documentazione obbligatoria» ma «all'impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro». Peraltro tale condotta, all'entrata in vigore del collegato, sarà punita se realizzata dal solo datore di lavoro privato, con esclusione del datore di lavoro domestico. La norma così riscritta diventa maggiormente delimitata sul piano del comportamento sanzionato, accogliendo l'evoluzione normativa e di prassi avvenuta in materia negli ultimi anni e puntando sulla mancata comunicazione preventiva di assunzione, quale indice per rilevare il lavoro nero: d'altra parte, in seguito all'introduzione del Lul, le istruzioni ministeriali (tra cui la direttiva Ispezioni del 18/09/2008) si erano già mosse in tal senso.

Nell'individuare invece i soggetti destinatari, dall'ambito di assoggettamento alla maxi-sanzione, sono sottratti i datori di lavoro del settore pubblico e i titolari di rapporto di lavoro con collaboratori familiari. Le conseguenze creeranno notevoli differenze sulle condotte irregolari che saranno rilevate dopo l'entrata in vigore della legge, in base al principio del tempus regit actum, rispetto a quelle accertate in precedenza.

In secondo luogo è stata altresì rimodulata la misura afflittiva della sanzione, attraverso la previsione di una nuova fattispecie da «ravvedimento» nel caso di regolarizzazione tardiva, rispetto all'effettivo inizio del rapporto di lavoro ma comunque antecedente al controllo ispettivo.

In tale ipotesi l'importo della sanzione va da euro 1.000 a 8.000, anziché da 1.500 a 12.000. Inoltre la sanzione aggiuntiva, correlata a ciascuna giornata di impiego irregolare, si riduce da 150 a 30 euro.

Anche l'importo delle sanzioni civili in materia previdenziale, assistenziale ed assicurativa che scaturiscono dalla condotta illecita, prima previsto in un importo non inferiore a euro 3.000 (comminato da ciascun Ente), viene ora maggiorato del 50%. Appare ovvio sottolineare come tale formulazione risulti meno onerosa in caso di condotte riferite a limitati periodi temporali, diventando maggiormente incisiva se correlata a sanzioni civili già di per sé elevate.

Il rivisitato comma 4 dispone poi la non applicazione della maxi-sanzione qualora emerga un comportamento non riconducibile alla mera evasione, vale a dire alla volontà di occultare il rapporto di lavoro. Quasi il voler creare una distinzione tra dolo e colpa, riscontrabile – in base al dettame del nuovo testo – nell'aver comunque assolto adempimenti di carattere contributivo (si potrebbe pensare alla denuncia Uniemens), anche se trattasi di differente qualificazione. Si pensi ad esempio all'utilizzo indebito dei voucher nel lavoro occasionale accessorio.

Uno degli aspetti più interessanti va però individuato nella riformulazione del comma 5 del dl 12/2002, che elimina il periodo dove veniva specificato che, nei confronti della maxisanzione, non era ammessa la procedura di diffida. Sembrerebbe, infatti, combinando anche il disposto dell'articolo 33 del collegato, che – con la nuova stesura – divenga applicabile tale procedura. Se tale tesi fosse confermata, in caso di pagamento entro i 30 giorni dalla diffida stessa, la sanzione non verrebbe più pagata in misura ridotta (3.000 o 2.000 euro a seconda delle due fattispecie «ordinaria» o di «ravvedimento» cui sopra) ma nella misura del minimo.

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